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28/12/2020

2021: fra fusioni bancarie e probabili fallimenti di molte PMI

Il 2021 sta per aprirsi con nuove prospettive di fusione fra le banche e previsioni di probabili fallimenti di molte PMI.

L’una sembrerebbe la conseguenza dell’altra. Le sofferenze bancarie, infatti, risulterebbero inevitabilmente in crescita e quindi si ricorrerebbe ai ripari progettando le fusioni fra i protagonisti bancari. A rimetterci saranno proprio i territori.

Lo vediamo con l’esempio recente UBI-Intesa San Paolo. Ancora non attuata la prevista riorganizzazione, dipendenti incerti sul proprio futuro lavorativo e soprattutto la sofferenza delle Pmi che temono ripercussioni operative inevitabili.

Ogni volta che il comparto bancario si riorganizza ci sono ripercussioni negative sul sistema imprenditoriale, prevalentemente quello di piccole e medie dimensioni, che ha subìto le maggiori ripercussioni dalla crisi Covid-19.

Cosa fare dunque? Come il sistema politico governativo nazionale e regionale può intervenire?

Se lasceremo che il mercato del credito si autoregolamenti in autonomia, dobbiamo essere disposti a correre il rischio dello spopolamento di molti attori della vita economica locale.

Abbandonare, infatti, a se stessi artigiani, piccoli esercenti, ristoratori e baristi significherà segnare la fine di interi comparti economici; quelli costituiti perlopiù da imprese familiari senza ‘paracadute’ sociale.

Se invece siamo consapevoli che l’Italia è anche il paese delle piccole attività spesso strategiche anche per la sopravvivenza dei borghi turistici, allora si presenta impellente la necessità di un intervento legislativo che vada incontro alle esigenze di questa numerosa classe imprenditoriale.

Lasciare da parte delle istituzioni governative che il credito alle Pmi venga gestito da un semplice click di un Pc legato ad un dannato rating significherà essere disposti a far chiudere centinaia di migliaia di attività.

Non credo che sia la strada per far ripartire il Paese. Sarebbe necessario, dunque, strutturare un ‘salvagente statale creditizio’ capace di tutelare il patrimonio economico italiano.

Quello meritevole, quello storico, quello non riproducibile, invidiato da tutto il mondo perché in grado di contribuire a realizzare il nostro ‘made in Italy’.

La soluzione potrebbe essere quella di un ‘fondo sovrano’, già presente in molti altri paesi occidentali e non, in grado di tutelare la nostra economia attraverso garanzie statali trasparenti.

Insomma, il post Covid con tutte le sue incertezze economiche sta per arrivare e non possiamo arrivarci impreparati come nella seconda ondata pandemica!  

#dettofatto di Giovanni Giorgetti

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