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Antiquari d’Italia: «Nuovi investitori e collezionisti, il mercato dell’arte risponde bene alla crisi»

Alessandro Cesati del direttivo dell’AAI: «Gli old masters e la scultura sono in crescita. Chi compra è attento ai nomi e ai soggetti icona, ma serve una riforma per la circolazione all’estero»

Beni rifugio, investimento o nuovo collezionismo. Il mercato dell’arte è in salute, noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Alessandro Cesati del direttivo Associazione antiquari d’Italia.

Le ultime aste parlano di un comparto su cui c'è tanta attenzione, sono investitori o collezionisti? E che tipo di investitori?

«Il mercato dell’arte dimostra ha dimostrato continuamente negli ultimi anni una certa vivacità, a dispetto delle varie ‘crisi’ economiche (e non sollo quella più recente legata alla pandemia) che il mondo ha attraversato e attraversa.

Tra gli acquirenti ci sono ‘investitori’ e cioè persone che puntano soprattutto sulla crescita di valore delle opere che comprano (un atteggiamento che riguarda soprattutto chi compra arte moderna e contemporanea) e anche sempre i cosiddetti ‘collezionisti’, ovverossia persone che comprano non certo con l’intenzione di speculare ma per la gioia di possedere ed eventualmente di tramandare la loro collezione ai discendenti o con l’idea di costituire una fondazione o donare le proprie opere ad un museo».

(Alessandro Cesati, direttivo Associazione antiquari d’Italia)

Quali sono le aree di interesse maggiori? Antico? Mobile, quadri etc? 

«Nel segmento dell’arte antica il settore di maggiore attrazione rimane certamente quello della pittura antica, i cosiddetti old masters, ma appare in costante crescita anche quello delle sculture e degli oggetti d’arte, mentre per ben note ragioni legate all’evoluzione del gusto e delle mode, il settore del mobile negli ultimi anni non ha più quel ruolo così importante che ha avuto in passato».

Gli old masters stanno facendo cifre da capogiro, che lettura possiamo dare? Sono operazioni di mercato? Il vero collezionismo sta morendo o si affaccia una nuova generazione attenta all'antico?

«Sicuramente il collezionismo nel senso tradizionale del termine si è molto evoluto negli ultimi decenni ma non si può certo dire che stia morendo, se guardiamo appunto alle cifre elevatissime raggiunte da certe opere.

Indubbiamente è cambiato il modo di vedere, apprezzare e comprare arte: il collezionista del terzo millennio, ai vari livelli, ha dei connotati diversi rispetto a quello del secolo scorso: è molto più eclettico e trasversale, è meno attento ed interessato alla storia dell’opera che compra mentre è più attratto dall’immagine e dalla rappresentatività della stessa o del suo autore; C’è una ‘nuova generazione’ di acquirenti attenta all’arte antica».

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    Con la pandemia tutto pare essersi spostato on line, con risultati importanti anche nelle piccole aste, cosa chiede la categoria per potenziare fiere, mercati e "botteghe" in presenza?

    «Senza alcun dubbio la pandemia ha indotto il rafforzamento tutte il mercato digitale online, con un immediato e tangibile vantaggio per le case d’aste e un forte indebolimento delle transazioni tradizionali che distinguono e qualificano antiquari e galleristi.

    La quasi totale cancellazione di mostre e fiere d’arte nel 2021 ha rappresentato un vero scacco alle nostre categorie.

    Quello che noi chiediamo - nella speranza che dal 2022 si ritorni pienamente alla normalità – è sostanzialmente che le attività fieristiche e commerciali non subiscano più alcune restrizioni di sorta e che lo Stato magari intervenga anche in modo economicamente tangibile per alleggerire i costi di una ripartenza che si annuncia innegabilmente molto faticosa dopo più di un anno di pesante stagnazione di mercato».

    La legge sul permesso di esportazione "libera" sotto i 13,500 euro appare incompleta, come viene penalizzato il mercato italiano verso l'estero e come fare per accelerare?

    «La nuova soglia di 13.500 per il permesso di esportazione introdotta con la riforma Franceschini è stata senza dubbio un’enorme passo avanti, attraverso il quale si è evidenziata per la prima volta una certa disponibilità del Ministero a dialogare con i vari attori del mercato dell’arte e a tal proposito l’Associazione Antiquari d’Italia ha avuto il grande merito in questi ultimi due anni di tenere sempre vivo il dialogo con le istituzioni su vari temi ed in particolare su quello della libera circolazione delle opere.

    Ciononostante questo importante risultato rappresenta dal nostro osservatorio solo il punto di partenza di una riforma assai più radicale che dovrebbe equiparare l’Italia alle altre nazioni europee dove le soglie di valore son ben più alte, e guarda caso proprio in periodo di pandemia in certe nazioni (vedi la Germania) dette soglie sono state ulteriormente elevate, anche per controbilanciare gli effetti negativi della crisi.

    Il mercato dei galleristi ed antiquari italiani deve buona parte della propria sopravvivenza alla clientela straniera e dunque il nostro grande auspicio è che il Ministero - pur non rinunciando ad una debita azione di controllo - si muova al più presto in modo da semplificare e agevolare tutte le procedure legate alla circolazione dei beni artistici al di là dei confini nazionali».

    Di Luigi Benelli
    (Riproduzione riservata)

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