mer 28 gen 2026

Seguici su:

07/02/2022

Bellandi (Metalmeccanici Confindustria Toscana Nord): «Il decreto taglia-bollette irrilevante. Serve una strategia energetica nazionale»

(Massimo Bellandi, presidente Metalmeccanica Confindustria Toscana Nord)

Il presidente: «I costi comporteranno una contrazione dei margini aziendali. Transizione ecologica, per l’industria essere virtuosi oggi è un costo e non un beneficio e questo è il freno maggiore al processo»

Con aumenti del gas e dell’energia elettrica, anche il settore metalmeccanico sta facendo i conti con i rincari che si ripercuotono sull’intera filiera.

Secondo Centro Studi Confindustria Toscana Nord, il metano, dopo il prezzo di 1,20 euro al metro cubo di dicembre, va verso una media nei primi sette mesi del 2022 superiore a 0,90 euro al metro cubo (negli ultimi 15 anni nei contratti a prezzo fisso è variato da 0,14 a 0,35 euro al metro cubo), mentre per l’energia elettrica il 2021 ha visto costi di 125 euro al megawattora e per il 2022 la previsione è di 214 euro al megawattora, andando poi a scendere negli anni successivi fino agli 93 euro nel 2025.

«In assenza di una vera e seria politica energetica che manca da decenni, il decreto taglia bollette è stato del tutto irrilevante per il mondo industriale» rileva Massimo Bellandi, presidente Metalmeccanica di Confindustria Toscana Nord.

«Nonostante le previsioni indichino un calo dei prezzi energetici, i problemi nel breve termine rimangono».

Presidente Bellandi, quanto pesa sul vostro settore il rincaro delle materie prime?

«Pesa molto e comporterà una contrazione dei margini aziendali. Pesa meno rispetto a settori dove la componente energia rappresenta una quota parte maggioritaria nei costi aziendali, perché è possibile recuperarle in parte con aumenti di listino per il momento accettati dal mercato. 

Ritengo però che più degli aumenti, in questo momento pesino i tempi di consegna di materie prime e componenti, che sono lunghi ed incerti, e la continua rottura della supply chain delle aziende meccaniche».

Il Superbonus del 110% che effetti ha dato?

«Il bonus del 110% per il mercato dell'edilizia e i settori complementari ha dato una grossa spinta alla ripresa post-Covid con un effetto traino importante per tutta l'economia italiana ma che si è portata dietro incongruenze e problematiche.

In particolare, la misura è stata annunciata troppo presto rispetto ai tempi di attuazione e ha richiesto tempo perché fosse definita chiaramente nei dettagli più operativi; inoltre ha scontato l’impennata dei prezzi delle materie prime, che ne hanno sconvolto criteri e prezzi di riferimento.

Il problema è che ha avuto un tempo di applicazione troppo breve, con proroghe parziali decise in extremis. Incentivi di questo tipo dovrebbero avere scenari più lunghi e dare la possibilità di programmare, piuttosto con benefici inferiori ma più duraturi».

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Leggi anche:

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

La convince il Decreto proroga dei mutui?

«Ogni proroga è un problema spostato in avanti, non affrontato e risolto, con il rischio che si accumulino e debbano essere affrontati tutti insieme».

Secondo Lei la formazione scolastica e universitaria è adatta al mercato del lavoro di oggi?

«Quella delle scuole superiori, in particolare di quelle tecniche, non lo è più da oltre 20 anni, per contenuti, ma anche numero di iscritti. 

Quella universitaria, soprattutto delle facoltà scientifiche, secondo me è mediamente buona e non è inferiore a quella di altri paesi.

Dipende molto da università ed università. Viceversa, sono molto scarsi ed insufficiente i rapporti tra il mondo universitario e le aziende, in una situazione di reciproca indifferenza».

Di cosa c’è bisogno per favorire il processo di transizione ecologica?

«La transizione ecologica e la salvaguardia dell'ambiente sono concetti nobili e condivisibili, ma rappresentano ancora qualcosa imposto dall'alto senza che vi sia una reale cultura di fondo e di base.

A livello industriale manca una corretta valutazione dei costi e dei benefici, con la sensazione che saranno molto maggiori gli svantaggi dei vantaggi, perché le diverse parti del mondo si stanno avvicinando a velocità non omogenea.

Per spingere il processo occorre creare una maggiore cultura e averne chiari i vantaggi. Rimane il fatto che oggi essere virtuosi è un costo e non un beneficio e questo è il freno maggiore al processo».

Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 7023475
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com