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23/11/2020

Benaglia (Fim Cisl): ’Ci vorrebbe un Governo che ascolti le parti sociali per poter rilanciare l'economia reale e l'occupazione’

(Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl)

E' il momento della concretezza dei risultati, ma vediamo troppe idee e pochi progetti che arrivano alla fine a essere percepiti dalle imprese e da chi fa economia reale, tra I quali i lavoratori

Quali sono le prospettive dell'economia italiana, alle prese con i contraccolpi dell'emergenza sanitaria, ma con un appuntamento pieno di speranza già fissato con il denaro europeo del Recovery Plan (che però andrà saputo utilizzare)? Noi di ‘CUOREECONOMICO’ ne abbiamo discusso con il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia.

Sono passati pochi giorni dallo sciopero dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto: c'è stato qualche segnale da parte di Federmeccanica?

Noi sappiamo che in questi giorni Federmeccanica sta tenendo delle sue legittime riunioni per valutare la situazione e vedere come operare. Noi siamo in attesa, non abbiamo ancora comunicazioni ma ci attendiamo che con la nostra mobilitazione e le nostre proposte Federmeccanica capisca che è tempo di  chiamarci, e proporci come speriamo nei prossimi giorni una discussione diversa da quella con la quale ci siamo lasciati il 7 ottobre, perché quella del contratto è una questione di stretta attualità”.

Come leader sindacale come vede l'eventualità di un nuovo lockdown generale? La nostra economia può reggerlo?

“Nell'emergenza le disposizioni delle autorità sono importanti, perché non possiamo permetterci chel'epidemia colpisca le comunità, le famiglie e le persone in maniera eccessiva. Siamo tutti preoccupati e siamo tutti attenti. Quindi è giusto vedere quail sono i provvedimenti che permettano di superare questa seconda ondata col minimo dei problemi. Detto questo, per quanto riguarda l'economia, noi siamo convinti che ora siamo molto più attenti alle regole e che sia importante mantenere aperte il più possibile le attività produttive, le attività manifatturiere.

D'altra parte già in questi ultimo mesi, dopo la prima ondata, il sindacato si è rimboccato le maniche per evitare che nelle aziende si sviluppassero focolai. E' la dimostrazione che le Relazioni sindacali contano, soprattutto oggi perché più dialogo c'è tra imprese e rappresentanti sindacali più aiutiamo la ripartenza dell'economia che è fondamentale: non possiamo permetterci di avere un'economia che si stave riprendendo e che torna in ginocchio”.

Che ne pensa dic ome il governo ha cercato di tamponare I contraccolpi economici delle misure di contrasto al virus?

“Il governo si è molto impegnato in misure immediate, I cosiddetti bonus, e di certo è importante mantenere il prolungamento della cassa integrazione. Diciamo che è sicuramente stato capace nei provvedimenti progettuali che hanno permesso di dare delle risposte immediate.

Lo attendiamo ancora alla prova dei fatti però per come si sta muovendo sui provvedimenti che aiutino l'economia a ripartire e a rialzarsi. In particolare il governo è in netto ritardo sulle misure e sulle risorse del cosiddetto Recovery Fund, che devono essere destinate appunto a modernizzare il Paese rendendolo più competitivo e produttivo, a migliorare le competenze dei lavoratori e a fare veramente investimenti strategici. Vediamo discussioni infinite, non vediamo progetti prioritari.

Vediamo troppe voci confuse, e questo non ci piace. Ci vorrebbe un governo più capace di ascoltare le parti sociali per poter mettere in atto concretamente le misure che servono a rilanciare l'economia reale e soprattutto l'occupazione”.

A proposito. La crescita italiana non è esaltante da qualche anno, ma l'export ha tenuto bene. Ritiene che tra le priorità nell'uso dei fondi europei debba esserci una spinta all'ulteriore internazionalizzazione dell'economia italiana?

“Questa è sicuramente la prospettiva da tenere in considerazione: il settore metalmeccanico contribuisce in maniera maggioritaria alla capacità di esportazione della nostra economia che è appunto anche esportatrice.

Io dico che questa è una prospettiva, però dobbiamo diventare capaci di mettere a posto I fondamentali. Penso che dovremmo preoccuparci di creare quelle condizioni che aiutano le imprese a lavorare bene e anche a migliorare la competitività, che deve contare molto di più: meno burocrazia, meno tasse, infrastrutture, competenze dei lavoratori.

Perché questi sono I fattori che hanno permesso ad altre economie europee di essere leader proprio dal punto di vista internazionale. Quindi penso che ci debbano essere dei buoni progetti sui quail spendere quattrini, investimenti e gettito. E' il momento della concretezza dei risultati, ma vediamo troppe idee e pochi progetti che arrivano alla fine a essere percepiti dalle imprese e da chi fa economia reale, tra I quali I lavoratori”.

Di Alessio Garofoli

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