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15/10/2020

Benedetti (Bcc di Pesaro): ’Per il dopo Covid puntare su sviluppo sostenibile e digitalizzazione’

(Paolo Benedetti, Direttore Bcc di Pesaro)

Sarà necessario recuperare un concetto di networking più spinto, con politiche di finanziamento, anche regionali, che siano fortemente orientate allo sviluppo dei fattori innovativi. Noi come industria bancaria dovremo fare la nostra parte, ma sarà necessaria anche una maggiore cooperazione fra tutte le associazioni
di categoria presenti sul territorio

Investimenti, risparmi, mutui e consumi. Tra gli attori economici che più hanno il polso della situazione sul territorio ci sono le banche. Tra queste la Bcc di Pesaro è radicata sul territorio da sempre, così noi di ‘CUOREECONOMICO abbiamo conversato con il Direttore Paolo Benedetti.

Qual è la fotografia dell'economia pesarese che state osservando post covid?

«Il tessuto economico provinciale è caratterizzato da una forte vocazione industriale che pesa quasi un quarto di PIL, che già aveva sofferto negli anni passati di un calo di competitività in merito al settore legno-mobile, mentre era in ripresa quello cantieristico e legato alla meccanica. Ovviamente, la crisi generata dal Covid ha congelato molte delle attività, come è successo a livello nazionale. In questo momento notiamo una lenta ripresa per il settore meccanico, con ordinativi anche esteri dei nostri clienti che sono in parte ripartiti, ma sicuramente siamo ancora ben lontani dalla situazione pre covid. Fortunatamente, ha aiutato un po’ l’estate con il turismo, tanto che abbiamo notato degli impatti anche a doppia cifra nei risultati di alcuni nostri clienti».

E nei prossimi mesi cosa ci attende?

«E’ chiaro che la situazione è abbastanza complicata, anche perché l’elevata incertezza sul prossimo futuro, anche in relazione alla probabile seconda ondata del Covid, sta portando gli imprenditori a rinviare tutte le scelte di investimento e le famiglie a ridurre i consumi in linea generale. Chi ha un reddito fisso sta aumentando la sua quota di risparmio, mentre vediamo un incremento di richieste di finanziamento di soggetti in difficoltà finanziaria, anche in relazione a settori o professionalità che sembravano quasi intaccabili prima del Covid».

Come si stanno muovendo gli imprenditori rispetto al credito?

«Oggi la principale necessità degli imprenditori è quella di finanziare il fabbisogno corrente, quello derivante dalle necessità operative a causa delle problematiche sugli incassi e sulle spese di natura corrente.  Sono poche le iniziative di investimento e quasi sempre sono connesse a misure agevolative a livello statale facenti rifermento al Quadro Temporaneo della Commissione Europea. Oppure legate ad operazioni straordinarie sul capitale delle società. Questo è un classico fenomeno che abbiamo sperimentato anche nelle altre crisi».

E Banca di Pesaro cosa sta facendo?

«Il nostro Istituto ha da subito messo in campo tutti gli strumenti di supporto previsti dalla normativa e dagli accordi di categoria, ad esempio in termini di moratorie. Ma, grazie al nuovo modello relazionale e consulenziale entrato a pieno regime proprio all’inizio dell’anno, siamo stati in grado di intercettare attivamente tutte le esigenze dei nostri clienti, sia retail che corporate, con azioni di sostegno mirate per ogni singolo cliente. La task force messa in campo, ha permesso di dialogare e contribuire a mitigare gli effetti della crisi. In fin dei conti, è proprio questo oggi il ruolo di una banca sul territorio. Il concetto vincente è legato alla conoscenza approfondita del tessuto microeconomico di riferimento e che ci deve mettere in condizione di intercettare i fabbisogni della clientela anche prima che la situazione degeneri. Questa crisi, ha rimesso al centro del dialogo con il tessuto economico proprio il concetto di vicinanza e sta riemergendo il ruolo ed il valore della banca del territorio, sul territorio e per il territorio».

Un nuovo stop all'economia con i vari decreti cosa comporterebbe per le pmi, commercianti e artigiani?

«Io spero che sia veramente l’ultima delle soluzioni. E’ chiaro che non solo la nostra provincia, ma l’intero Paese molto probabilmente non sarebbe in grado di reggere un nuovo lockdown. E questo anche se fosse accompagnato da sussidi temporanei. Questo perché abbiamo visto come la ripartenza dal primo lockdown sia stata molto complessa e lenta a causa dell’interruzione su tutte le catene del valore. Non è come spegnere un interruttore e poi riaccenderlo. Riaccendere un tessuto microeconomico dopo un lockdown è una questione molto lenta e complessa. E questa lentezza oltre che a distruggere valore, distrugge pure professionalità».

Secondo lo studio Svimez il pil delle Marche calerà del 10,6% dopo l'emergenza covid, cosa paga di più la nostra regione e su cosa dobbiamo puntare?

«E’ necessario rivedere sicuramente il concetto delle catene del valore che dovranno essere sempre più incentrate sul nuovo concetto di ecosostenibilità e di digitalizzazione. Da questo punto di vista, la nostra regione è un po' indietro rispetto ad altre limitrofe come l’Emilia Romagna. Sarà necessario recuperare un concetto di networking più spinto, con politiche di finanziamento, anche Regionali, che siano fortemente orientate allo sviluppo dei fattori ecosostenibili e di digitalizzazione. Noi come industria bancaria dovremo fare la nostra parte, ma sarà necessaria una maggiore cooperazione fra tutte le associazioni di categoria presenti sul territorio».

Di Luigi Benelli

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