Bonaccini: «La nostra Data-Valley a disposizione del Paese per nuovi modelli di sanità, ambiente e produzione»

(Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia-Romagna)
Il presidente della Regione Emilia Romagna a CUOREECONOMICO: «Obiettivo: competere con Cina e Stati Uniti. Nel 2022 avremo una crescita superiore ai livelli pre-covid. La partita si gioca sulla qualità, dobbiamo puntare su manifatture, meccatronica, agroalimentare, biomedicale»
Ripartenza, Data Valley e nuovo modello di sviluppo del dopo covid. CUOREECONOMICO ne ha parlato con il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini.
Internazionalizzazione, sostenibilità, digitalizzazione e territorio saranno i temi del prossimo glocal economic forum Esg89 di fine novembre a Roma. Abbiamo volutamente inserito il territorio come fattore vincente e strutturale per la ripartenza del Paese. Che spinta possono dare le regioni e l'Emilia-Romagna come sta reagendo al periodo Covid?
«In Emilia-Romagna la ripartenza è già iniziata. Le previsioni economiche ci dicono che a fine 2022 avremo una crescita superiore ai livelli pre-covid e addirittura alcuni settori centreranno questo obiettivo già entro la fine dell’anno.
Anche l’export conferma numeri ottimi: siamo già oltre il 2019, l’anno record che vide l’Emilia-Romagna prima regione d’Italia per esportazioni pro-capite, come lo è tuttora, davanti a Lombardia e Veneto.
Quando dicevo che saremmo stati in grado di intercettare la ripresa prima e meglio di altri, mi basavo su ciò che vedevo: io giro tanto, visito quasi ogni giorno aziende, industrie e piccoli artigiani e ho sempre sentito molta fiducia nonostante il dramma, pesantissimo, della pandemia.
Questa regione non si è mai fermata e anche adesso che occorre ricostruire raccoglie i frutti di un capitale umano e industriale eccezionale, composto da imprenditori responsabili e maestranze ad alta specializzazione».
Quali sono le direttrici economiche su cui punta l’Emilia Romagna?
«Dobbiamo continuare a investire sui nostri punti di forza: manifatture, meccatronica, agroalimentare, biomedicale. Su internazionalizzazione e innovazione, sulla qualità dei nostri prodotti, che non ha eguali.
Faccio solo un esempio, che però dice molto: la più grande impresa produttrice di auto elettriche cinese, la Faw, e l’americana Silk-Ew, si sono unite per realizzare la prima auto elettrica di lusso al mondo.
Potevano andare ovunque, sono venuti da noi, nella Motor Valley, e ora costruiranno uno stabilimento a Reggio Emilia.
Perché? Ce l’hanno spiegato in pochi secondi: competenze, preparazione e passione non li trovi da nessuna altra parte nel mondo come in Emilia-Romagna, insieme alla capacità di fare sistema fra istituzioni, enti locali e parti sociali».
PNRR, quali investimenti sono prioritari per l'Emilia Romagna?
«Il Pnrr rappresenta un’opportunità senza precedenti per il nostro Paese. Così come in passato l’Europa ha meritato critiche, anche da parte mia, per essersi preoccupata solo dei bilanci e non delle persone, dei vincoli e non di lavoro, crescita e reti di protezione sociale, oggi le va riconosciuto di aver messo in campo uno sforzo straordinario.
Una bella risposta anche per chi, solo pochi mesi fa, proponeva di far uscire il nostro Paese dalla Ue. Abbiamo oltre 200 miliardi di euro, più un’altra quarantina di fondi che saranno destinati alle Regioni, che dobbiamo spendere bene e in fretta.
Come ha giustamente indicato il presidente Draghi, solo pochi giorni fa, proprio a Bologna. È un’occasione che non possiamo sprecare per colmare i gap che l’Italia si porta dietro cronicamente da decenni, ed è su questo banco di prova che la nostra classe dirigente sarà giudicata.
L’Emilia-Romagna ha le idee chiare: transizione digitale ed ecologica, sanità pubblica, scuola, diritti e lavoro, imprese.
Le abbiamo messe nero su bianco nel Patto per il Lavoro e per il Clima, il documento strategico di coesione sociale e sviluppo sostenibile che abbiamo condiviso e sottoscritto con oltre 50 realtà rappresentative della società regionale: enti locali, sindacati, categorie economiche e datoriali, università, mondo della scuola, professioni, Terzo settore, Camere di commercio.
Medicina del territorio, valorizzazione delle aree interne e riduzione delle distanze territoriali, messa in sicurezza del territorio, attrazione di talenti e investimenti, saperi e conoscenze: abbiamo le idee chiare sull’Emilia-Romagna che vogliamo costruire».
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Quale sarà il modello di sviluppo dei prossimi anni?
«Da un lato abbiamo imparato la lezione che ci ha insegnato questa pandemia: senza l’universalità delle cure, senza un sistema sanitario a forte prevalenza pubblica che assista chiunque, senza chiedere da dove vieni o quanti soldi hai in tasca, avremmo pagato un prezzo di molto superiore a quello già drammatico di questo anno e mezzo.
Non c’è sviluppo senza un modello che veda garantiti a tutti servizi fondamentali come la sanità e l’istruzione, con standard di qualità elevati.
L’altra emergenza che dobbiamo affrontare è quella ambientale: siamo già molto in ritardo e tutte le nostre scelte, in qualsiasi campo, dovranno essere orientate alla sostenibilità e alla lotta al cambiamento climatico.
Non possiamo giocarci il bene più prezioso che abbiamo: il nostro pianeta. Lo dobbiamo ai giovani e alle future generazioni, che altrimenti pagheranno un prezzo altissimo alle nostre negligenze.
Aggiungo un ulteriore tassello: la tecnologia, l’innovazione, la digitalizzazione non devono spaventarci. Tutt’altro. Non possiamo ignorarle o combatterle dicendo magari sbrigativamente che le macchine tolgono posti alle persone.
Rappresentano un’opportunità per creare nuovi posti di lavoro, qualificati e di qualità, e ci danno gli strumenti per leggere il presente che cambia e quindi il futuro, con applicazioni concrete nella vita di ogni giorno, a beneficio della collettività».
A che punto siamo con il progetto Data Valley?
«Da pochi giorni al Tecnopolo di Bologna è in funzione il supercomputer del Centro Meteo Europeo, che si occupa di previsioni del tempo a medio termine per tutta Europa.
Dati ed elaborazioni fondamentali per la stragrande maggioranza dei comparti economici e il più grande archivio dati meteo al mondo.
Quel ‘cervellone’ elettronico presto sarà raggiunto dalle più importanti istituzioni scientifiche nazionali, centri di ricerca pubblici e privati e dal supercomputer europeo Leonardo: nella Data Valley dell’Emilia-Romagna avremo oltre l’80% della capacità di calcolo italiana e oltre il 20% di quella europea.
Una enorme capacità di analisi dati che servirà a dare risposte e soluzioni concrete in sanità e medicina, contrasto ai cambiamenti climatici, processi produttivi, riorganizzazione dei tempi delle città, scienze della vita.
Una potenzialità che mettiamo a disposizione di tutto il Paese e che ci permetterà di competere con Cina e Stati Uniti. Sono queste le partite che dobbiamo giocare».
Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)
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