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Burocrazia, 86 step per aprire un’attività. L’osservatorio nazionale Cna: «Lentezza non sostenibile in questa fase»

Il curatore della ricerca “Comune che vai, burocrazia che trovi” Marco Capozi: «Il Pnrr va nella direzione giusta, con misure straordinarie sia sul versante dell’efficientamento»

Cattiva burocrazia, la zavorra della ripartenza. Un Everest per chi decide di aprire un’impresa o una start up. Ci vogliono 86 adempimenti per aprire un’attività di autoriparazione, 73 una gelateria, tempo e soldi preziosi.

Ne abbiamo parlato con Marco Capozi, Responsabile relazioni istituzionali Cna e curatore dell’Osservatorio nazionale della Cna “Comune che vai, burocrazia che trovi”.

Uno strumento che misura l’impatto negativo di procedure lunghe, complesse e costose per avviare un’impresa e che rappresentano uno dei principali freni allo sviluppo economico del Paese. Tutto questo nel momento del varo del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

«Come Cna vogliamo indagare gli aspetti della cattiva burocrazia non in senso lato, ma con l’obiettivo di definire le criticità per fare poi le proposte al Governo per voltare pagina.

Il nostro osservatorio nasce da questi presupposti. La burocrazia è necessaria perché fa da filtro tra la Pubblica Amministrazione, i cittadini e le imprese. Però dovrebbe essere “amica” e partner delle attività economiche.

Ma spesso non è così. Abbiamo analizzato gli step dell’avvio di impresa di 5 attività tipiche della piccola impresa.

E abbiamo quindi simulato l’apertura in 50 comuni capoluogo di provincia d’Italia, per evidenziare il problema della complessità delle norme e persino le interpretazioni che variano da comune a comune».

Il risultato è che per aprire un’officina la pubblica amministrazione pretende 86 adempimenti che si traducono in quasi 19mila euro di costi da affrontare.

Una scalata quasi identica per gli aspiranti imprenditori falegnami: 78 adempimenti e 19.700 euro di spesa per le pratiche.

Le gelaterie superano i bar con 73 adempimenti contro 71; se la passano meglio gli acconciatori con appena 65 pratiche da sbrigare presso 26 enti e un onere di 17.500. Capozi individua i correttivi e le storture.

«Il Suap (Sportello unico attività produttive), sulla carta dovrebbe essere uno strumento positivo perché dovrebbe permettere all’aspirante imprenditore di superare le file nei vari enti e interfacciarsi con questi in maniera digitale.

Ma il Suap spesso non funziona come interlocutore unico con gli uffici pubblici, si continuano a richiedere pratiche cartacee, così come atti o documenti non previsti dalla legge, senza considerare che il più delle volte gli enti non sono interconnessi. La morale è che la stessa pratica, già consegnata, viene chiesta più volte nei vari passaggi».

(Marco Capozi, Responsabile relazioni istituzionali Cna)

All’estero tutto è più veloce. «Abbiamo effettuato delle simulazioni grazie ai nostri patronati a New York, Montreal, Australia e nei paesi europei.

Le richieste non sono poche, però il cittadino e il futuro imprenditore sa quali documenti deve produrre, i tempi di risposta e chi controlla.

La semplicità è nella certezza della data di apertura dell’attività, perché ogni passaggio richiede tempi più snelli, senza ripetersi nelle varie fasi».

Il Pnrr tratta la questione, perché la ripartenza deve trovare una sponda anche nella velocità. «Sono state definite le linee di intervento e immesse risorse per digitalizzare le banche dati e, finalmente, far dialogare le piattaforme dei vari enti.

La cattiva burocrazia pesa moltissimo in questa fase in cui dobbiamo ripartire. Serve una semplificazione vera, che riduca drasticamente l’apparato normativo e abbandoni il linguaggio da azzeccagarbugli, ma questo non si fa con un tratto di penna.

Occorre un intervento paziente, perché bisogna agire sulle Pa con un incisivo intervento di qualificazione del personale, accompagnato da una forte azione di digitalizzazione.

Il Pnrr va nella direzione giusta, con misure straordinarie sia sul versante dell’efficientamento della macchina pubblica che promuovendo, di fatto, procedure speciali per la realizzazione dei progetti ad esso collegati, in grado di snellire l’iter e le tempistiche. Così potremo ripartire».

Di Luigi Benelli

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