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Camera di commercio italiana in Portogallo: "Fare impresa qui conviene: più digitale per superare la burocrazia e incentivi per investimenti esteri"

Il presidente Santi Cianci: "Startup Visa e piattaforme online per avviare aziende e incubatori. Tuteliamo e valorizziamo il made in Italy, ci sono grandi opportunità"

Fare impresa in Portogallo tutelando e valorizzando il made in Italy. Piattaforme e card digitali per poter avviare operazioni e società in pochi click.

Una sfida forte che molti imprenditori nostrani hanno accettato, puntando ad un mercato che per molti versi è affine a quello italiano, se non altro per le comuni radici italiane, ma che per la sua specificità linguistica, apre moltissime altre porte.

Di tutto questo parla a CUOREECONOMICO Santi Cianci, presidente della Camera di Commercio Italiana in Portogallo, che ha sede a Lisbona e Oporto.

Presidente, qual è il ruolo della Camera di Commercio italiana in Portogallo e come si relaziona con le istituzioni dei due Paesi?

L'interscambio commerciale tra Italia e Portogallo e cresciuto molto negli ultimi anni ed ha raggiunto nel 2019 circa 7 miliardi di Euro. Siamo il quinto paese fornitore con un saldo positivo nel 2020 di circa 1,2 miliardi di euro.

In tale contesto economico favorevole la Camera di Commercio Italiana svolge un ruolo di raccordo essenziale soprattutto per le piccole e medie imprese italiane che vogliono investire ed espandersi in Portogallo.

(Santi Cianci, presidente della Camera di Commercio Italiana in Portogallo)

La nostra azione si coordina con quelle di altre istituzioni italiane, in primis con l'Ambasciata d'Italia a Lisbona, come supporto per iniziative a favore del Sistema Italia.

Cerchiamo di essere il più agili possibile, ottimizzando tutte le risorse disponibili per la promozione del Made in Italy e per offrire servizi agli associati.

Un importante interlocutore per l'individuazione delle opportunitá d'affari di aziende italiane in Portogallo è l'Aicep (Agência para o Investimento e Comércio Externo de Portugal) che, come l’omologo italiano Istituto per il commercio con l’estero, in Italia, svolge un ruolo di promozione  delle imprese portoghesi che vogliono internazionalizzarsi e stabilire partnership.

Quante sono le imprese italiane associate con voi, quali settori prevalgono e com’è la situazione sul fronte della delocalizzazione?

Le imprese associate sono circa 200 di cui due terzi sono italiane. Le altre sono portoghesi (studi legali, consulenti etc.) che hanno rapporti d'affari con l'Italia.

Va segnalato un  forte interesse da parte di imprese italiane nei confronti del Portogallo in vari settori quali il sanitario, l'innovazione tecnologica e quello energetico.

Grazie a tale rinnovato interesse prevedo in un futuro prossimo una maggiore delocalizzazione tenuto conto dell'elevata qualità e professionalità della manodopera locale.

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E’più facile fare impresa in Portogallo rispetto all’Italia? Come siamo messi a livello burocratico? Come vengono agevolati gli investimenti esteri?

E’ sicuramente piú facile che in Italia anche se l'origine del concetto di burocrazia é la stessa. Il Portogallo ha saputo mettere in atto una serie di programmi ed incentivi fiscali messi a disposizione per attrarre investimenti esteri.

Qualche esempio: StartUp Visa è un acceleratore di impresa destinato agli stranieri che vogliono fare creare imprese innovative in Portogallo ed allo stesso tempo diventare incubatori di imprese.

One Stop Shop - Balcão do Empreendor è una piattaforma online e offline gestita da Startup Portugal, uno sportello unico che fornisce in forma digitale tutte le informazioni necessarie per creare operazioni o una società in Portogallo e guida attraverso l'intero processo senza alcun addebito.

Startup Hub consente di identificare e geolocalizzare startup e incubatori, mentre la e-residency consente di aprire imprese online.

Quali sono le caratteristiche del mercato portoghese?

Esiste una certa similitudine nel settore agro-alimentare per cui non insisterei in aree in cui l'Italia entrerebbe in forte competizione con i prodotti locali.

Il Portogallo vuole accelerare nell'innovazione tecnologica, ne è  l'esempio piú evidente il WebSummit che si svolge ogni anno a LIsbona dal 2016.

Altri settori di forti investimenti sono quelli della produzione d'energia da fonti rinnovabili e della meccanica di precisione. Un altro settore trainante, sul quale per esempio si potrebbe lavorare in reciprocità con grandi opportunità è quello del turismo.

Pochi portoghesi conoscono il meridione dell'Italia per mancanza di collegamenti diretti: c’è quindi una domanda potenziale da sfruttare.

Il 'brand' Italia in Portogallo: qual è la situazione?

Negli ultimi anni c'è stato un proliferare di ristoranti italiani ed è stato anche compito della Camera di Commercio verificare l’autenticità e provenienza dei prodotti utilizzati tramite il programma Ospitalità Italiana.

Ovviamente si tratta di un riconoscimento ambito soprattutto dai ristoratori scrupolosi e fedeli al gusto italiano. Purtroppo molti esercizi non hanno aderito al programma probabilmente perché non presentano i requisiti richiesti creando così una certa confusione nei consumatori.

Un altro settore di grande prestigio è quello della moda dove siamo presenti con i principali marchi e lì direi che siamo imbattibili.

ll Portogallo, così vicino all'Italia per cultura, continua ad essere un paese attrattivo?

Qui c’è un costo della vita relativamente basso ed una qualità di vita ottima ed è una cosa che non molti sanno. Per le aziende italiane con vocazione internazionale è sicuramente una buona opzione per delocalizzarsi. Ci sono poi numerosi studenti che arrivano dall’Italia per l’Erasmus e poi vi ritornano per lavorare, avendone conosciuti i pregi ed avendo già imparato la lingua. In ogni caso l'inglese è molto diffuso e parlato con estrema facilità dai portoghesi. Anche le università sfornano molti talenti.

La crisi post-Covid quanto ha inciso sull'economia italo-portoghese, sugli scambi economici e quale può essere la ricetta per rialzarsi?

Gli scambi si sono ridotti di circa 1 miliardo di euro, ma il saldo per l’Italia è rimasto positivo (1,2 miliardi). L’economia lusitana ne ha risentito negativamente, soprattutto sul fronte del turismo, che era cresciuto sino a rappresentare nel 2019, il 19,1% del Pil: qui la perdita di fatturato è stata del 70%.

Le potenzialità per risollevarsi ci sono, perché esistono infrastrutture, servizi ed attrezzature ottime, ma la crisi ha fatto capire che bisogna diversificare ed investire in altri settori e soprattutto nell'innovazione tecnologica. 

In tal senso le aziende italiane e gli imprenditori più attenti all'evoluzione in atto potrebbero cogliere delle occasioni di scambi economici non indifferenti.

Il Portogallo è un mercato relativamente piccolo ma con un discreto potere d'acquisto della popolazione e che potrebbe aprire le porte ad altri mercati di lingua portoghese come Brasile, Angola e Mozambico. 

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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