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Campania: secondo Banca d’Italia il Pil cede l'8% rispetto al 10% della media nazionale

Il PIL regionale si riduce dell’8% contro il 10% della media nazionale, aumenta il credito alle imprese e diminuisce quello alle famiglie, che puntano sulla liquidità: la ricerca di un lavoro, del resto, appare sempre più una chimera

Quanto ha inciso il Covid sull’economia della Campania? Non poco, ma meno che altrove stando a quanto si evince dalla lettura delle 37 pagine che la Banca d’Italia ha dedicato all’area nell’ambito del Rapporto sulle Economie Regionali: una nota redatta dalla Sede di Napoli della Banca d’Italia con la collaborazione della Filiale di Salerno e pubblicata sul sito istituzionale nei giorni scorsi, ma passata pressoché in sordina nel mare magnum della comunicazioni sul virus.

Eppure, spiegano gli esperti che hanno compilato il report, la notizia c’è: secondo le proiezioni della Svimez, il PIL regionale si ridurrebbe dell'8%, ovvero in misura inferiore alla media nazionale (un calo poco inferiore al 10% secondo le proiezioni della Banca d'Italia).

Suona un po’ come il premio di consolazione, certo, ma va anche detto che secondo il sondaggio congiunturale condotto tra settembre ed ottobre è aumentata l'incidenza delle imprese per le quali il fatturato si è ridotto nei primi nove mesi dell'anno mentre è cresciuta la quota di imprese che ha realizzato investimenti inferiori rispetto a quanto programmato.

La domanda estera si è fortemente contratta e le esportazioni sono calate già nel primo semestre, sebbene meno intensamente che per l'Italia grazie alla specializzazione regionale nei comparti agroalimentare e farmaceutico che hanno registrato un andamento delle vendite estere molto positivo.

Il turismo internazionale ha a sua volta risentito pesantemente della pandemia in quanto la flessione della domanda estera di beni e servizi ha inciso sulla movimentazione di passeggeri e merci tramite porti ed aeroporto.

Il calo dell'occupazione, già in atto nel biennio 2018-19, si è di contro intensificato nel primo semestre nonostante il ricorso alla Cassa integrazione guadagni, risultando infine maggiore di quello osservato nel resto d’Italia e questo soprattutto nei servizi, specie quelli del commercio, nella ristorazione e tra gli alberghieri, dove i contratti a tempo determinato sono in genere la maggioranza.

E se il tasso di disoccupazione è diminuito, questo è dovuto alla forte crescita di coloro che non cercano lavoro perché scoraggiati.

La flessione nei redditi da lavoro e l'accresciuta incertezza hanno frenato del resto anche i consumi delle famiglie e le compravendite di immobili residenziali: l'indebitamento delle famiglie ha rallentato sia i mutui che il credito al consumo, mentre è aumentata la liquidità nella forma dei depositi bancari, soprattutto in conto corrente, probabilmente a titolo precauzionale.

Chi invece ha fatto ricorso al credito sono stati i titolari delle imprese campane, assecondati dalle banche che sono state a loro volta favorite dal rafforzamento degli schemi di garanzia pubblica e da una politica monetaria espansiva: il credito alle imprese, che si era contratto nel 2019, è tornato a crescere nei mesi estivi ed il tasso di deterioramento del credito alle imprese si è ridotto nel primo semestre beneficiando anche della flessibilità consentita dalle norme sulla classificazione dei finanziamenti.

Prospettive per il futuro? Per ora restano, manco a dirlo, ampiamente condizionate dall'incertezza relativa all'andamento della pandemia.

Di Cristina Cennamo

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