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Cancrini:’È cambiato il vento. Il nuovo Regolamento ed il Decreto semplificazioni sono nell’ottica del “fare”

Finalmente si è concluso il lavoro della Commissione Ministeriale che ha elaborato la bozza di Regolamento dei contratti pubblici. Ormai è irreversibile la sostituzione delle linee guida ANAC, che tanta confusione hanno determinato, in questi ultimi 4 anni, nel settore della contrattualistica.

E con esse è venuta meno la cd “soft law”; esperienza certamente negativa, atteso che l’assenza di punti di riferimento, anziché snellire, si è dimostrata un ostacolo all’operato quotidiano degli addetti ai lavori. Del resto di fronte ad una così evidente accentuazione del regime delle responsabilità che, negli ultimi anni, ha determinato il “blocco della firma”, l’incertezza di un quadro normativo fatto di semplici, nella migliore delle ipotesi, circolari interpretative ha prodotto il desiderio di tornare ad una legislazione che indichi, con numeri, articoli e commi quali sono i comportamenti da tenere nelle singole fattispecie.

Tutto questo, era già presente nel nostro ordinamento, prima che il legislatore del nuovo codice, inesperto e confuso, decidesse di rinunziare ad oltre cento anni di esperienza sulla contrattualistica pubblica, che hanno permesso al nostro paese di progredire. Sono, tuttora, convinto che se tornassimo alla legge fondamentale dei lavori pubblici (legge 2248 del 1865 all. F) potremmo applicarla con maggiore semplicità di quanto non si riesca con le norme del codice 55 del 2016.

L’aspetto che più di altri caratterizza il nuovo Regolamento, che adesso comincia il suo iter approvativo, è l’aver disciplinato gli istituti più rilevanti della fase dell’esecuzione del contratto, sui quali, né le linee guida ANAC né il D.M. n. 49 del 2018, erano riusciti a dare un quadro di riferimento organico. In estrema sintesi sono stati reintrodotti istituti che si erano perduti (sospensione illegittima, disciplina di dettaglio delle varianti e delle modifiche tecniche, fissazione dei nuovi prezzi, modalità di iscrizione e tempestiva quantificazione delle riserve, eccezione di inadempimento, applicazione degli interessi per ritardato pagamento).

E’ stata fatta poi, e direi finalmente, una distinzione tra appalti di lavori, da una parte, e servizi e forniture dall’altra. Negli ultimi anni i servizi, in particolare, rappresentano la voce di maggior spesa degli appalti pubblici. Ciononostante la loro disciplina era stata sempre accomunata a quella dei lavori senza mai trovare una autonoma trattazione. Se si dovesse condensare in un concetto il nuovo regolamento si potrebbe dire che “sta cambiando il vento”.

Il giustizialismo che ha contrassegnato questi ultimi anni non ha dato risultati convincenti. Ha creato solo panico nelle Amministrazioni senza garantire una effettiva lotta alla corruzione. Il nuovo Regolamento ed il decreto semplificazioni sembrano invertire la rotta nell’ottica del “fare” anzichè del “non fare”. I funzionari pubblici vanno tutelati e messi nella condizione di poter operare, non abbandonati a se stessi. E la sensazione è che con il vecchio codice si facesse di tutto per convincerli che era meglio rinviare.

Di Arturo Cancrini

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