mer 28 gen 2026

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CARO ENERGIA. Confartigianato Imprese Piemonte, Felici: “Come possiamo essere competitivi con le bollette più alte d’Europa?”

(Giorgio Felici, Presidente Confartigianato Imprese Piemonte)

“Come facciamo ad essere competitivi in Europa con le bollette più alte del continente?”: una domanda secca, quasi retorica, quella posta da Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, ma che racchiude l’amara realtà di molte aziende italiane, in particolare artigiane e manifatturiere, oggi messe a dura prova dal costo dell’energia

Un ostacolo sempre più insostenibile, che rischia di rallentare l’intero sistema economico nazionale. Secondo Felici, il caro energia non è solo un problema per le imprese, ma ha ormai effetti a catena su tutta la società. L’aumento dei costi si riflette direttamente sui bilanci familiari, comprimendo il potere d’acquisto e limitando i consumi. “Un effetto domino negativo – sottolinea – che colpisce l’economia interna e settori strategici già in crisi come moda e meccanica, pilastri del made in Italy”.

Di fronte a questo scenario, la ricerca del giusto mix energetico si fa sempre più urgente. L’Italia ha davanti a sé un bivio cruciale: continuare a subire la volatilità dei mercati internazionali o costruire una strategia nazionale fondata su autonomia e sostenibilità.

Felici guarda con favore al ritorno del dibattito sul nucleare di nuova generazione, sottolineando le potenzialità di una tecnologia più sicura e modulare come i mini-reattori. “Un progetto ambizioso, positivo anche per le ricadute industriali, ma che rischia di restare una promessa se si ragiona con orizzonti temporali troppo lunghi, come il 2030. Le imprese – avverte – hanno bisogno di risposte ora”.

Nel frattempo, Confartigianato chiede un impegno più deciso su più fronti: diversificazione delle fonti, investimenti nelle rinnovabili, e un’accelerazione sulle misure di efficientamento energetico, a partire dalla riqualificazione degli edifici pubblici e privati.

Un’ulteriore carta da giocare, secondo l’associazione, è rappresentata dall’idrogeno, considerato un vettore energetico strategico. “Il Governo – conclude Felici – deve scommettere su queste tecnologie innovative, senza dimenticare che ogni ritardo costa caro a chi produce, lavora e consuma in Italia”. In un Paese che importa ancora il 75% dell’energia che consuma, il tempo delle scelte strutturali non è più rinviabile.

Redazione Cuoreeconomico
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