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Cgia: «1,5 milioni di dipendenti pubblici in smart working, file allungate e problemi per le imprese»

Lo studio della Cgia di Mestre parla di tempi di attesa di oltre 20 minuti. «Non possiamo permetterci il personale ancora a casa. Troppe leggi, decreti e burocrazia che ostacolano cittadini e aziende. Semplificare»

Pubblica amministrazione, negli ultimi 20 anni la fila agli sportelli ha continuato ad allungarsi nonostante i siti internet dal quale si possono scaricare moduli, atti, certificati.

Secondo l’indagine della Cgia di Mestre chi è stato costretto a recarsi fisicamente ad uno sportello di una ASL o all’ufficio anagrafe del proprio Comune ha visto aumentare i tempi di attesa prima di poter iniziare a interloquire con un impiegato pubblico.

Idealmente, è come se tra il 1999 e il 2019 la fila davanti a noi si fosse allungata in entrambi i casi di 20 persone.

La pandemia ha sicuramente eliminato le code. Ma, come era inevitabile, i tempi di risposta della pubblica Amministrazione sono aumentati. Molti uffici pubblici, infatti, hanno stravolto le modalità di accesso ai servizi da parte degli utenti.

Complice il ricorso di molti addetti allo smart working, tanti enti hanno chiuso gli sportelli e hanno opportunamente iniziato a lavorare su prenotazione.

Alle ASL, le code sono momentaneamente svanite, ma i tempi di erogazione delle prestazioni/servizi si sono però allungati.

«Sono un milione e mezzo i dipendenti pubblici che lavorano ancora da casa - sottolinea la Cgia - è necessario che la Pubblica Amministrazione possa contare sulla presenza in ufficio di tutto il personale.

Sia perché abbiamo bisogno di una macchina statale che funzioni e riacquisti produttività sia perché non possono più esserci due pesi e due misure.

Ovvero, lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Non possiamo più permetterci che un milione e mezzo circa di persone lavori da casa.

Se, a pieno organico, nel periodo pre-Covid la nostra PA presentava livelli di soddisfazione del servizio reso tra i più bassi d’Europa, figuriamoci adesso.

Intendiamoci, molti settori pubblici durante la pandemia hanno dimostrato livelli di efficienza straordinari, altri, però, hanno rallentato tremendamente la velocità di erogazione delle prestazioni, “spingendo” molti cittadini a rivolgersi al settore privato, cosicché molte persone sono state costrette a pagare due volte: con la fiscalità generale e saldando la fattura ricevuta per il servizio reso da un libero professionista o da un’impresa».

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    Tra il 1999 e il 2019, secondo l’Ufficio studi della CGIA, su dati Istat, l’attesa media agli sportelli è stata di più di 20 minuti. Tempi di attesa che diventano “biblici” al Centro-Sud.

    Agli sportelli delle ASL i tempi d’attesa più lunghi si sono verificati in Calabria (70,9 persone intervistate su 100 sono state in fila più di 20 minuti), in Sicilia (70,9) e Campania (66,7).

    Le attese in coda agli uffici anagrafe, invece, si sono fatte sentire in particolar modo nei Comuni ubicati nel Lazio (50), in Sicilia (40,1) e in Puglia (33,1). Tra le realtà regionali più virtuose notiamo, in entrambi i casi, Veneto, Valle d’Aosta e, in particolare, in Trentino Alto Adige (28,5 delle persone in coda più di 20 minuti).

    «I ritardi e le inefficienze della nostra Pubblica Amministrazione, comunque, non sono ascrivibili solo alla cattiva organizzazione della stessa - continua la Cgia - Nonostante il processo di informatizzazione abbia interessato tutta la nostra PA la fila agli sportelli nei 20 anni analizzati non è cresciuta per colpa di chi ci lavora.

    La responsabilità va ricercata negli effetti che caratterizzano moltissime leggi, decreti e circolari che, spesso in contraddizione tra loro, hanno aumentato a dismisura la burocrazia, complicando non solo la vita dei cittadini e delle imprese, ma anche quella degli impiegati pubblici.

    Per le nostre imprese la PA è un grosso problema A lamentarsi, comunque, non sono solo i cittadini ma anche il sistema produttivo. Per 9 imprenditori su 10, infatti, la PA italiana presenta le procedure amministrative in capo alle aziende costituiscono un grosso problema.

    Nessun altro paese dell’Area dell’Euro ha registrato uno score così negativo. Rispetto alla media dei 19 Paesi monitorati, l’86% degli imprenditori italiani denunciano la complessità delle procedure amministrative mentre la media è del 68% nei paesi europei».

    Per la Cgia «oltre a riformare la nostra Amministrazione statale sarebbe necessario semplificare il quadro normativo, riducendo il numero delle leggi attraverso l’abrogazione di quelle più datate, ricorrendo ai testi unici, evitando così la sovrapposizione legislativa che su molte materie ha generato incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi ed adempimenti sempre più onerosi.

    Siamo certi che tutto questo darebbe un forte impulso alla produttività del personale pubblico, spesso costretto a sottostare a procedure organizzative rigide e insensate che disincentivano la voglia di fare».

    Di Luigi Benelli
    (Riproduzione riservata)

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