Seguici su:

Cida (Manager): «Senza Pa efficiente difficile raggiungere gli obiettivi del Recovery Fund»

Mario Mantovani, presidente nazionale della confederazione sindacale dei Manager: «Politiche attive di innovazione per poter contare su lavoratori e dirigenti qualificati e superare i bassi salari»

L’Italia che riparte, la necessità di sburocratizzare il paese e rilanciare le regioni, molte delle quali provate da anni di crisi.

Di questi temi CUOREECONOMICO ha parlato con Mario Mantovani, presidente nazionale della Cida, la confederazione sindacale dei Manager.

(Mario Mantovani, presidente Cida)

Presidente Mantovani, fra le tante questioni chiave della ripartenza c’è l’efficienza del settore pubblico e lo snellimento delle procedure burocratiche. Qual è la vostra posizione?

«La Pubblica amministrazione è decisiva per il buon esito del Next Generation Eu, quindi è tempo di iniettare figure e culture manageriali nella Pa: questo ci dice il primo rapporto CIDA-Censis sui manager, pubblicato recentemente, in cui l’analisi quantitativa e qualitativa della categoria, arricchito di un inedito sondaggio sull’opinione che gli italiani hanno dei manager, in particolare di quelli operanti nella pubblica amministrazione.

I risultati ribaltano lo stereotipo degli impiegati pubblici dipinti come dei ‘fannulloni’, evidenziando grande apprezzamento per quanto fatto durante la pandemia e mostrando consapevolezza che senza una Pa efficiente e competente gli obiettivi del Recovery fund saranno difficilmente raggiungibili.

Competenze e capacità proprie di figure professionali dai profili definiti che, se già presenti nei ranghi nella Pa vanno valorizzate e messe nelle condizioni di operare al meglio, se non presenti vanno rapidamente reclutate e rese operative».

In un vostro recente webinar voi sostenete che "la pandemia ha avuto l’effetto di uno ‘stress test’ sui rapporti Stato-Regioni evidenziandone le criticità: per superarle occorre puntare sui modelli risultati efficienti e replicarli sui territori". Può spiegare in dettaglio questo concetto?

«Il ministro per gli Affari Regionali, Mariastella Gelmini, è intervenuta nel nostro webinar sull’autonomia regionale con un significativo messaggio a favore di una autonomia che passi dalle parole ai fatti, attraverso linee politiche e soluzioni giuridiche effettivamente in grado di realizzarla e declinarla secondo il criterio dell’armonizzazione fra tutti i fattori coinvolti.

La pandemia ha bruscamente interrotto questo ragionamento, ma ha anche indotto ad accelerarlo per rispondere alla necessità di dotarsi di un rapporto Stato-Regioni, che comprende anche gli enti locali, in grado di garantire migliori servizi a cittadini, a imprese e un utilizzo ottimale dei fondi previsti dal Pnrr.

Come manager dobbiamo adottare un approccio pragmatico, non ideologico, capace di fornire un modello replicabile per la sanità, l’istruzione, l’accesso al lavoro. La strada è quella di individuare i casi di eccellenza, nelle varie fattispecie, e applicarli ai territori, tenendo conto delle loro peculiarità».

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Leggi anche:

Il Pnrr come occasione di rilancio anche per le regioni più indietro dal punto di vista economico o fortemente provate dagli eventi, come per esempio l'Umbria o le Marche. Qual è la vostra ricetta?

«Nelle sue ‘Considerazioni finali’ di fine maggio, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha tracciato un quadro preciso delle grandi potenzialità di crescita e dei possibili rischi attuativi, contenuti nel Next Generation Ue e nel Pnrr con particolare riferimento alla struttura dell’imprenditoria italiana, fatta di piccole e piccolissime imprese, molte delle quali concentrate proprio nel Centro Italia, in cui la dimensione aziendale resta confinata in un’ottica ‘artigianale’ o poco più.

Una realtà messa a dura prova da eventi calamitosi, come il sisma, o eccezionali, come la pandemia. E che dovrà anche fare i conti con la fine dei sussidi legati all’emergenza e con il superamento dello stop ai licenziamenti.

Come manager dobbiamo affrontare per tempo la tanto attesa fine dell’epidemia impostando un moderno sistema di politiche attive, in grado di accompagnare le persone lungo tutta la vita lavorativa, innanzitutto rafforzando la formazione interna alle aziende per consentire alle imprese di poter contare su ‘lavoratori e dirigenti qualificati’».

E riguardo gli investimenti?

«Altro punto sollevato da Visco e che affronta un problema ben noto ai manager, riguarda lo stimolo a sfruttare l’ampia liquidità disponibile per gli investitori nel mercato dei capitali, colmando il ritardo rispetto alle imprese delle altre principali economie europee.

Lo sviluppo della finanza di mercato in Italia richiede comunque la rimozione di vincoli esterni e interni al sistema produttivo fra i quali, come CIDA ha sovente ricordato, la dimensione estremamente ridotta della maggior parte delle nostre aziende.

Il numero di microimprese con livelli di produttività modesti rimane estremamente elevato, mentre è ridotta la presenza di aziende medio-grandi, che pure hanno un’efficienza comparabile a quella delle maggiori economie a noi vicine.

La specializzazione in attività tradizionali e la piccola dimensione riducono la domanda di lavoro qualificato, generando un circolo vizioso di bassi salari e modeste opportunità di impiego che scoraggiano gli stessi investimenti in istruzione.

Queste riflessioni, formulate con grande autorevolezza dal Governatore della Banca d’Italia, devono indicare la strada da seguire per consentire una crescita robusta e duratura del sistema Paese».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 7023475
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com