Seguici su:

Cinello, opere d’arte digitali brevettate per mostre impossibili e un nuovo collezionismo

L’azienda ha prodotto una serie di capolavori tra cui il Tondo Doni di Michelangelo venduto a 140 mila euro. Franco Losi: «Si tratta di lavori tangibili crittografati e non copiabili che si vedono su monitor fino a 8k, così portiamo l’arte italiana in tutto il mondo»

Opere d’arte digitali, ma tangibili. La notizia del Tondo Doni di Michelangelo, custodito dagli Uffizi di Firenze, autenticata da Blockchain e protetta da brevetto venduta a 140 mila euro ha fatto il giro del globo. Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Cinello, l’azienda italiana depositaria del brevetto che l’ha realizzata.

L’obiettivo è capire il futuro dell’arte e del mercato. Prodotto in serie limitata, certificato, in scala 1:1, il nuovo originale digitale è esattamente identico al capolavoro dal quale viene ricavato e tutelato con un sistema di crittografia digitale, che lo rende assolutamente non copiabile e unico.

Il brevetto Daw© del Tondo michelangiolesco custodito agli Uffizi di Firenze è il primo esemplare in assoluto ad essere stato venduto dall'azienda. E dalla sua vendita gli Uffizi hanno ricevuto 70mila euro. Franco Losi Ceo Cinello, entra nel dettaglio del progetto.

(Franco Losi ed Eike Schmidt)

«Cinello ha depositato 4 anni fa un brevetto che fa un passo avanti rispetto agli Nft. Del resto un Nft è un file che può essere copiato. La tecnologia di Cinello garantisce la non copiabilità di queste opere digitali.

In pratica abbiamo dematerializzato l’opera d’arte e con una operazione di reverse engineering l’abbiamo riportata in una dimensione tangibile.

Come? Tramite una riproduzione su dei monitor in altissima definizione, fino a 8k. Ma il file è legato al monitor e se venisse rubato verrebbe disattivato e al ladro rimarrebbe in mano solamente lo schermo. Parliamo di un file crittografato, un’opera digitale su cui è stata posta la riproduzione della sua cornice».

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Leggi anche:

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

    Qual è l’idea di fondo del vostro progetto?

    «L’obiettivo è quello di diffondere e allo stesso tempo tutelare il patrimonio italiano. L’idea, condivisa con il mio socio John Blem, è quella di realizzare mostre impossibili.

    A Jedda abbiamo portato 20 opere digitali di capolavori di Leonardo da Vinci, qualcosa di difficile da realizzare considerando la mole di prestiti, le assicurazioni e i costi. Sono mostre green, spediamo solamente i file e vogliamo farle in molte parti del mondo, anche in luoghi dove l’arte italiana non è così conosciuta». 

    (Franco Losi e John Blem)

    Un’operazione virtuosa anche per i musei italiani

    «Abbiamo stretto un accordo con il Mibact e i musei italiani. Ci danno possibilità di realizzare le opere digitali e il 50% della vendita va al museo, come nel caso degli Uffizi che hanno ottenuto 70 mila euro.

    Il compratore è un collezionista italiano. Al contrario degli Nft, l’opera viene pagata in euro, non in criptovalute. Solitamente facciamo una serie limitata a 9 copie come nel caso del Tondo Doni e una serie più ampia per le mostre e i musei. Sta nascendo sempre più una clientela di collezionisti».

    Quindi il futuro dell’arte potrebbe essere digitale?

    «Quattro anni fa quando presentavamo il progetto ci guardavano sgranando gli occhi, oggi il passaggio al digitale è inevitabile. La nostra vita è lì, per questo vogliamo popolare il mondo digitale con le arti visive.

    Sarà un processo inevitabile. Un file è ormai un oggetto da collezione. E sempre più collezionisti ci chiedono i lavori per poterseli godere». 

    Tra le opere la Velata e la Madonna del Cardellino di Raffaello, La nascita di Venere, la Primavera e la Calunnia di Botticelli, L'annunciazione e il Battesimo di Cristo di Leonardo, L'Eleonora da Toledo del Bronzino, il Bacco di Caravaggio, I quattro filosofi di Rubens, La leda e il cigno di Tintoretto, la Venere di Urbino di Tiziano, La veduta di Palazzo Ducale a Venezia di Canaletto.

    Una volta realizzata, la riproduzione digitale viene corredata da certificato di autenticità firmato dal direttore del museo detentore dell'originale.

    Di Luigi Benelli
    (Riproduzione riservata)

    Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
    WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 7023475
    Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com