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Cioffi (Tarkett): "Economia circolare e transizione verso il digitale chiavi del rilancio. Investire sui giovani"

(Giuseppe Cioffi, AD Tarkett)

L'amministratore delegato della multinazionale con sede a Narni parla con ‘CUOREECONOMICO’ delle prospettive del Paese dopo il lockdown e la pandemia: "Recovery fund e Mes fondamentali, Green New Deal grande opportunità. L'internazionalizzazione è quasi obbligatoria, ma guai ad improvvisare"

La green economy applicata ad una produzione di eccellenza, che tiene alto il nome dell’Umbria nel mondo. E’ il caso della Tarkett, multinazionale che dalla sede di Narni produce pavimenti in PVC e linoleum ed oggi è uno dei nomi di spicco del settore chimico in Italia. ‘Cuoreeconomico’ ha incontrato l’amministratore delegato dell’azienda, Giuseppe Cioffi, neoeletto vicepresidente di Confindustria Terni.

La Tarkett è una delle eccellenze del territorio ed italiane in generale. Come è cambiato - se è cambiato - il lavoro con il Covid ed in cosa? Un eventuale secondo lockdown, quali conseguenze potrebbe avere per voi e per l'economia nazionale in generale ?

Sin dall’insorgere  della pandemia  abbiamo pensato in primis  a proteggere la salute dei nostri dipendenti e a salvaguardare, per quanto possibile, la continuità delle attività con i nostri clienti. In sintesi, la adozione di stretti protocolli di sicurezza in fabbrica e il pronto utilizzo del telelavoro esteso a buona parte degli impiegati ci hanno permesso di evitare focolai e di contenere le perdite durante il primo lockdown.

Questo battesimo del fuoco ci ha dato consapevolezza della nostra resilienza: e nel terzo trimestre abbiamo avuto un significativo rimbalzo di fatturato e ordini, che pareva destinato a durare ma invece sarà soggetto ora all’annunciato nuovo blocco, che a mio parere, certamente  impatterà sulle aspettative di ripresa, ma con effetti meno devastanti rispetto al primo. Questo perché sia il sistema economico italiano che quello europeo hanno o avrebbero potuto prendere le giuste  misure del fenomeno’.

Uno dei vostri punti di forza è lo sviluppo dell'economia circolare. In che modo viene messa in pratica? La green economy che ruolo può avere per il rilancio del Paese dopo questa fase complicata?

Il nostro approccio all’economia circolare si basa sui principi del  cosiddetto “cradle to cradle” - letteralmente “dalla culla alla culla”. Il nostro impegno inizia dalla selezione di materie prime non nocive e rinnovabili che vengono  trasformate in prodotti finiti attraverso processi a zero rifiuti  ed energeticamente efficienti, per poi essere riutilizzate integralmente alla fine del ciclo vita dei prodotti stessi.

La scelta  dell’economia circolare  è obbligata dalla scarsità di materie prime, dai costi crescenti dell’energia e dai cambiamenti climatici: anzi si può tranquillamente affermare che  ogni business o è sostenibile o lo diventa oppure non sarà. In questo campo lo stabilimento del Linoleum di Narni può vantare una lunga tradizione che è di estrema attualità. Padroneggiare queste tecnologie e metodiche permetterà infatti di cogliere al meglio le grandi opportunità che si stanno creando  in Europa grazie al “Green New deal“. Basti pensare agli investimenti sulle rinnovabili e per l’efficienza energetica, a quelli relativi al riciclo delle acque e agli importanti aumenti di popolazione attiva che potrebbero derivare  dal cosiddetto de-manufacturing e re-manufacturing; cioè progettare e costruire impianti per lo smontaggio di componenti meccanici, polimerici o elettrici da prodotti  arrivati a fine vita  per consentirne il riutilizzo  in una economia completamente circolare’.

La vostra azienda è parte del progetto Urban Re-Generation lanciato da Confindustria Umbria. In che modo prendete parte a questo progetto?

‘Abbiamo aderito con convinzione ed entusiasmo all’iniziativa e ci siamo resi disponibili a condividere con altri le nostre buone pratiche che sono state riconosciute a livello internazionale’.

Sicurezza, formazione e welfare sono fra i punti cardine della vostra azienda... in che modo vengono applicati?

‘In concreto abbiamo costruito un’organizzazione flessibile, con una forte cultura per la sicurezza e l’ambiente mediante un piano continuo di sviluppo del personale, con corsi interni personalizzati per sviluppare una leadership, ispirata alla visione del gruppo, capace di creare valore per l’impresa e per il cliente.

Inoltre  abbiamo sviluppato una politica di welfare per motivare e coinvolgere tutto il personale  con una serie di azioni come: orari flessibili, congedi straordinari, aspettative prolungate, part time e telelavoro, allo scopo di dare  sostegno alla famiglia e creare un miglior equilibrio tra vita lavorativa e privata’.

Un altro fattore chiave per il rilancio del Paese sarà l'internazionalizzazione, che sarà anche il tema del nostro GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 in Digitalevent del 13 novembre. Cosa manca su questo fronte alle imprese italiane ed in particolare a quelle del territorio per essere competitive all'estero?

‘Noi abbiamo nell’export il nostro punto focale, posso però parlare e dare dei consigli a chi vuole aprirsi al mercato estero. Sicuramente non ci si improvvisa e non si diventa impresa che internazionalizzano da un giorno all’altro.

Bisogna anzitutto partire da una volontà e capacità produttiva. A mio parere serve un processo di preparazione di almeno un paio d’anni, nel quale è fondamentale, per chi non ha conoscenze del settore, affidarsi a chi può fornire supporto specializzato. Penso al Mise, ma anche per esempio ad Umbriaexport, patrocinata da Confindustria, che è ben disponibile a questo tipo di supporto. Credo che l’internazionalizzazione sia ormai quasi obbligatoria, ma bisogna fare le cose con calma: ho visto sin troppe aziende intraprendere questa strada e poi scottarsi le dita’.

A Gennaio 2021 arriveranno i primi soldi dal Recovery Fund. A suo giudizio dove è necessario investire? I soldi del Mes possono essere utili al Paese?

‘Metterei personalmente più di una firma per avere i soldi in quella data. Credo  però che la cosa più importante sia di consolidare prima possibile un Master Plan di pochi progetti veramente strategici tra i quali non possono mancare la trasformazione digitale, la trasformazione verso l’economia circolare e la trasformazione educativa.

Temi questi che sono talmente legati l’un l’altro che sono da intendere olisticamente come un unicum culturale del possibile “Nuovo Rinascimento non solo industriale”. Per quanto riguarda le fonti di finanziamento, premesso che non ci sono “pasti gratis” per nessuno, risponderei romanamente “Pecunia non olet “.

Da dove può ripartire l'industria italiana e quella del territorio in particolare, dopo questa fase di crisi? E' soddisfatto delle misure del Governo?

‘Un antico proverbio africano dice: “Quando non sai dove andare, guarda da dove vieni”. Fuor di metafora, l’Italia è tuttora la seconda nazione manifatturiera d’Europa ed è proprio dalla trasformazione digitale e circolare della sua industria che il paese può e deve ripartire investendo seriamente sul  capitale umano delle giovani generazioni.

Il Governo attuale ha avuto e avrà risorse europee e disponibilità dei corpi intermedi come nessun altro sinora e quindi anche i risultati attesi dalle sue misure dovrebbero essere senza precedenti. In base a questa logica purtroppo nessuno può dirsi ancora soddisfatto e tutti siamo chiamati a fare di più e meglio’.

Di Emanuele Lombardini

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