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08/10/2020

Claudio Bendini (Uil Umbria): "Alla nostra regione serve maggiore slancio: i fondi europei sono l’unica grande occasione"

(Claudio Bendini, segretario regionale Uil Umbria)

Rischiamo di perdere il 25 % del Pil, occorre percorrere tutte le strade che possono rilanciare la nostra economia

L’Umbria che riparte e cerca nuovo slancio economico, anche con l’ausilio dei fondi europei. Abbiamo raccolto l’opinione di Claudio Bendini, segretario regionale della Uil con il quale ‘CUOREECONOMICO’ ha voluto conversare in questo particolare momento con alle porte restrizioni personali e lavorative importanti causate dalla nuova ondata di Covid-19.

Siamo a ridosso di quello che riteniamo sia un periodo molto caldo, sotto tutti i punti di vista: come vede la situazione regionale la UIL?

Siamo in un momento particolare, in Umbria veniamo da tre crisi: dal 2008 alla pandemia avevamo perso il 15% del Pil ora ne perdiamo un altro 10% col risultato che abbiamo avuto una riduzione di un quarto complessivamente del reddito procapite. Bisogna utilizzare tutte le risorse che ci sono: Fondi europei, per la ricostruzione, area di crisi complessa e non complessa, recovery fund, bei, sure ed il Mes. Soprattutto, quest’ultimo, non c’è alcun motivo per non usarlo. E’una opportunità unica per provare a rilanciare in modo strutturato la nostra economia regionale, a partire dalle infrastrutture, per passare con la banda larga: qui eravamo partiti bene ma il Covid ci ha fermato. Non ci saranno altre occasioni simili per provare a rilanciarci’.

Le banche hanno fatto la loro parte?

Non abbiamo più banche territoriali e quindi i crediti deteriorati fanno alzare i costi per le imprese ed i cittadini, purtroppo. Questo è un problema del quale si dovrebbe prendere coscienza’.

Di internazionalizzazione si parlerà al prossimo GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 del 13 novembre. Ritiene che sia un fattore su cui le imprese del territorio debbano investire di più?

Internazionalizzazione, innovazione e ricerca sono tre elementi concatenati.  Il rilancio dell’Umbria può avvenire solo se si faranno prodotti che escono dalla subfornitura ed hanno caratteristiche commerciali adeguate. A questo si aggiunge tutto quello che gira intorno all’economia circolare e sostenibile’.

Competitività e lavoro: a che punto siamo?

Un recente studio, realizzato dall’Università di Perugia ci dice che non siamo messi bene, c’è da lavorare molto su questo fronte. La competitività passa anche per una diversificazione dei prodotti. Se si fanno prodotti a basso valore aggiunto è molto difficile essere competitivi con altri paesi, che spesso producono anche a costi minori’.

Il sistema Italia a livello governativo sta supportando l’economia? Sia a livello nazionale che regionale?

Direi assolutamente non in modo adeguato, c’è bisogno assolutamente di fare un salto di qualità e speriamo che questi fondi possano diventare l’occasione. Non parlo solo per l’enorme quantità di soldi ma anche perché questa è l’opportunità per aiutare le imprese a pensare in maniera più dinamica’.

Il lockdown ha rilanciato lo smart working, che in molti ora vedono come una soluzione giusta per il lavoro del futuro. Altri però al contrario lo ritengono dannoso. La UIL come la vede?

Per noi è qualcosa di nuovo e quindi la materia va regolamentata: su questo stiamo molto lavorando come sindacati sul fronte dei contratti. Certamente  ci sono tipi di occupazione dove questo modello di lavoro esisteva già ed altri per i quali ci si è dovuti adattare, per cui va valutato dove è possibile svolgere le mansioni solo da casa e dove invece c’è bisogno di alternare smart working e presenza. Va normata perché non conosciamo bene questa realtà ed il lavoratore rischia di restare solo’.

Di Emanuele Lombardini

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