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Confartigianato: «Le piccole imprese pronte a guidare il paese verso la transizione ecologica e innovazione partendo dai territori»

Il presidente nazionale Confartigianato Imprese Marco Granelli: «Dobbiamo modernizzare il Paese e non perdere i soldi del Next Generation Eu. Ma per realizzare un appalto in Italia servono 7 mesi in più rispetto alla media europea»

Le imprese artigiane cuore pulsante dell’economia italiana, la reazione alla crisi grazie al digitale e la richiesta di meno burocrazia per avviare la transizione ecologica.

Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con il presidente nazionale di Confartigianato Marco Granelli.

Presidente, l'Italia è un paese di Pmi, come aiutare il comparto artigiano alla sfida post covid?

«La crisi provocata dalla pandemia ha colpito duramente le imprese artigiane. L’impatto maggiore l’hanno subito le imprese della moda e dei mobili, insieme ai comparti legati al turismo, alla ristorazione, agli eventi, in cui operano numerose imprese artigiane, dai fotografi al trasporto di persone.

Ma, nonostante le gravi difficoltà, i piccoli imprenditori hanno mostrato grande capacità di reazione. Molti hanno riconvertito e diversificato la produzione per realizzare dispositivi sanitari e attrezzature ad alta tecnologia indispensabili per garantire la sicurezza e tutelare la salute.

In generale, il digitale è stata l’arma più usata per far fronte alle restrizioni imposte dalla pandemia. Oggi la quota di micro e piccole imprese che usa il commercio elettronico è raddoppiata e 122mila imprese in più utilizzano l’e-commerce.

Ad esempio, le piccole imprese della moda hanno ‘inventato’ le fiere digitali per continuare a promuovere e a vendere i capi d’abbigliamento made in Italy nel nostro Paese e all’estero.

La capacità di reazione mostrata dalle imprese in questi mesi tanto difficili va alimentata e sostenuta nei piani di rilancio per condurre l’Italia fuori dalla crisi sia con misure strutturali di riduzione della pressione fiscale e semplificazione degli adempimenti burocratici, sia facilitando l’accesso a nuovi strumenti di finanza d’impresa, alla ricerca e ai progetti di innovazione digitale e tecnologica, di transizione ecologica e di internazionalizzazione».

(Marco Granelli, presidente nazionale di Confartigianato Imprese)

Con i fondi europei c'è in gioco il futuro del paese, cosa chiede Confartigianato e quali sono i settori dove investire?

«Noi crediamo che il rilancio della capacità competitiva dell’Italia passa attraverso la valorizzazione della nostra eccellenza manifatturiera ed il coinvolgimento attivo delle nostre piccole imprese profondamente radicate nel tessuto sociale ed economico e motore di sviluppo sul territorio.

Le misure del PNRR dovranno quindi tener conto delle micro e piccole imprese nel sostegno delle produzioni verso soluzioni green, verso la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza del territorio e del patrimonio immobiliare, nel turismo, nella cultura come leva di generazione imprenditoriale, nell’innovazione e nelle tecnologie digitali.

Non sono più rinviabili investimenti nelle infrastrutture materiali e immateriali di collegamento delle persone, delle merci, delle informazioni.

Va quindi garantita una maggiore partecipazione delle micro e piccole imprese ai processi di sviluppo infrastrutturale, specialmente a livello locale.

Invece di concentrarsi soltanto su grandi progetti, occorre investire sulla capacità delle imprese di mettersi al centro di un nuovo modello di ammodernamento del Paese che parte dal territorio, dalle piccole opere manutentive.

E non dimentichiamo quanto ci attende a livello europeo: dovrà essere riscritto il Patto di stabilità che dovrà tenere conto dei nuovi scenari post Covid ed essere rispettoso delle condizioni economiche, sociali e finanziarie dei singoli Stati».

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Decreto semplificazioni, cosa serve al Paese per ripartire e quale burocrazia va eliminata?

«Sono convinto che il Decreto Semplificazioni apra un periodo di ‘stress positivo’ sull’apparato pubblico per superare nodi che da tempo soffocano l’Italia.

Ma i buoni propositi per semplificare e digitalizzare a PA devono essere rapidamente e realmente attuati per modernizzare il Paese e, soprattutto, per non perdere i soldi del Next Generation Eu.

Noi chiediamo meno tasse, meno burocrazia, più credito e infrastrutture efficienti. Sul fronte della burocrazia c’è tanto da fase. Basti dire che l’Italia è al 23° posto in Europa per l’eccesso di complicazioni amministrative e al 58° posto tra 190 Paesi nel mondo per la facilità di fare impresa.

Le faccio un esempio, per realizzare un appalto in Italia servono 7 mesi in più rispetto alla media europea, a causa dei numerosi passaggi burocratici che incidono per il 54,3% sui tempi complessivi per completare le opere.

Anche l’utilizzo del superbonus 110% è frenato dalla burocrazia: il 52% delle imprese segnala ritardi nell’inizio delle attività a causa di problemi burocratici e il 42,5% lamenta le mancate risposte dagli uffici pubblici.

Anche pagare le tasse è complicato. Siamo ultimi in Europa e al 128° posto nel mondo oltre che per la pressione del fisco, anche per i tempi e le procedure connessi agli adempimenti tributari».

Rigenerazione urbana, altra occasione per il rilancio dei cantieri. Che città dobbiamo ripensare?

«Dobbiamo puntare a conservare e riqualificare il patrimonio immobiliare pubblico e privato e le infrastrutture delle nostre città secondo criteri di sostenibilità ambientale.

Proprio per questo chiediamo che nella partecipazione agli appalti pubblici venga valorizzata la ‘filiera corta’, il chilometro zero, che significa riservare una quota alle piccole imprese residenti nel territorio di esecuzione dei lavori.

E ancora, riteniamo fondamentale puntare sulle piccole opere infrastrutturali così necessarie in un paese come il nostro ad alto rischio idrogeologico.

Altrettanto importanti gli incentivi per le ristrutturazioni che chiediamo di rendere strutturali. In particolare, confidiamo nell’impegno assunto dal Governo di prorogare al 2023 il superbonus 110%: si tratta di un incentivo che serve a consolidare la ripresa delle attività produttive e a riqualificare il patrimonio edilizio in un’ottica di transizione ecologica. Ma ne va semplificato il funzionamento.

Noi riteniamo anche necessario estenderlo a tutti gli interventi e tipologie di edifici e renderlo stabile negli anni successivi, pur riducendo le percentuali di detrazione.

Il nostro Ufficio studi ha calcolato che il superbonus 110% e le detrazioni fiscali per l’edilizia coinvolgono 1 milione di imprese del ‘sistema casa’ con 2,3 milioni di addetti.

Non si devono vanificare le aspettative e gli sforzi di imprese e cittadini che stanno mostrando di apprezzare e utilizzare questo strumento».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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