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16/09/2020

Confartigianato Sardegna: tre mesi alla Brexit, agroalimentare a rischio. Matzutzi e Serra: preoccupano dazi e burocrazia

(Antonio Matzutzi, presidente Confartigianato Imprese Sardegna)

Solo per la Sardegna, lo scambio commerciale con la Gran Bretagna vale circa 90 milioni di euro e questa cifra, fra qualche mese, sarà fortemente a rischio e siamo molto preoccupati

Mancano poco più di tre mesi alla Brexit. E in Sardegna a rischiare di più sono le imprese dell'agroalimentare. A lanciare l'allarme è l'ultimo rapporto di Confartigianato Sardegna che mette in evidenza i problemi dall'uscita definitiva della Gran Bretagna dalla Unione europea. Il commercio con l'Oltremanica vale circa 90 milioni di euro.

Dopo tanti dibattiti e attese, la Brexit, in ogni caso, sarà realtà dal prossimo primo gennaio”, commentano per CUOREECONOMICO Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, e Daniele Serra, segretario, “e quindi, dal 2021 cambieranno molte cose per chi esporta o opera in questa nazione”.

Già da ora gli interrogativi delle imprese sono molti: cosa cambierà per chi vende prodotti nel Regno Unito? Come si dovranno comportare gli artigiani dell’area Casa per effettuare opere sul posto? Ci saranno delle complicazioni o verranno introdotte delle facilitazioni?

“Il rapporto commerciale tra Regno Unito e Italia, e quindi anche con la nostra Sardegna”, continuano Matzutzi e Serra, “è stato sempre molto attivo, soprattutto per la qualità dei prodotti Made in Italy”. “Dall’agroalimentare alla moda, dai prodotti in legno e metallo fino all’arredamento o ai prodotti del sistema casa, come per esempio piastrelle e rubinetteria. Solo per la Sardegna, questo tesoretto di scambio commerciale vale circa 90 milioni di euro”, ribadiscono gli esponenti di Confartigianato. “Questa cifra, fra qualche mese, sarà fortemente a rischio e siamo molto preoccupati”.

(Daniele Serra, segretario Confartigianato Imprese Sardegna)

Secondo le segnalazioni che Confartigianato Sardegna ha raccolto in questi mesi dagli imprenditori sardi, le principali preoccupazioni sono due: l’eventuale applicazione di Iva e dazi e l’aumento della burocrazia. Nel primo caso, l’applicazione dell’Iva alle merci esportate e l’eventuale introduzione di dazi comporterebbero un maggiore costo finale per l’acquirente inglese che, visto l’aumento di prezzo, potrebbe anche rinunciare a quel bene. Problema che, secondo le imprese, non dovrebbe porsi per i prodotti sardi, essendo fortemente ‘tipicizzati’, regionalizzati, molto richiesti e, una buona parte dei quali, non sostituibili da prodotti locali inglesi tanto meno da beni che potrebbero arrivare da altre nazioni.

Nel secondo caso, il timore più grande, anche prima dell’aumento delle tasse, è quello legato a un fiorire di norme, leggi, direttive e circolari esplicative che andrebbero a ingrossare il carico burocratico che già grava sulle attività produttive italiane.

“A fronte di questo, l’auspicio è che fino all’ultimo istante siano posti in campo tutti gli sforzi possibili per trovare un accordo che consenta una uscita ordinata o comunque concordata”, aggiungono Matzutzi e Serra. “Lo scenario internazionale è in questo periodo così complesso che una ulteriore complicazione sarebbe deleteria per gli operatori economici, anche dal punto di vista psicologico”.

L’invito che Confartigianato Sardegna rivolge agli imprenditori sardi è quello di essere preparati al fatto che il Regno Unito possa diventare, a tutti gli effetti, un Paese terzo. “Il timore più grande è quello di tornare indietro di decenni”, sottolineano presidente e segretario, “passando da una situazione di libera circolazione di merci e lavoratori a una chiusura dei mercati e ripristino di dazi e tariffe, sia da una parte che dall'altra. Come associazione imprenditoriale”, concludono Matzutzi e Serra, “siamo fiduciosi che l’Italia e l'Europa saranno in grado di trovare le modalità necessarie per gestire e minimizzare le ricadute di quanto si potrà verificare”.  

Di Lanfranco Olivieri

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