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Confitarma: «La blu economy settore da 34 miliardi l’anno, regia unica per sostenere sviluppo e transizione ecologica»

Il presidente della confederazione italiana armatori Mario Mattioli: «Nel 2021 i volumi di traffico aumenteranno del 4,2%. Ma scontiamo un gap logistico-infrastrutturale, ora la sfida della digitalizzazione e decarboniazzazione del trasporto»

Blu economy, flotte, occupazione e transizione ecologica anche nei carburanti del trasporto marittimo. Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Mario Mattioli, presidente Confitarma.

Possiamo parlare di ripresa economica? Che volumi di movimentazioni di merci stiamo raggiungendo?

«Possiamo cominciare a guardare alla ripresa economica con un po’ più di ottimismo. Secondo recenti stime, i volumi di traffico marittimo aumenteranno del 4,2% nel 2021, raggiungendo livelli pre-covid con circa 12 Mld di tonnellate e nel 2022 ci sarà un ulteriore aumento del 3,1%.

Per quanto riguarda l’Italia, nonostante il protrarsi degli effetti della crisi causata dalla pandemia da Covid19, alla fine del 2020, con circa 15 milioni di tonnellate, la flotta mercantile italiana mantiene la sua posizione tra le principali flotte mondiali e nei primi mesi del 2021 registra la consegna di nuove costruzioni per quasi 700.000 tonnellate di stazza lorda».

(Mario Mattioli, presidente Confitarma)

Il commercio marittimo rappresenta una bella fetta d’economia, dove si gioca la partita?

«Per poter continuare a garantire i flussi di merci via mare – che nel mondo rappresentano circa il 90% del commercio globale – è urgente consentire l’accesso dei lavoratori marittimi ai vaccini, considerando che oltre la metà della forza lavoro marittima internazionale proviene da paesi in via di sviluppo che hanno scorte limitate di vaccini anche in relazione alle nuove varianti del virus.

In Italia si è aggiunta un’altra emergenza determinata dalla carenza di medici di bordo che, con la stagione estiva già avviata, potrebbe costringere molte navi a rimanere in porto. Abbiamo già chiesto l’adozione urgente di provvedimenti mirati».

Che ruolo giocherà la blue economy nella ripresa?

«Oggi più che mai la blue economy è un aspetto esistenziale per il nostro Paese, settore ampio e che gira attorno ad ambiti come il commercio, la cantieristica navale, la pesca e molto altro.

La ripresa e la crescita sostenibile del Paese dipenderanno anche dall’importanza che verrà data a questo cluster che produce 34 miliardi di euro all’anno, pari al 2% del PIL fornendo occupazione a 530 mila persone.

Tutto il cluster marittimo (navi, cantieri, porti, nautica e pesca) chiede da tempo una governance unitaria del mare che ponga al centro la blue economy.

Purtroppo, ancora oggi gli operatori marittimi non hanno un punto di riferimento competente ma le loro problematiche fanno capo a 8 ministeri diversi».

Come rilanciare il trasporto marittimo e quali progetti per rinnovare e rendere più efficiente il sistema portuale italiano? Anche in un'ottica sostenibile?

«Il mare è sempre stato un forte volano di sviluppo ma, in Italia, da qualche anno, con una governance del settore marittimo-portuale molto frammentata, non è stato possibile portare avanti le riforme fondamentali.

Purtroppo, il nostro Paese pur trovandosi in una posizione privilegiata, vera piattaforma del Mediterraneo ove passa circa il 20% dell'intero traffico marittimo mondiale, è fortemente svantaggiato a causa di un gap logistico-infrastrutturale pari a circa 70 miliardi di Euro all’anno: cifra allarmante per un Paese importatore, trasformatore ed esportatore.

In questo contesto occorre con urgenza connettere le aree portuali con tutte le altre reti per la distribuzione delle merci. Anche per quanto riguarda le ZES occorre completare la loro attuazione per metterle in linea con quelle degli altri paesi ove il loro funzionamento si sta rivelando un vero e proprio motore di sviluppo».

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E la burocrazia?

«Il nostro Paese soffre di un apparato burocratico e normativo che spesso invece di favorire lo sviluppo lo frena. L’Italia non ha più scuse per completare le riforme e trasformare la burocrazia in volano di sviluppo.

Sicuramente la digitalizzazione favorirà anche l’efficienza del nostro sistema logistico oltre che dell’intero Paese, ma anche nell’ottica della transizione ecologica, un accentramento delle competenze ed una realistica pianificazione sono indispensabili per rendere concreta la decarbonizzazione del trasporto marittimo, ed è molto importante ascoltare le componenti dell’industria.

Per ragioni fisiche, di lunghe distanze, di disponibilità, ad oggi è difficile immaginare che l’intera flotta mondiale possa utilizzare combustibili diversi dal greggio, nonostante si stiano sviluppando alternative dual use per navi da crociera e traghetti.

Le navi trasportano il 90% del commercio mondiale e in 10 anni hanno già ridotto del 30% le loro emissioni ma per ipotizzare il raggiungimento dell’obiettivo di zero emissioni nel 2050, o si affronta la decarbonizzazione in maniera pragmatica oppure dobbiamo cominciare a pensare che nel 2050 non si utilizzerà più il trasporto marittimo. Servono infrastrutture e finanziamenti».



Pnrr e infrastrutture, cosa chiede Confitarma per il rilancio del paese?

«La transizione ecologica, la digitalizzazione e la decarbonizzazione con l’agenda 2030-2050 sono i suggestivi titoli di un programma ambizioso che, però, deve essere riempito di contenuti specifici tarati su una razionale programmazione.

La partita si giocherà a partire dallo sviluppo infrastrutturale delle reti di distribuzione e rifornimento dei "green fuel ": oggi il GNL in via transitoria, domani l’idrogeno passando attraverso batterie e pannelli solari.

Inoltre, nei capitoli di spesa previsti nel PNRR c’è anche l’ambizioso piano di elettrificazione delle banchine di una quarantina di scali marittimi italiani.

Tutto ciò naturalmente comporterà costi per gli operatori dello shipping e ancora non si sa come e quanto il sistema creditizio sarà in grado di sostenere lo sviluppo green del settore marittimo.

Ecco perché ritengo che gli obiettivi della transizione ecologica debbano essere definiti su basi realistiche, praticabili e concrete. Gli armatori che rappresento ripongono grande fiducia nel Governo Draghi».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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