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Consiglio degli Architetti: “Una nuova Bauhaus per città che uniscono scienza, tecnologia, arte e ambiente”

Il presidente del Cnappc Francesco Miceli: «L'Architettura può contribuire al miglioramento della qualità della vita. Con la rigenerazione urbana servono risposte adeguate ai mutamenti ambientali, sociali, digitali, culturali e climatici»

Una nuova Bauhaus, l’unione di funzionalità e architettura, scienza e tecnologia. E’ questa la vision del Consiglio degli Architetti.

Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con il presidente Francesco Miceli toccando i temi della rigenerazione urbana, grandi opere e semplificazione.

Presidente Miceli, qual è la proposta di rilancio del Paese dal punto di vista degli architetti?  

«Asset fondamentali per il rilancio del Paese sono cultura, istruzione, ricerca ed innovazione, intesi come driver di sviluppo. Sono questi i principi che l’Europa ha lanciato attraverso il New European Bauhaus per costruire un ponte tra scienza e tecnologia, da una parte, e arte, architettura e cultura, dall’altra. 

Il fine è quello di riunire i saperi per far diventare realtà la transizione ecologica: ma solo se cultura, tecnologia e innovazione procedono di pari passo si potranno creare le premesse per la ripresa del Paese.  

Da questo punto di vista l'Architettura può contribuire in modo significativo al miglioramento della qualità della vita, partendo dalla grande scala dei territori, delle città e passando a quella più piccola degli edifici e degli interni.

(Francesco Miceli, Consiglio degli Architetti)

E’ in grado di fornire risposte adeguate ai mutamenti ambientali, sociali e culturali del nostro tempo oltreché alla crisi climatica.

Ha, quindi, una centralità nella promozione della cultura dello sviluppo sostenibile che insieme all’eco-responsabilità rappresenta uno dei cardini della trasformazione della città.  

Serve allora - lo ribadisco - una svolta aderente ai principi del New Green Deal e dell’European Bauhaus, un cambiamento strutturale la cui necessità discende anche dagli effetti prodotti dalla crisi pandemica.  

Due proposte: da un lato, il varo di una Legge per l’Architettura - sulla scia delle norme esistenti in altri paesi europei - per la valorizzazione della qualità architettonica e per garantire ai cittadini luoghi dove vivere meglio.

Dall’altro, l’introduzione dell’obbligo per le opere pubbliche, del concorso di progettazione gestito in maniera telematica. Un modo trasparente per garantire la massima partecipazione, la competitività ed una sicura ed ottimale riduzione dei tempi».

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Decreto semplificazioni, cosa serve al Paese per ripartire e quale burocrazia va eliminata?

«Bisogna innanzitutto evitare che il Decreto Semplificazioni si caratterizzi come un’azione tecnicista rivolta a riproporre e replicare procedure che in passato hanno dimostrato di essere del tutto inefficaci come ad esempio l’appalto integrato e l’affidamento diretto dei servizi di architettura e di ingegneria sotto-soglia.

Nella fase di conversione in legge del Decreto, ci adopereremo affinché siano introdotte tutte quelle modifiche volte a superare le più marcate criticità.

La semplificazione non può e non deve essere attuata a discapito dell'ambiente, del paesaggio, delle città e, più in generale, del patrimonio culturale.

Il nostro auspicio è che venga preservato l’obiettivo di individuare il giusto equilibrio tra la necessità di una accelerazione delle procedure legate agli obiettivi del PNRR e le altrettanto necessarie tutele.

A fare da corollario l’improrogabile riforma della P.A., il grande malato del Paese. L’obiettivo “burocrazia zero” si potrà raggiungere solo con una riforma di sistema che mettendo in moto meccanismi virtuosi e processi di innovazione, elimini definitivamente interventi privi di strategia».

(Francesco Miceli, Consiglio degli Architetti)

Come vanno investiti i fondi europei in arrivo? Grandi opere, quali? E come vanno ripensate le città?  

«L’obiettivo è quello della transizione ecologica per la realizzazione di un sistema fondato sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

In questo scenario il nostro contributo è e sarà fondamentale: basti pensare all’importanza del ruolo dell’architettura nella definizione della città post pandemia e del futuro.   

La più importante delle “grandi opere” credo sia proprio la rigenerazione urbana che deve coniugare ambiente e sviluppo, efficienza e inclusione sociale, che deve fondarsi su una visione capace di affrontare i temi delle periferie e dall’abitare sociale; dei centri storici e della mobilità; del ciclo dei rifiuti urbani e delle infrastrutture digitali; del valore degli spazi pubblici.  

Si tratta di un cambiamento culturale che ha al centro il rapporto uomo ed ambiente. Siamo pronti a mettere a disposizione del Paese, in questa fase così importante per l’oggi, ma ancora di più per le generazioni che verranno, la nostra visione e le nostre conoscenze».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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