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Cooperazione Finanza Impresa: «Con la fine dei decreti d’emergenza sempre più lavoratori rileveranno le aziende»

A colloquio con Mauro Frangi, presidente dell'investitore istituzionale partecipato dal Mise: «Nel 2020 il nostro massimo numero di interventi. Pronti a sostenere la ripartenza, il workers buyout aiuterà molte Pmi»

Cooperazione Finanza Impresa (Cfi) è l’investitore istituzionale per tutte le Pmi che scelgono di fare impresa in modo cooperativo.

Anche alla luce delle sempre maggiori esperienze di working buyout in Italia, siamo andati alla scoperta di questo settore col presidente Mauro Frangi.

In pratica l’impresa in crisi viene rigenerata grazie all’acquisto di una società realizzata dai dipendenti dell'impresa stessa, detta employee buyout oppure workers buyout.

(Mauro Frangi, presidente Cooperazione Finanza Impresa)

In che modo Cooperazione Finanza Impresa aiuta le Pmi?

«Noi aiutiamo la cooperativa a costituirsi, soprattutto nell’ambito del workers buyout, diventandone socio e restandone all’interno fino a 10 anni. Inoltre eroghiamo finanza a lungo termine a sostegno del capitale e dello sviluppo delle imprese.

Inoltre gestiamo uno strumento aggiuntivo di finanza agevolata che noi chiamiamo “Nuova Marcora” (con riferimento all’omonima legge 49/1985 che istituisce proprio il workers buyout ndr) e che altro non è che il decreto ministeriale 4.1.2021 che ci consente di erogare finanziamenti decennali a tasso zero per un importo fino a cinque volte il capitale da noi sottoscritto».

Come selezionate le imprese da sostenere?

«Possono accedere a CFI tutte le cooperative di lavoro o cooperative che siano Pmi, perché i nostri strumenti economici si rivolgono ad esse.

Inoltre le cooperative devono rispettare i requisiti stabiliti dalla Legge Marcora, quindi delle soglie di ricapitalizzazione minima garantite dai soci lavoratori. Chi vuole accedere al finanziamento presenta la domanda con tutti i documenti richiesti e questa viene autorizzata.

Per i workers buyout invece il percorso è più stringente, perché qui si tratta di fare un lavoro di accompagnamento dei lavoratori per verificare la sostenibilità del progetto e le motivazioni che hanno portato alla sua nascita: qui c’è un passaggio delicato per i lavoratori da dipendenti ad imprenditori, che va sostenuto e controllato»./p>

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Come ha affrontato il mondo cooperativo il difficile 2020 italiano?

«Nel 2020 è l’anno in cui abbiamo realizzato più interventi nel corso della storia, soprattutto nelle aziende già partecipate, perché CFI ne è socio. Siamo intervenuti in maniera robusta per aiutarle a ripartire.

C’è da dire che il workers buyout nella quasi totalità fa riferimento a settori che hanno subito poche limitazioni o chiusure, ma la scelta del Cda è stata quella di intensificare gli aiuti».

Recentemente avete stretto un accordo con il Fondo Europeo per gli investimenti…

«CFI lavora con capitale proprio conferito dal Mise ma proprio in una logica di tutela e protezione del capitale pubblico, abbiamo perfezionato questo accordo con uno strumento che ci consente di garantire gli impieghi che effettuiamo nelle imprese con le risorse della società.

Ci è stato assegnato un portafoglio di 32 milioni di impieghi e questa per noi è una garanzia importante».

Che richieste avete fatto nell’ambito del Pnrr?

«Nessuna in particolare. La revisione della normativa esistente che è stata fatta nel 2020, ha ampliato il campo di azione ed espandere il valore massimo degli interventi.

In più, sia il Decreto Rilancio che la Legge di stabilità hanno incrementato di 45 milioni il fondo della Nuova Marcora. Del resto CFI è partecipata e vigilata dal Mise, costituita per conseguire uno scopo di interesse pubblico».

Il workers buyout può essere una sfida per il futuro?

«Registriamo che in questi mesi il numero dei progetti partiti o che stanno partendo è decisamente superiore al passato. Sappiamo bene che quando finiranno i provvedimenti emergenziali in merito di lavoro e credito alle imprese molte Pmi faranno fatica a ripartire e quindi il Wbo può essere uno strumento efficace ed utile.

Abbiamo intensificato molto i contatti col mondo cooperativo e coi sindacati, ci stiamo attrezzando per essere all’altezza della sfida».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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