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22/09/2022

Credito, Uilca Veneto: «Regione ancora locomotiva d’Italia, ma ora fondamentale proteggere i risparmi dei cittadini»

(Roberto Telatin, responsabile del centro studi Uilca)

Telatin (Centro Studi Guerra): «Salto dimensionale delle imprese può aiutare nell’accesso ai capitali. Assicurazioni, serve investire sul mercato reale». Il segretario generale Furlan: «Banche favoriscano lo sviluppo»

Il Veneto ed il mondo del credito e delle assicurazioni. Quanto sta incidendo la crisi sul settore? CUOREECONOMICO ne parla col sindacato di settore Uilca.

Risponde alle prime domande Roberto Telatin, responsabile del centro studi Uilca.

I recenti dati di Istat e Cgia sottolineano come siano aumentate le famiglie a rischio povertà. Qual è la situazione in Veneto? Possiamo ancora dire che esiste il Ricco Nord Est?

«I dati oggi disponibili prospettano nel Veneto una crescita del Puk per il 2022, del 3,4%, superiore rispetto al dato nazionale, pari al 2,9%.

Il numero degli occupati nella regione, nel primo trimestre dell’anno, è cresciuto del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2021, ma comunque non ancora ai livelli pre Covid; inoltre, i consumi cresceranno più della media nazionale (3,4% contro il 2,8%), ma saranno comunque inferiori rispetto a quelli del 2021».

«Gli indicatori mostrano chiaramente come questa regione sia ancora una locomotiva d’Italia e una delle prime per contribuzione al Pil, ma sarà la geopolitica nei prossimi anni a decidere le condizioni economiche nei vari paesi e l’economia veneta è molto integrata con l’Europa: Germania e Francia fanno il 25% dell’export e dell’import del Veneto.

Inoltre, l’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime farà aumentare i prezzi finali, riducendo i volumi di vendita che indirettamente colpiranno occupazione, profitti aziendali e il rimborso dei crediti».

«Viviamo un’economia che cambia velocemente e non garantisce rendite di posizione, per cui definizioni come “ricco Nord-Est” hanno una durata non determinabile: la flessibilità economica, che è stata una delle ragioni alla base dello sviluppo del modello veneto, va oggi coniugata con fattori quali intelligenze artificiali, terre rare, energie a basso costo e grandi aziende. La celebre laboriosità dei veneti, da sola, può non essere sufficiente a colmare il gap».

Le Pmi sono sempre più in sofferenza, anche in Regione. State riscontrando problemi con la concessione dei crediti alle aziende dopo lo stop alla moratoria sui mutui?

«Gli interventi a favore delle imprese, durante la pandemia, hanno permesso di mantenere in vita le aziende in un momento difficile e di riprendere l’attività al termine del lockdown, ma non potevano essere una integrazione ai mancati profitti.

In Veneto, a fine 2021, il 10% delle moratorie concesse era ancora in essere e le imprese con questi crediti avevano un tasso di rischiosità più elevato rispetto a quelle che avevano ripreso una “normale vita aziendale».

«Il problema non è la concessione del credito, che è il mestiere principale di una banca, ma proteggere i risparmi che le sono affidati dalle persone e che, nel 2021, in Veneto sono cresciuti dell’8,5%, dopo il 12,3% del 2020.

Gli istituti di credito quando concedono un credito devono avere la certezza del rimborso: la crescita degli Npl porta tensioni finanziarie che possono sfociare in dissesti bancari, come questo territorio sa fin troppo bene.

Il deterioramento dell’economia veneta, così come quella nazionale e mondiale, è silente e lo dimostra la crescita di rischiosità dei crediti in bonis che, nel Veneto, sono passati da circa il 10% nel 2019 al 16% del 2021».

«Le dimensioni aziendali sono un problema che riscontriamo anche in questa regione: limita l’accesso al mercato dei capitali e la pone alle dipendenze del credito bancario.

Anche per questi motivi il salto dimensionale delle imprese può consentire di meglio gestire le fonti di finanziamento e meglio ottimizzare i servizi bancari, che stanno evolvendo oltre la normale concessione di credito.

D’altra parte, crediamo sia fondamentale che le banche siano presenti sul territorio, in modo capillare, così da rappresentare un presidio a tutela della legalità e un supporto reale per comunità, imprese e famiglie».

Come hanno preso le compagnie assicurative l’abbinata di tassi in ascesa e aumento dell’inflazione? Qual è la situazione attuale in Veneto? Si parla inparticolare di un possibile aumento delle polizze per il 2023...

«L’aumento dei tassi d’interesse e la crescita dell’inflazione impattano in maniera diversa sulle aziende assicurative e sui clienti, a seconda che si consideri il ramo danni o quello vita o quello previdenziale assicurativo.

Faccio un esempio pratico: nel ramo danni R.C. auto i maggiori costi per sinistri, a causa dell’aumento del prezzo dei pezzi di ricambio, del costo delle materie prime e delle fonti energetiche, verranno in parte scaricati sugli aumenti dei premi assicurativi».

«Questo per i clienti si traduce in polizze R.C. più elevate. Inoltre, gli aumenti dei prezzi, anche dei generi di prima necessità, incidono sulla qualità della vita delle persone e, nel lungo termine, si rifletteranno nei premi assicurativi, con una maggiore incidenza di malattie spesso non curate a dovere per mancanza di disponibilità economica.

Per questo, analizzare e combattere il fenomeno della povertà delle persone è anche un fatto economico, oltre che sociale e moral

Noi come Organizzazione Sindacale siamo per la tutela, sempre, dei soggetti più deboli e più fragili: è nella nostra stessa natura e missione».

«In Veneto la situazione non è molto diversa dal resto del Paese. Le dinamiche che guidano i fenomeni sono le stesse, anche se di certo la maggiore ricchezza pro capite della regione permette di avere un mercato assicurativo più dinamico, in grado di offrire prodotti innovativi.

Non bisogna dimenticare che i cambiamenti climatici stanno impattando anche qui, come dappertutto e il mercato assicurativo dovrà adattarsi ai nuovi scenari che si delineano.

Non ultimo, va preso in considerazione l’effetto demografico: l’indice di vecchiaia in Veneto è pari a 183,3 contro una media nazionale del 182,6; l’età media è 46,1 anni contro una media nazionale di 45,9 anni; la speranza di vita è di 85,59 anni per le donne e di 81 per gli uomini, contro un dato nazionale che vede le donne arrivare a 84,69 anni e gli uomini a 80,14 anni.

Un Paese e una regione che invecchiano necessitano di progettare oggi il proprio futuro: i tassi di natalità non aiutano e l’immigrazione è necessaria ma non basta a compensare il trend piatto delle nascite.

Anche nel Veneto il settore assicurativo deve investire nell’economia reale, aiutando le imprese e la pubblica amministrazione nel ridefinire una regione, e un mondo, che mutano rapidamente».

(Fulvio Furlan, segretario generale Uilca)

Alla quarta domanda risponde Fulvio Furlan, segretario generale Uilca.

Il Pnrr, come detto dal Commissario europeo agli affari economici Gentiloni, deve essere la possibilità di rilancio del nostro paese e deve proseguire verso un percorso già intrapreso, senza cominciare daccapo. Qual è la sua opinione riguardo questo scottante tema? Cosa chiedete alla politica ed in particolare a coloro che rappresenteranno il Veneto in Parlamento?

«Ci interessa avere un settore bancario che favorisca lo sviluppo e punti sulle persone, aumentando la ricchezza nazionale, i salari e l’occupazione.

Il settore bancario è centrale anche per l’applicazione virtuosa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Alla classe dirigente chiediamo di pensare a una soluzione di sistema per creare un settore del credito che sia pluralista e in grado di sostenere territori, imprese e famiglie».

«In questo momento storico più che mai serve un sistema del credito coerente, in cui le banche siano protagoniste, perché un buon sistema del credito può contribuire a creare un buon sistema economico e a dare vita a una nuova e buona occupazione.

In questo scenario vanno trovate soluzioni per realtà quali Monte dei Paschi di Siena, anche prevedendo un ruolo dello Stato, senza pregiudizi.

Considerazioni analoghe si possono fare anche per altre situazioni complesse, penso a Carige o alla Banca Popolare di Bari».

Di Andrea Rizzatello
(Riproduzione riservata)

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