mer 28 gen 2026

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‘D’ GLOCAL ESG89 TERRITORI | Meloni (Confartigianato Imprese Sardegna):’Se vogliamo che la Sardegna resti viva, dobbiamo ripensare l’intero sistema di crescita e coesione’

(Giacomo Meloni, Presidente Confartigianato Imprese Sardegna)

ESG89 presenta la prima edizione del ‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM – STATI GENERALI DELLE ECONOMIE DEI TERRITORI iniziando così un lungo cammino che nei prossimi mesi ci porterà ad analizzare la situazione socio-economica lungo tutto lo stivale. CUOREECONOMICO e ESG89 si dedicano da sempre all'approfondimento con un approccio "glocal" (globale e locale), focalizzandosi su temi di sviluppo sostenibile, territori, imprese e politica, attraverso eventi, pubblicazioni e analisi, con l'obiettivo di informare il mondo istituzionale e aziendale. L’Obiettivo? Raccontare in modo compiuto l’economia dei territori, promuovendone l’eticità e la sostenibilità e collegando le realtà locali alle dinamiche globali

Il 2025 ha rappresentato per il nostro artigianato un anno di consapevolezza e di verità. Consapevolezza della forza straordinaria delle nostre imprese, che continuano a produrre valore, identità e lavoro anche in un contesto difficile; verità sulle sfide che incombono sul futuro della Sardegna, una terra che soffre, che si restringe, che rischia - se non si interviene con decisione - di perdere pezzi importanti del proprio tessuto sociale ed economico.

Oggi come rappresentante delle imprese artigiane sento il dovere di richiamare istituzioni e comunità a una responsabilità condivisa: scegliere se affrontare la glaciazione demografica e la mancanza di personale come un destino ineluttabile, oppure se contrastarle con coraggio, visione e politiche capaci di mettere al centro chi, ogni giorno, costruisce sviluppo reale.

I numeri parlano in modo inequivocabile. Nei prossimi vent’anni la nostra Isola perderà il 30% della popolazione in età lavorativa: oltre 277mila persone. I giovani tra i 15 e i 35 anni, già ai minimi storici, caleranno ancora, passando dagli attuali 288mila a 208mila. È un crollo che non riguarda solo la demografia, ma la speranza. È un avvertimento e, nello stesso tempo, un appello: se vogliamo che la Sardegna resti viva, dobbiamo ripensare l’intero sistema di crescita e coesione, a partire da chi lavora e crea valore nelle comunità più piccole, nei quartieri, nei laboratori, nelle botteghe.

L’artigianato è uno dei pochi presidi che resistono allo spopolamento. Le nostre imprese non producono solo economia: producono comunità. Sono baluardi di cultura e continuità sociale. Ma anche questo presidio è sotto pressione. Ogni anno nascono mille imprese giovanili, ma sono ancora troppo poche per compensare l’invecchiamento degli imprenditori e il debole ricambio generazionale. Le imprese giovanili artigiane sono 2.600, appena il 7,5% dell’albo regionale: un dato che deve interrogare tutti. Nei passaggi generazionali, tra il 2016 e il 2022, solo una minima quota ha trovato continuità. E ciò significa che rischiamo di perdere mestieri, saperi, filiere di eccellenza che nessuna tecnologia potrà sostituire.

In parallelo, la seconda grande emergenza del nostro 2025 - la mancanza di personale - ha mostrato un paradosso che ormai conosciamo bene: il lavoro c’è, ma i lavoratori no. Nel 2024 le imprese artigiane sarde avevano programmato oltre 16mila assunzioni, ma ne sono state realizzate poco più della metà. Per il comparto artigiano la difficoltà di reperimento supera il 53%, oltre sette punti in più rispetto alla media delle imprese sarde. Nel frattempo quasi un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni è NEET: non studia, non lavora, non si forma. È una perdita sociale prima ancora che economica.

Abbiamo davanti un mismatch crescente, che ogni anno costa centinaia di milioni di euro alle imprese. Mancano tecnici, operatori specializzati, figure con competenze digitali e manuali evolute. La scuola troppo spesso non dialoga con il mondo produttivo, e la formazione manca di aderenza alle necessità reali dei territori. Per questo chiediamo con urgenza una riforma del sistema di orientamento, il rilancio degli istituti tecnici e professionali, un investimento deciso sull’apprendistato e sui percorsi duali. La Sardegna deve tornare ad essere una terra che forma per il lavoro, non che costringe i giovani a partire.

Ma non basta. Di fronte a una crisi demografica di questa portata, servono politiche che abbiano il coraggio della lungimiranza. Occorre facilitare l’ingresso dei giovani nelle imprese, sostenere chi vuole rilevare un’attività, dare strumenti fiscali e finanziari stabili e non occasionali. Le 34mila aziende artigiane sarde producono ogni anno 2,5 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 7,8% del totale regionale. Non sono un settore marginale: sono uno dei motori della Sardegna. E un motore, se lo si sostiene, trascina con sé tutto il sistema.

C’è poi un ulteriore elemento che oggi dobbiamo considerare con chiarezza: l’innovazione. Per molti anni si è pensato che artigianato e tecnologia fossero mondi separati. Invece, la nuova “intelligenza artigiana” nasce proprio dall’integrazione tra manualità e digitale, tra tradizione e intelligenza artificiale, tra creatività e strumenti avanzati. Le imprese che investono in innovazione attraggono più facilmente i giovani, migliorano la qualità del lavoro e rafforzano la competitività. Su questo, chiediamo alle istituzioni di affiancarci con bandi mirati, formazione specifica e programmi di accompagnamento alla trasformazione digitale ed ecologica.

Guardando al 2026, non vedo semplicemente una data. Vedo un crocevia. Le imprese artigiane attendono quell’orizzonte con la resilienza di chi ha superato crisi, pandemie, rivoluzioni tecnologiche. Ma ora chiedono che la Sardegna compia un salto. Che il nostro artigianato venga riconosciuto come una risorsa strategica e non solo come un patrimonio identitario. Che si costruiscano politiche di sviluppo che valorizzino la qualità, la bellezza, la creatività che ci contraddistinguono. Che si mettano i giovani nelle condizioni di restare e di investire.

La Sardegna non è destinata allo spopolamento. Può scegliere un futuro diverso. Un futuro in cui l’artigianato non sia solo memoria, ma forza generativa. Un futuro in cui la nostra isola torni ad attirare e non a perdere talenti. Un futuro in cui il valore delle mani e dell’ingegno si trasformi in ricchezza condivisa.

Confartigianato Sardegna è pronta a fare la sua parte. Ora chiediamo che anche le istituzioni - regionali e nazionali - facciano la loro, con coraggio, continuità e visione. Perché il destino della Sardegna non è scritto: è da costruire, ogni giorno, insieme alle imprese che la tengono viva’.

Di Giacomo Meloni, Presidente Confartigianato Imprese Sardegna
(Riproduzione riservata)

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