mer 28 gen 2026

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Dadda (Legacoop Lombardia): “Giovani e innovazione per lo sviluppo del settore, ma il costo del denaro non aiuta”

(Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia)

Il presidente dell’associazione lombarda a CUOREECONOMICO: “Il timore è che, dopo un biennio molto positivo, le nostre cooperative possano ora rivedere al ribasso i propri piani di investimento in assenza di interventi mirati. In questo contesto sono fondamentali tutte quelle misure volte a proteggere gli investimenti in un’ottica che guardi al futuro. Con CoopStartup ed il corso per ESG Managers promuoviamo nuove imprese e figure professionali nel segno della sostenibilità”

Le cooperative lombarde hanno intrapreso da tempo percorsi virtuosi per raggiungere gli obiettivi posti dalla transizione ecologica e digitale, destinando molte risorse all’innovazione e alla riduzione dell’impatto ambientale.

Tuttavia il timore è che, dopo un biennio molto positivo, lo scenario complesso - caratterizzato prima dalla pandemia e dall’emergenza energetica e ora dall’aumento del costo del denaro e dal conflitto in Medio Oriente - possa portare, in assenza di interventi mirati, a un calo degli investimenti.

A tracciare questo quadro è Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia che ha spiegato a CUOREECONOMICO come in questa fase il settore cooperativo possa dare un contributo importante alla crescita del Paese, promuovendo un modello di crescita economica capace di porre al centro i territori e di coniugare la tutela sociale e quella ambientale.

Dopo la pandemia, la crisi energetica che ha visto inoltre un importante aumento del costo delle materie prime, ora quale impatto sta avendo sulle imprese cooperative lombarde l'aumento del costo del denaro? Questa situazione sta frenando gli investimenti?

L’aumento del costo del denaro è uno dei fattori  in gioco in una fase estremamente complessa, che ha visto una serie di emergenze causate da fattori extra-economici, come la pandemia, l’emergenza energetica legata al conflitto russo-ucraino e ora il nuovo scenario di guerra in Medio Oriente.

Il timore è che le nostre cooperative possano rivedere al ribasso i propri piani di investimento. In questo contesto quindi sono fondamentali tutte quelle misure volte a dare sicurezza a chi investe, in un’ottica che guardi al futuro.

Un altro punto chiave da evidenziare è il fatto che siamo in una fase dove alle imprese è richiesto un alto livello di innovazione legato alle sfide poste dalla transizione ecologica e digitale. Questi due percorsi devono andare di pari passo con una transizione di tipo generazionale che ponga al centro la valorizzazione dei giovani.

Per creare un ambiente favorevole al raggiungimento di tutti questi importanti obiettivi è fondamentale destinare risorse economiche alle aziende, accompagnandole in questi percorsi virtuosi con politiche pubbliche mirate che intervengano in ambito occupazionale e, in generale, favoriscano la crescita economica”. 

Ci sono dei settori che hanno sofferto di più per le criticità dell’attuale scenario economico, e in particolare per l’aumento dei tassi di interesse?

Questa situazione ha avuto un impatto negativo su tutti i diversi settori, ma possiamo dire che il mondo dell'agroalimentare è stato colpito in modo particolarmente forte.

Le problematiche legate all’aumento del costo del denaro impattano in modo determinante su tutte le nostre cooperative che stanno facendo investimenti, perché ha degli effetti rilevanti sugli oneri finanziari.

Dopo la pandemia abbiamo registrato tra le imprese associate un forte slancio a destinare risorse per innovare e aderire a modelli produttivi sostenibili. Il Covid e poi l’emergenza energetica hanno fatto crescere gli investimenti, dando una forte accelerata al processo di transizione energetica e digitale.

Come Legacoop Lombardia abbiamo lavorato molto per valorizzare al massimo questo scenario positivo, accompagnando le imprese in questi percorsi virtuosi. I dati ci dicono che abbiamo agito bene, incrementando sia il numero di addetti e sia il fatturato.

Questa è la strada maestra da seguire per avere aziende all’avanguardia, capaci di affrontare in modo efficace le sfide tecnologiche e ambientali al centro dell’agenda mondiale.

Adesso però abbiamo il timore che, in assegna di interventi mirati, l’aumento del costo del denaro possa portare a un rallentamento di questo slancio virtuoso registrato nell’ultimo biennio.

Ribadisco però che le cooperative lombarde da sempre hanno posto la sostenibilità al primo posto, anche in tempi in cui di questo tema si parlava poco e, al momento, non stanno facendo passi indietro in quest’ambito, che continua a essere centrale.

Naturalmente le criticità legate all’attuale scenario economico fanno sentire i loro effetti, ma destinare risorse economiche alla sostenibilità non viene visto dalle nostre imprese come uno spreco di soldi.

Gli investimenti in ambito ESG vengono anzi considerati un elemento intrinseco che caratterizza una cooperativa nella contemporaneità”.

Come in concreto le imprese cooperative stanno affrontando le sfide della transizione ecologica? Quali iniziative state promuovendo per favorire questo percorso virtuoso? Qual è l'importanza di avere personale con le giuste competenze per affrontare questi temi? Può darci qualche dettaglio in più sui percorsi di formazione per ESG manager? Qual è l'importanza di avere figure di questo tipo per l'accesso ai finanziamenti legati al Pnrr?

Come dicevo, la transizione ecologica è un tema strategico per le cooperative lombarde. Nel 2019 abbiamo approvato all’unanimità una dichiarazione per lo stato di emergenza climatica e ambientale.

La maggior parte delle nostre imprese sono partite in anticipo in questo settore e ora sono molto avanti. In particolare noi, come associazione, abbiamo da sempre declinato questo tema in modo olistico, tematizzandolo dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

É infatti un elemento che riveste un ruolo di primo piano nel modello cooperativo. La nostra non è una scelta di marketing, non è una moda passeggera, ma una filosofia che permea a tutti i livelli le nostre scelte imprenditoriali.

La sostenibilità è infatti intrinseca alla strategia imprenditoriale cooperativa, che da sempre pone al centro la dimensione sociale e l’attenzione al territorio.

É in questo contesto che si inseriscono tutta una serie di iniziative che hanno come obiettivo quello di accompagnare e accelerare il percorso virtuoso di transizione ecologica. Tra queste c’è, solo per fare un esempio, il corso dedicato a formare gli ESG manager promosso da Legacoop Lombardia e Legacoop Liguria, Regione Liguria e Università di Genova.

Le adesioni sono state tante e questo ci riempie di soddisfazione, perché testimonia quanto le imprese cooperative lombarde siano proiettate verso il futuro e abbiano compreso i concreti vantaggi di un modello di sviluppo sostenibile. La figura dell’ESG Manager è infatti decisiva in un contesto che vedrà sempre di più la sostenibilità  come un elemento chiave dei modelli produttivi.

In generale la sfida su questi temi è promuovere una cultura della sostenibilità che affronti diverse questioni: dalla qualità dell’aria, alla mobilità, alla logistica, all’urbanistica, alla parità di genere, alla valorizzazione dei territori e delle diverse culture. Tutti questi obiettivi devono inserirsi in percorsi concreti e strutturati, suffragati da dati. In quest’ottica un tema chiave è quello della rendicontazione di sostenibilità.

Questo tema è al centro di un servizio che abbiamo ideato in via sperimentale insieme all’università di Bologna. Anche in questo caso l’adesione è stata importante, a riprova del fatto che le nostre cooperative ritengono la sostenibilità un tema chiave”.

Parlando di sostenibilità in ambito sociale come vi ponete di fronte a strumenti come la certificazione di genere?

Anche questo è una tema che sta molto a cuore a noi come associazione e alle nostre imprese. Dall'ultimo congresso è emerso come il 58 percento del nostro personale, tra soci e dipendenti siano donne.

Questo fa capire come per noi le politiche per la parità di genere non sia un mero slogan, ma una scelta che si traduce e in numeri e risultati concreti. In particolare insistiamo molto sulla certificazione della parità di genere. É uno strumento che ti obbliga non a dichiarare le azioni che metti in atto, ma a misurare i risultati che ottieni”.

Per quanto riguarda la transizione digitale a che punto siamo? L'aumento del costo del denaro ha frenato gli investimenti in innovazione? 

La transizione digitale è centrale sia per noi come associazione sia per le nostre cooperative, che sono molto attente a questo tema.

La questione è legata sia al tema del passaggio generazionale, inteso come valorizzazione di talenti e nuove competenze da inserire in azienda, sia a quello degli investimenti in innovazione. Sul primo punto, ovvero i giovani talenti, posso affermare le imprese cooperative hanno accettato la sfida e stanno rispondendo in modo positivo.

Per quanto riguarda invece il secondo punto, ovvero gli investimenti in tecnologie informatiche, temiamo, come dicevo, un rallentamento e per questo stiamo lavorando, ad esempio, a progetti di investimento a tasso calmierato”.

Può darci qualche dettaglio in più su Coopstartup Lombardia? Qual è l'importanza di questa iniziativa per favorire la crescita economica, sociale e culturale del territorio?

Faccio una premessa: il settore lombardo delle startup è molto ricco e variegato ed è  da tempo ben presidiato dalla Regione e dalle università del territorio.

Per questo ci siamo chiesti come potevamo collocarci in questo scenario, qual era lo spicchio di nicchia da occupare. Abbiamo pensato che potevamo puntare sulla ricerca e sulla valorizzazione di nuove idee che abbiano come valore aggiunto la possibilità di essere realizzate secondo un modello comunitario.

Così abbiamo lanciato Coopstartup Lombardia, un’iniziativa promossa dalla nostra associazione insieme a Coopfond e già partita in altre regioni, che punta a favorire lo sviluppo - in forma cooperativa - di idee imprenditoriali innovative in qualsiasi ambito settoriale.

Nello specifico il focus è generare benefici per la comunità locale e per il territorio in termini di aumento dell’occupazione e di crescita economica, sociale e culturale, accelerando il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030.

Il primo step è una call for ideas” cui seguirà un percorso di formazione per fornire le competenze di base per sviluppare il progetto e costituire una cooperativa. Le migliori proposte imprenditoriali verranno ulteriormente selezionate e accompagnate - con servizi di consulenza gratuiti -  dalla fase iniziale (pre-startup) alla costituzione in cooperativa (startup),  fino a 3 anni dall’avvio dell’attività (post-startup).

Il punto di forza del progetto consiste nel fatto che, non solo, mettiamo in campo gli strumenti per far crescere l’idea, ma garantiamo alle startup anche un collegamento con la rete di cooperative della nostra associazione.

Tutto questo è impegnativo in termini di risorse economiche. Tuttavia pensiamo che iniziative di questo tipo rappresentino il mondo migliore per favorire percorsi di innovazione”.

In generale qual è il contributo che il settore cooperativo può dare alla crescita del Paese?

Sicuramente il settore cooperativo può giocare un ruolo importante nel promuovere un modello economico, sociale e culturale che ponga l’accento su comunità, territori e bene collettivo”.

Lavorare per la comunità è fondamentale. Vedo ancora troppo spesso appalti che continuano con il solito schema di gioco al massimo ribasso, favorendo il lavoro povero.

Come associazione dobbiamo intervenire in questo dibattito più di prima, giocando un ruolo di primo piano da un punto di vista comunicativo per sottolineare l’importanza di porre al centro scelte collettive e non individuali.

Le imprese cooperative hanno nel Dna proprio questa missione. Per questo dovremo insistere - in un contesto di collaborazione con le istituzioni e con le altre categorie economiche - nel dire che è fondamentale lavorare mettendo al centro il territorio.

Per fare questo è necessario porre al centro la sostenibilità, che rappresenta la strada maestra da seguire. Le nostre scelte avranno  infatti conseguenze sul futuro dei nostri figli e noi dobbiamo esserne consapevoli”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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