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09/09/2020

De Rebotti (Sindaco di Narni): “Internazionalizzazione è la sfida del futuro, ma serve una visione che guardi al territorio e non alle singole città”

(Francesco De Rebotti, Sindaco di Narni)

Purtroppo a conti fatti bisogna riconoscere che l’Area di crisi complessa ha fallito e lo ha fatto perché non è andata oltre i finanziamenti ai singoli progetti, mentre invece era una grande occasione per costruire una rete, creare una visione comune
che ragionasse in termini di territorio più che di città

Francesco De Rebotti è al secondo mandato come sindaco di Narni ed è anche il presidente dell’Anci Umbria. L’occasione è buona per parlare con lui dello sviluppo economico di Narni, dei progetti sul tavolo e dei grandi temi che caratterizzeranno su questo fronte i prossimi mesi. Non manca qualche stoccata.

Narni e la ripartenza. Come ha affrontato i difficili mesi del lockdown il tessuto produttivo narnese e com’è la situazione dopo

‘Per fortuna c’è stata una continuità, nel senso che in realtà le imprese del territorio non si sono mai veramente fermate completamente. Chiaramente le regole contingenti del momento hanno rallentato alcune situazioni, in una fase complicata anche dal punto di vista economico.

Alcuni progetti sono stati posticipati, perché la casa madre ha dovuto gestire un quadro complesso- penso al progetto di Leolandia, che ha costretto il gruppo di imprenditori a ricalibrare i tempi -  ma non sono stati annullati ed anzi spero presto che si possa mettere il primo tassello.

Noi puntiamo molto su questo progetto perché apre un mercato, quello del turismo, che differenzierebbe molto l’offerta territoriale, incentrata sulla chimica e sul manifatturiero. E’una occasione storica non solo per la conca ternana, ma per l’intera regione perché ci doterà del presidio in un settore che sarà una calamita in grado di generare introiti importanti.

Su altri settori, come per esempio la chimica, abbiamo Alcantara che ha avuto un rallentamento, dovuto anche alle contrazioni dei mercati di riferimento, ma è di queste ore la notizia di una ripartenza a livello di assunzioni, col recupero di alcune decine di lavoratori a tempo determinato che avevano concluso il percorso’.

L’internazionalizzazione, oltre ad essere il tema del prossimo Forum organizzato da ESG89 del 13 novembre a Perugia, è chiaramente uno dei punti chiave dello sviluppo economico italiano nei prossimi mesi. Narni da questo punto di vista è già avanti…

‘Ci sono diversi gruppi internazionali che hanno scelto Narni per proiettarsi verso il mondo: Alcantara, per esempio, ha un unico sito produttivo ed è a Nera Montoro ma il suo mercato di riferimento è quasi esclusivamente all’estero.

Ma penso anche a realtà impegnate in un cluster come quello della nautica come Canalicchio e Paolini che fanno produzioni di grande qualità e che sono sicuro riusciranno ad essere ancora più competitive. Registro che malgrado il lockdown c’è stato un grande sforzo per collocarsi ancora in maniera più importante sul mercato: hanno fatto investimenti nei loro poli produttivi, sia come ampliamento che come aggiunta ulteriore alle produzioni.

La Italiana Keller è una eccellenza nel settore dei grigliati e recentemente ha ampliato i propri locali, costruendo un pezzo nuovo che era necessario per ottimizzare costi e processi produttivi. Ma non dobbiamo dimenticare anche Tarkett, Sangraf Go Source o la ex Bayer oggi Covestro: tutte realtà che stanno facendo grandi sforzi per ricollocarsi in maniera importante.

L’internazionalizzazione deve essere un obiettivo strategico per tutte le imprese, nel caso di Narni per alcune lo è già. Questo obbliga ovviamente ad uno sforzo in termini di innovazione, ricerca e miglioramento della qualità che sicuramente si riflette nei costi del prodotto finale ma che risulta vincente rispetto a chi invece – parlo della concorrenza – punta solo sul risparmio a scapito però della qualità del prodotto.

Tenere alta la qualità del prodotto significa anche più posti di lavoro, meglio retribuiti, un pezzo di quella impresa sociale e sostenibile che guarda non solo ai profitti ma anche al benessere di chi lavora.
Un altro obiettivo dovrebbe essere sfornare alte professionalità – e già ne abbiamo – ma anche altre professionalità legate alla ricerca che aiutino le aziende a progredire sul piano della innovazione’.

(Palazzo del Comune di Narni)

Green economy, resilienza,  valorizzazione del territorio. A che punto siamo?

‘L’internalizzazione del prodotto ce l’abbiamo e per fortuna sempre più aziende guardano all’economia circolare. Quello che ci manca sono le filiere, che permetterebbero di avere un intero ciclo produttivo sul territorio. Faccio l’esempio dell’Alcantara:  alcune fasi del prodotto, come l’ignifugazione e la puntellatura vengono realizzate fuori dal territorio perché non abbiamo aziende che possano farlo, che possano essere di supporto alla produzione di eccellenza.

Lo stesso vale, spostandosi su Terni, alla Novamont: manca per esempio una agricoltura dedicata a quella fibra vegetale che serve per sviluppare quel prodotto straordinario. Noi abbiamo una grande tradizione di aziende di servizio a realtà esterne ed è giusto conservarla, ma occorre anche ragionare invece su una filiera inversa, che supporti le nostre produzioni’.

Terni e Narni, ma anche la Regione sono legate dai progetti per l’Area di crisi complessa. Che giudizio si può dare di quanto è stato fatto?

‘Purtroppo a conti fatti bisogna riconoscere che l’Area di crisi complessa ha fallito e lo ha fatto perché non è andata oltre i finanziamenti ai singoli progetti, mentre invece era una grande occasione per costruire una rete, creare una visione comune che ragionasse in termini di territorio più che di città.

Questo territorio sta scommettendo insieme su un modello di sviluppo alternativo: serviva una regia istituzionale che coordinasse tutto questo ed invece ci si è chiusi su un dibattito meno che cittadino.

Terni, come capoluogo, avrebbe dovuto fare da motore ed invece qui è mancata, secondo me. Non parlo solo delle imprese, ma anche di servizi, sanità, formazione, promozione turistica: Leolandia non è una occasione solo per Narni, bensì per il territorio e per l’Umbria. Il dibattito sull'ospedale è emblematico in questo senso: la Giunta regionale e chi ci rappresenta in Regione su questo fronte si spende per parlare del nuovo ospedale di Terni mentre invece il progetto per quello di Narni ed Amelia, che potrebbe fornire tanti servizi a supporto, viene quasi abbandonato. Di questo non hanno colpe soltanto in Regione, ma anche quelli del mio partito, in consiglio comunale a Terni. Per l’Università è lo stesso, è una opportunità da sfruttare per tutti. Purtroppo credo che questi discorsi di chiusura ciascuno nel proprio ambito siano figli di questo tempo che stiamo vivendo, nel quale ciascuno pensa solo a sé stesso. La politica e le istituzioni devono rispondere di questo’.

di Emanuele Lombardini

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