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Decreto semplificazioni: tutto a trattativa privata in deroga al Codice dei contratti

Prosegue l’iter di definizione del DL “semplificazioni”, appena approvato “salvo intese” dal Consiglio dei Ministri.

Per quanto concerne il comparto delle pubbliche gare, l’ultima versione del DL (ancora non definitiva) reca, rispetto alla “bozza di sintesi” circolata nei giorni scorsi, talune integrazioni e/o modifiche meritevoli di approfondimento.

La novità più sostanziale mi sembra quella relativa alle modalità di affidamento dei contratti “sotto-soglia”. Ferma restando la transitorietà delle norme in esame, applicabili alle gare indette sino al 31 luglio 2021, il testo (semi)definitivo del DL semplificazioni ha invero introdotto una novità sostanziale: la possibilità di affidare, con procedura negoziata, anche gli appalti di lavori da 1 milione alla soglia comunitaria. Mentre infatti, al di sotto di 1 milione di euro, rimane saldo l’affidamento diretto di lavori, servizi e forniture, per la fasciasuperiore ad 1 milione di eurola nuova normativa “emergenziale” appare interessante nell’introdurre le procedure negoziate per tutto il “sotto-soglia” dei lavori.

In particolare, rispetto alla prima bozza, si prevede oggi l’utilizzo della procedura negoziata di cui all’art 63 del Codice, previa consultazione, rispettivamente, di cinque, dieci o quindici operatori economici a seconda della corrispondente fascia di valore: da € 150.000,00 fino ad € 350.000,00; da € 350.000,00 fino a 1 milione; da 1 milione fino alle soglie di cui all’art. 35 del D.Lgs. n. 50/2016. Di fatto le procedure ordinarie sono divenute eccezionali e la procedura negoziata è il sistema usuale di affidamento.

Per migliorare questa previsione servirebbe oggi mettere mano, quanto meno in via transitoria, sul famigerato principio di rotazione, la cui applicazione, nell’attuale contesto emergenziale, appare non solo inutile ma finanche contrastantecon la (dichiarata) ratio legis.

Ben più condivisibile, sempre rispetto al “sotto-soglia”, mi pare invece la decisione di privilegiare il ricorso al criterio del prezzo più basso, lasciando il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ad una (motivata) valutazione di opportunità da parte della Stazione appaltante. Del resto è dimostrato che ogni qual volta s’è scelta l’offerta economicamente più vantaggiosa si è perso troppo tempo per pervenire alla aggiudicazione.

(LEGGI ANCHE ARTICOLO ‘Strutturare subito un grande piano di rilancio delle infrastrutture a livello nazionale’. Per Arturo Cancrini costituisce l’unica opzione per rilanciare il settore e l’Italia. Auspicata la riforma del Codice degli Appalti e dell’Anac)

Passando, poi, ai contratti di valore superiore alle soglie di rilevanza comunitaria, rimane fermo il ricorso alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara di cui all’art. 63 del Codice per le opere di rilevanza nazionale, cui il nuovo testo ha condivisibilmenteaffiancato gli interventi nel settore dell’edilizia scolastica, universitaria, sanitaria e carceraria nonché quelli stradali, ferroviari ed idrici. Come ho già avuto modo di osservare rispetto alla prima bozza del DL “semplificazioni”, tuttavia, sarebbe stato certamente più sensato consentire l’utilizzo della suddetta procedura negoziata per qualsiasi contratto “sopra-soglia”, senza limitarsi alle sole opere di rilevanza nazionale e a specifiche categorie di interventi.

Particolarmente apprezzabile, invece, è la previsione per la quale l’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente debba avvenire per i contratti sopra-soglia entro il termine di sei mesi dall’avvio del procedimento e, per quelli sotto-soglia, entro il termine di due mesi. Sul punto rileva, altresì, la circostanza che la mancata stipula del contratto o il ritardato avvio dei lavori possono essere valutati ai fini della responsabilità per danno erariale e, se imputabile all’impresa, possono determinare l’esclusione dalla gara o la risoluzione del contratto.

Si dispone inoltre che la proposizione di un ricorso giurisdizionale avverso gli atti di gara non legittimi di per sé la stazione appaltante a ritardare la stipula del contratto e l’avvio delle relative attività. Si tratta, senza dubbio, di norme fondamentali per una rapida riattivazione degli affidamenti e dei cantieri, troppo spesso ostacolati da condotte dilatorie o altrimenti oppositive.

Da ultimo, sul fronte della responsabilità erariale dei funzionari pubblici, viene confermata, rispetto alla prima bozza, la limitazione al profilo del dolo, a sua volta circoscritta alle sole azioni e non anche alle omissioni. In quest’ottica, il ritardo nell’aggiudicazione rientrerebbe nell’ipotesi del danno erariale in quanto riferito ad una condotta omissiva.

Pare, inoltre, che sia stato finalmente raggiunto un accordo sulla riforma del reato di abuso d’ufficio, con la quale si andrà ad escludere la responsabilità penale dei funzionari per l’adozione di atti e provvedimenti aventi carattere discrezionale. Si tratterebbe, a mio parere, della chiave di volta per superare, finalmente, l’atavico problema del “blocco della firma”, che tanti danni e rallentamenti ha inferto al settore delle pubbliche gare. Rimane solo da auspicare quindi, da questa specifica angolazione, che il Governo decida di proseguire sulla (meritevole) strada già intrapresa senza incorrere in ripensamenti di sorta.

Di Arturo Cancrini

 

 

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