Deloitte: gli investimenti green non arretrano in Italia

“Dal 20 dicembre al 6 gennaio le rubriche di CUOREECONOMICO racchiuderanno le idee, le riflessioni e gli interventi che hanno contribuito ad analizzare il quadro economico e sociale italiano nel 2024”
Inflazione, tensioni geopolitiche e incertezza macroeconomica non hanno frenato gli investimenti green in Italia. Anzi, negli ultimi anni c'è stato un aumento degli investimenti in sostenibilità e si registrano positivi segnali su un punto dibattuto nell’opinione pubblica: l’azione climatica non è in contrasto con la creazione di valore, piuttosto la guida e anzi guadagna un ruolo centrale nella strategia di molte imprese. È quanto emerge dal CxO Sustainability Report 2024, lo studio di Deloitte condotto a livello globale su oltre 2.100 top manager provenienti da 27 Paesi in tutto il mondo
«Non c'è alcun segnale di rallentamento nell'impegno delle aziende per la sostenibilità», spiega Stefano Pareglio, Presidente di Deloitte Climate & Sustainability.
«I manager intervistati nell’edizione annuale del Sustainability Report non evidenziano conflitti tra il successo aziendale e il contrasto al cambiamento climatico: anzi, l’84% di essi in Italia e il 90% a livello globale ritiene che l’economia mondiale possa crescere senza rinunciare agli obiettivi climatici.
E c’è anche ottimismo sul futuro della propria organizzazione: il 93% dei manager italiani e il 92% a livello globale è convinto che il successo aziendale possa andare di pari passo alla riduzione delle emissioni di gas serra», sottolinea Pareglio.
Il cambiamento climatico rimane la priorità in Italia secondo il 44% degli intervistati (37% a livello global): le organizzazioni italiane ritengono questo problema più urgente rispetto al tema dell’innovazione (40%), alle prospettive economiche (38%), all'incertezza geo-politica (36%), alle sfide legate alla supply chain (33%) e alla competizione tra aziende per i talenti (29%).
L’80% dei CxO in Italia dichiara di aver aumentato gli investimenti green rispetto all’anno precedente: nel 15% dei casi l’aumento è significativo, mentre nel 65% dei casi l’incremento è di minore entità ma comunque significativo.
Il 69% dei CxO italiani prevede che il cambiamento climatico avrà un impatto elevato o molto elevato sulla propria azienda nei prossimi tre anni.
Tra gli impatti del cambiamento climatico più rilevanti secondo gli intervistati vi sono il cambiamento dei modelli di consumo (64% Italia, 51% media globale), le politiche green adottate a livello nazionale e internazionale (58% Italia, 49% media globale), ma anche l’elevato costo delle risorse (55% Italia e 47% media globale).
Inoltre, le aziende italiane segnalano il cambio di passo imposto dalle nuove metriche e dal reporting ambientale (53%), ma anche dall’aumento della pressione della società civile (53%).
Il 76% dei CxO in Italia si dichiara preoccupato per il cambiamento climatico “sempre o la maggior parte del tempo”: una percentuale molto significativa e in notevole aumento rispetto allo scorso anno (59%).
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L’aumento della preoccupazione tra i dirigenti d’azienda è dovuto all’esperienza diretta di eventi climatici estremi: il 45% degli intervistati nel nostro Paese, infatti, ha vissuto in prima persona alluvioni e/o allagamenti, il 42% siccità e il 31% caldo estremo.
Le organizzazioni sono sempre più sotto osservazione per la loro azione climatica. A esercitare pressione su di loro sono soprattutto gli investitori e gli azionisti (71% Italia, 60% media globale), i clienti e consumatori (65% Italia, 58% media globale), i membri dei CdA (60% Italia, 59% media globale) e la società civile (60% Italia, 58% media globale).
I benefici dell’azione climatica: oltre alla reputazione c’è di più
Nonostante queste difficoltà, i benefici generati dall’azione climatica sono numerosi e vanno molto al di là dell’impatto positivo sulla reputazione.
Le aziende italiane stanno riscontrando una vasta gamma di benefici, tra cui il risparmio sui costi (44% Italia, 35% media globale), la soddisfazione dei clienti (42% Italia, 38% media global), le entrate provenienti da nuovi business (42% Italia, 35% media globale), l’innovazione dell’offerta e delle operations (40% Italia, 36% media globale), una maggiore efficienza e resilienza della supply chain (40% Italia, 37% media globale).
Inoltre, ci sono i benefici attesi per i prossimi cinque anni, tra cui migliori margini operativi (44% Italia, 36% media globale) e una migliore brand reputation e recognition (38% Italia, 36% media globale).
Redazione Cuoreeconomico
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