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‘E’ necessario rilanciare il Paese eliminando i nostri difetti cronici: burocrazia e corruzione che hanno frenato la crescita negli ultimi 30 anni’ Mariotti (Cancellotti) spinge poi sulle infrastrutture:’Necessaria una profonda revisione del Codice degli appalti’

Amministratore delegato della Cancellotti Srl, Presidente territoriale Perugia Confindustria Umbria e Consigliere con delega infrastrutture Consiglio di Presidenza Confindustria Umbria, Maurizio Mariotti è da sempre per l’Umbria l’uomo forte delle ‘infrastrutture’.

Un tema strategico per lo sviluppo della regione e del Paese, ma che negli ultimi anni ha visto i vari Governi tagliare quote di investimenti che hanno portato l’Italia a diventare il ‘fanalino di coda’ per modernità e fruibilità. Con il sopraggiungere del Covid-19, se si vorranno trasformare i motivi di preoccupazione delle imprese e dei lavoratori in speranze e certezze, occorrerà semplificare e sburocratizzare il più possibile.

In questa ‘conversazione’ con ‘CUOREECONOMICO Mariotti ha una precisa convinzione: gli aiuti a pioggia proposti nei vari DPCM, rappresentano una leva economica che in prospettiva danno scarsi risultati e un’unica certezza: sbilanciare il rapporto tra il PIL e debito pubblico.

Mariotti, il COVID-19 ha praticamente fermato il Paese all’improvviso. Ora c’è la necessità di ripartire: gli investimenti in infrastrutture pubbliche possono davvero rappresentare la svolta?

‘La crisi economica generata dal Covid-19 ci mette di fronte ad una situazione in cui si parla di un crollo del PIL 2020 che può attestarsi fino ad un -13%, di un forte aumento del debito pubblico e una sensibile crescita delle disuguaglianze sociali. L’obiettivo deve essere quindi duplice: sconfiggere il Covid-19 ed evitare la recessione. Certo che con questi scenari poco rassicuranti circa le conseguenze prodotte dal sistema economico, bisogna domandarsi come far ripartire le nostre imprese. In questo scenario di grande emergenza, che di fatto ha rivoluzionato le nostre vite ed il nostro lavoro, ho la convinzione che però potrebbe diventare anche una grande opportunità con molte sfide da intraprendere con intelligenza e senso di lungimiranza che ci potrebbe permettere di recuperare il ritardo che abbiamo nelle infrastrutture. E’ necessario rilanciare il Paese e quindi anche la nostra regione eliminando una volta per tutte i nostri difetti cronici che ci hanno frenato negli ultimi 30 anni. Mi riferisco all’eccesso di burocrazia ed alla corruzione. Se si vogliono trasformare i motivi di preoccupazione delle imprese e dei lavoratori umbri in speranze e certezze, occorre semplificare, sburocratizzare e rendere più attuali quelle regole ormai superate. Interrogarsi su come poter rimettere in piedi il sistema produttivo regionale e nazionale, messo alla prova da un evento di tale potenza come la pandemia da Covid-19, costituisce un esercizio assai complicato. Negli ultimi 25/30 anni della nostra storia, in situazione di crisi economica, il settore delle costruzioni e delle grandi opere ha spesso funzionato da volano alla ripresa dell’economia. E’ quindi da qui che dobbiamo ripartire, il settore delle costruzioni potrà dare la spinta alla ripresa economica del nostro Paese. Come più volte asserito dai media in quest’ultimo periodo, le opere pubbliche in Italia sono in gran parte finanziate. Si parla, come asserito dal Ministro Paola de Micheli, di oltre 150 miliardi di Euro di opere e lavori magari già appaltati ma bloccati per vari motivi: burocratici, contenziosi legali tra imprese e Amministrazione Pubblica e altro. Sarebbe particolarmente importante che si procedesse allo sblocco di questi cantieri con procedure straordinarie, nel rispetto delle norme, sul modello Expo Milano o Ponte Morandi a Genova. Si consentirebbe così ad un settore come quello delle costruzioni, già in forte crisi prima dell’emergenza, di prendere una boccata d’ossigeno. Oggi il nostro Paese ha bisogno di un sistema nuovo che può essere quello dei commissari con veri poteri, in grado di superare il codice degli appalti, in modo da riavviare immediatamente uno dei motori economici più importante, quello delle infrastrutture. Da anni le normative in tema di appalti pubblici sono diventate sempre più stringenti per le imprese sane e regolari, senza riuscire nel contempo ad arginare quelle irregolari o di matrice illegale.

Si fa un gran parlare della modifica del Codice degli Appalti per snellire l’avvio delle opere pubbliche… lei che idea si è fatto?

E’ assolutamente necessaria, quindi, una profonda revisione al codice degli appalti. La chiusura del Viadotto Montoro sulla E/45 per gravi motivi strutturali, ad esempio, è ormai diventato un caso nazionale che ha fatto crescere una generale protesta e grande preoccupazione sullo stato delle infrastrutture della nostra regione. Con la chiusura del casello di Orte al traffico pesante, l’Umbria ancora una volta è tagliata fuori dai collegamenti con le grandi arterie di comunicazione come era già successo lo scorso anno con il Viadotto Puleto, sempre sulla E/45’.

Umbria: l’isolamento storico continua a pesare molto sulle criticità dell’economia di questa regione… quali i programmi?

‘L’Umbria soffre da anni di uno storico isolamento che non ha consentito alle nostre imprese di svilupparsi e progredire. Infatti gli investimenti in reti stradali e reti ferroviarie rappresentano uno strumento di crescita e di modernizzazione di un territorio. Programmare e progettare infrastrutture e reti di connessione significa avere una visione chiara del futuro, dei flussi che si generano nel territorio, delle trasformazioni che contraddistinguono il tessuto produttivo e sociale della regione. Solo con un piano serio di investimenti nelle infrastrutture per la realizzazione di collegamenti rapidi e sicuri possiamo assecondare la ripresa ed uscire da un isolamento che in questi anni ha condizionato fortemente lo sviluppo economico e sociale della nostra regione. Per questo motivo Confindustria insiste da molti anni nell’indicare come priorità la ripresa degli investimenti nella manutenzione del territorio e delle reti esistenti ed in nuove indispensabili infrastrutture che colleghino la nostra regione alle grandi direttrici del traffico nazionale ed internazionale’.

Da ultimo, Mariotti, da imprenditore e da uomo di ‘Confindustria’, che giudizio può dare all’azione del Governo Conte di questi mesi riguardo soprattutto alle misure per resistere alla ‘pandemia’ economica che sembra che in autunno morderà ferocemente?

‘Per quanto riguarda l’aspetto economico sull’azione del governo per arginare la crisi post-Covid necessaria alle nostre imprese per ripartire velocemente, il fondo di garanzia sembra essere il mezzo più immediato da attivare, sempre che non si blocchi sulle procedure; questo vale per le piccole, medie e grandi imprese.Tuttavia la liquidità immessa, se indispensabile alle imprese per la sopravvivenza economica, contribuirà ad aumentare il debito. Da questa vicenda, quindi, le aziende usciranno tutte con più debito. Debito che non potrà essere rimborsato in soli 6 anni, come proposto dal governo nella prima fase, ma rimborsabile in almeno 10/15 anni. Occorrerà in tal senso aprire un serio negoziato anche in sede europea. L’uscita dalla crisi post Covid-19 dovrà comunque passare attraverso un uso attento della spesa pubblica e finanziamenti mirati alle imprese dei settori che più hanno risentito della crisi – turismo – ristorazione – commercio.Gli aiuti a pioggia sono una leva economica che in prospettiva daranno scarsi risultati e un’unica certezza: sbilanciare il rapporto tra il PIL e debito pubblico’.

 

 

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