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04/03/2021

Emilia Romagna - Guido Caselli (Unioncamere): “Pil oltre il 5% per il 2021”

(Cristina Balbo, Direttore Regionale Emilia-Romagna e Marche Intesa Sanpaolo)

Nel 2020 sono aumentati i prestiti verso le imprese, ma tali fondi sono stati utilizzati per affrontare le spese imminenti e dare respiro alle aziende in un momento di grande difficoltà economica, anziché impiegati in investimenti. Parallelamente, infatti, sono cresciuti i depositi, non solo a livello aziendale, ma anche in ambito familiare, con una forte crescita del tasso di risparmio. Questa tendenza, ha spiegato Balbo, è stata più accentuata in Emilia-Romagna, a dimostrazione del fatto che la crisi economica e l’assenza di prospettive chiare abbia spinto imprese e famiglie alla cautela

L’Emilia-Romagna ha saputo rispondere bene alla crisi, mostrando segnali incoraggianti per il prossimo futuro.

A dirlo sono i vertici regionali di Unioncamere, Confindustria e Intesa Sanpaolo che, in una conferenza stampa congiunta, hanno illustrato i dati concernenti l’industria manifatturiera a livello regionale.

Le statistiche, frutto di un’indagine realizzata in collaborazione dai tre soggetti, hanno riguardato l’andamento del comparto manifatturiero nell’ultimo trimestre del 2020, nonché le previsioni per il primo trimestre del 2021.

Si tratta, tuttavia, di dati ancora parziali, poiché la fase emergenziale non è terminata e gli effetti della pandemia nel lungo periodo non sono del tutto tangibili.

Guido Caselli, Vice-Segretario Generale Unioncamere Emilia-Romagna, ha presentato i dati concernenti il tessuto imprenditoriale degli ultimi mesi, sottolineando come la regione sia riuscita a limitare le perdite.

Le proiezioni di crescita relative al 2021 collocano l’Emilia-Romagna ai primi posti nazionali, con una crescita prevista del Pil pari al 5,4%, inferiore solo a quella del Veneto, comunque ben oltre la media nazionale, ferma a poco più del 3%.

Un dato incoraggiante, a maggior ragione perché a beneficiarne saranno soprattutto il settore industriale e quello edile, tra i più colpiti dalla crisi nell’anno precedente.

Secondo Caselli, le imprese si trovano in un momento di sostanziale stallo: la fase peggiore della crisi sembra alle spalle, ma l’assenza di certezze riguardo il futuro ritarda gli investimenti, rendendo il tessuto economico di fatto immobile.

Lo testimoniano i dati relativi alle imprese attive. Nel 2020, la regione ha registrato circa 2000 imprese attive in meno.

Una cifra che non deve spaventare, in quanto in linea con gli anni precedenti, dovuta principalmente al basso numero di imprese nate nell’anno passato.

Anche il calo dell’occupazione (-2,6%), seppur consistente, non è eccessivamente allarmante, anche se ha riguardato una categoria specifica di contratti, quelli a tempo determinato rivolti soprattutto a giovani e donne.

Come mostrato sempre da Caselli, un dato confortante riguarda la versatilità delle imprese, capaci di essere reattive e di modificare la produzione in virtù delle tendenze provenienti dal mercato.

Nel 2020, la crescita più rilevante in termini di imprese si è avuta nei settori legati al contrasto alla pandemia, come la produzione di mascherine, plexiglass e disinfettanti.

Questa tendenza, da un lato, è senz’altro dovuta all’emergenza sanitaria, dall’altra mostra la predisposizione delle imprese a riadattarsi, sfruttando tutte le opportunità per restare competitive.

Sintomo di una vivacità imprenditoriale confermata dai numeri relativi al calo del Pil nell’ultimo trimestre del 2020.

In questo arco temporale, infatti, la decrescita si è arrestata al 5%, un livello decisamente migliore rispetto ai trimestri precedenti.

Questo dimostra la capacità delle nostre imprese di ripartire quando le condizioni esterne lo consentono”, ha concluso Caselli.  

Speranzoso è apparso anche Pietro Ferrari, Presidente Confindustria Emilia-Romagna, il quale ha sottolineato la crescente fiducia che caratterizza gli imprenditori emiliani in questo frangente.

Le proiezioni relative al primo semestre 2021 segnalano una crescita di ottimismo maggiore: un dato non marginale, ma emblematico della volontà da parte degli imprenditori di avviare investimenti e assunzioni.

I segnali più positivi arrivano dalle imprese maggiori, specialmente quelle che registrano livelli importanti di export.  

Sul fronte bancario, i dati illustrati da Cristina Balbo, Direttore Regionale Emilia-Romagna e Marche Intesa Sanpaolo, confermano la fase di tendenziale immobilismo sul fronte degli investimenti da parte delle imprese.

L’azione delle banche e dello Stato è stata importante per fronteggiare la crisi. Tuttavia, una parte consistente della liquidità immessa nel sistema è ancora ferma nei conti correnti.

Inoltre, sarà fondamentale valutare la tenuta delle imprese nei prossimi mesi, quando verrà abbandonato il sistema delle moratorie”, ha affermato Balbo.

Nel 2020, infatti, sono aumentati i prestiti verso le imprese, ma tali fondi sono stati utilizzati per affrontare le spese imminenti e dare respiro alle aziende in un momento di grande difficoltà economica, anziché impiegati in investimenti.

Parallelamente, infatti, sono cresciuti i depositi, non solo a livello aziendale, ma anche in ambito familiare, con una forte crescita del tasso di risparmio.

Questa tendenza, ha spiegato Balbo, è stata più accentuata in Emilia-Romagna, a dimostrazione del fatto che la crisi economica e l’assenza di prospettive chiare abbia spinto imprese e famiglie alla cautela.

Di Lorenzo di Anselmo

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