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Ener2Crowd, la finanza “green” che sostiene progetti di transizione energetica e rivoluzione verde

Mottironi, co-fondatore: «Si tratta di una piattaforma digitale di “lending crowdfunding” che ha lo scopo di sostenere progetti “green”, mirati ad abbattere le emissioni di CO2. Ad oggi progetti che hanno abbattuto 6 tonnellate di Co2»

Transizione energetica, rivoluzione verde, sostenibilità. Sono questi i fari dello sviluppo e c’è chi ha pensato a una piattaforma per sostenere economicamente i progetti che vanno in questa direzione.

Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Giorgio Mottironi, Ener2Crowd CSO & Co-Founder.

(Giorgio Mottironi, Ener2Crowd CSO & Co-Founder)

Che cosa fa Ener2Crowd e come è nata l'idea di trovare finanziamenti per progetti legati alla sostenibilità ambientale?

«Ener2Crowd è una piattaforma digitale di “lending crowdfunding” che ha lo scopo di dare alle persone la possibilità di sostenere progetti “green”, mirati ad abbattere le emissioni di CO2, attraverso un finanziamento diretto, e dunque di dare loro la fondamentale opportunità di condividere i benefici economici ed ambientali della transizione energetica: “Energia alle persone, e persone per una nuova energia.

Di fondo vi è l’intuizione del nostro CEO, Niccolò Sovico, Ingegnere Nucleare selezionato tra i cento U30 più influenti nel 2020 da Forbes, il quale mentre era impegnato come project manager in una E.S.Co. (Energy Service Company) si è domandato perché, in un mercato dove era difficile raccogliere finanza per sviluppare progetti dal grande e positivo impatto ambientale, non si potessero coinvolgere le persone e le ricchezze private, visti gli enormi benefici economici che poi ogni singolo progetto era in grado di generare e dunque di redistribuire.

In effetti il più grande freno ad un mercato, quello delle rinnovabili e dell’efficienza energetica in Italia, che da anni non riesce a superare la quota di valore di 10mld€/anno, sembra proprio essere l’incapacità di “moltiplicare le opportunità” che le aziende specializzate si apprestano a sviluppare, per assenza di una finanza “green” che sia in grado di parlare la stessa lingua in termini di misurazione dei benefici e del rischio.

Certo questo non vuol dire che tutte le operazioni debbano essere finanziabili o finanziate, altrimenti non si premierebbero colori i quali hanno gestito in modo corretto i propri bilanci e la propria crescita, ma era, ed è tutt’ora evidente, che si dovessero introdurre nuovi strumenti di partecipazione, diretta e trasparente, come determinanti della crescita del comparto».

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La svolta green è anche nel Pnrr

«Un’altra forte spinta è stata data dal riflesso di questa considerazione tecnico-economica sulla questio sociale e politica che riguarda la transizione ecologica ed il cambiamento climatico.

Quanto sta accadendo al clima è un qualcosa che riguarda tutti, ma trovare la giusta risposta non è semplice: le soluzioni (prodotti o servizi) “green” vengono per lo più posizione su segmenti premium del mercato, rendendo così di fatto l’accesso ad uso esclusivo di chi ha più ricchezze.

Se questo è da una parte corretto dal punto di vista “economico” (perché chiede uno sforzo in più a chi nei fatti inquina di più), può non esserlo dal punto di vista sociale e politico.

E’ per questo che abbiamo voluto creare una dimensione inclusiva, Ener2Crowd, dove è possibile per tutti far sì che ogni proprio euro possa lavorare per la costruzione di un preciso futuro migliore, raccogliendo benefici nel breve e nel lungo termine».

Quali sono i settori in cui gli investitori credono di più? Energie, ambiente, idrogeno, economia circolare? Possiamo fare degli esempi..

«La nostra piattaforma ha l’ambizione di accogliere tutti i progetti che abbiano uno spirito sostenibile: che si tratti di riduzione delle emissioni, dei consumi, o di pratiche comportamentali per cui magari un’azienda debba investire.

Non possiamo però certo nascondere che siamo partiti dall’energia, dai suoi modi di produzione, trasformazione ed uso, essendo responsabile – in toto – di circa il 75% delle emissioni climalteranti: ad oggi abbiamo presentato tecnologie mature come il solare fotovoltaico, tecnologia più complesse come la generazione distribuita ad alto rendimento (co-generazione e tri-generazione) e tante operazioni di riqualificazione energetica degli immobili.

Un grande “Piano Marshall” per chi non avrebbe mai avuto le capacità economiche di migliorare la propria abitazione. Penso alle periferie ed alle zone delle città dove maggiore è la densità abitativa ed il traffico, minore è il supporto di servizi ecosistemici come il verde e la natura, e dunque più alti sono i costi diretti (energetici) ed indiretti (salute e benessere).

La nostra comunità di “GreenVestor” ha saputo apprezzare praticamente tutti i progetti presentati ed oggi, a parte una bellissima iniziativa fermata sul primo lockdown tutti sono stati finanziati».

Quanto avete raccolto fino ad ora e come vi immaginate la transizione ecologica in Italia?

«I numeri sono in continuo aggiornamento visto che abbiamo sempre qualche raccolta aperta. Ad oggi siamo a 2,7mln€ e 24 campagne e oltre 6 mila tonnellate di C02 evitate.

Noi siamo nati in “epoca covid” e non ci immaginavano di raggiungere dopo nemmeno 20 mesi di operatività tali cifre ma soprattutto circa 4.000 utenti registrati.

Ci immaginiamo la transizione ecologica come l’occasione per ridefinire un contratto sociale tra aziende, persone, opportunità e territori.

Finalmente l’obiettivo può essere comune e dunque si può costruire una forte collaborazione per raggiungerlo: tutti inclusi nel raggiungimento del maggiore benessere per tutti.

Il futuro è nel regionalismo delle dinamiche di “produzione e consumo” e l’energia è il fulcro di questa rivoluzione dal basso che vedrà sempre più comunità energetiche, comunità produttive e di servizi che rifonderanno il significato di “glocal”, e giungeranno a quella tanto decantata “resilienza” o “anti fragilità”».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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