ESG89 Norcia 2024 – Lanzillo (DELOITTE PRIVATE):’Il futuro della governance sostenibile’

(Ernesto Lanzillo, partner e leader Deloitte Private)
Passaggio generazionale delle PMI, la sostenibilità come fondamento della cultura aziendale dei futuri imprenditori. A parlarne è Ernesto Lanzillo, partner e leader di Deloitte Private.
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Passaggio generazionale delle PMI. Come immagina il futuro sostenibile delle imprese in mano ai Millennials?
"È noto a tutti come la sensibilità per la sostenibilità vada a crescere quanto più l’interlocutore a cui ci si riferisce è giovane; oggi la generazione Z (quella dei nati tra il 1995 ed il 2010, i “Centennial”) ha come paradigma di riferimento quello di una vita sostenibile sotto tutti gli aspetti rilevanti per la definizione di sostenibilità: ambientale, sociale e di governance.
Impensabile per questi interlocutori parlare di “posto fisso”, di dedizione prioritaria per una carriera di lunga durata; altri valori sono quelli che permeano l’agire della generazione Z che vuole vivere in un ambiente che valorizzi l’inclusione, intesa come partecipazione alle decisioni dei loro capi, indipendentemente che siano membri familiari o meno, il bilanciamento tra lavoro e vita privata, meccanismi di welfare e di meritocrazia che consentano alla persona di crescere nelle proprie aspirazioni, supportata dall’azienda in cui lavora che mette a disposizione incentivazioni differenti dal salario/stipendio che contribuiscano a migliorare lo stile di vita della persona, garantendone la formazione continuativamente.
La generazione X (quella dei nati tra il 1980 ed il 1994, i “Millennial”), per contro, non è “nativa sostenibile” come la Generazione Z, ma ha una sensibilità alla evoluzione degli usi e costumi che la porta a vivere il cambiamento della sostenibilità come una evoluzione ineluttabile a cui adattarsi e che deve essere cavalcata per migliorare nella propria condizione sociale; non sono nativi ma follower che però sono sensibili ai temi portanti della sostenibilità che appoggiano e caldeggiano.
È palese quindi che il passaggio generazionale nelle PMI non potrà che favorire comportamenti sostenibili in quanto in futuro, a guidare le aziende familiari saranno i Millennial ed in alcuni casi i Centennial che per definizione introdurranno strategie ed azioni sostenibili o perché intimamente convinti della loro validità (i Centennial) o perché trasportati dai tempi verso la sostenibilità (i Millennial).
Il vero tema che dobbiamo porci in Italia è fra quanto tempo Millennial e Centennial saranno a capo della azienda familiare; in Italia la continuità generazionale si esplicita con dei passaggi molto avanzati nel tempo, ed oggi le redini delle aziende familiari sono ancora detenute dai Boomers se non dai Baby Boomers che prendono atto, in modo disincantato, della evoluzione dei tempi verso pratiche sostenibili ma che non sono, per definizione, motori di spinta della strategia sostenibile; ma sicuramente i Millennial, nel loro spirito di “competitività” verso la generazione precedente che devono andare a sostituire, accelereranno la conversione delle strategie aziendali, garantendo alla propria azienda familiare un accesso privilegiato al mondo dei Centennial che rappresentano il futuro, l’innovazione e la linfa per la resilienza tipica di una impresa familiare che sopravvive nel tempo adattandosi ai grandi cambiamenti di sistema di cui la sostenibilità è l’attuale esempio".
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Reputazione aziendale sostenibile. Che aspetto ha la meritocrazia nelle imprese italiane?
"Essere sostenibili oggi significa premiare il merito indipendentemente dalla modalità con cui esso viene raggiunto; la Generazione Z (quella dei nati tra il 1995 ed il 2010, i “Centennial”) riconosce la reputazione della azienda in cui lavora dalla capacità della stessa di valorizzare il merito.
Non conta lavorare tanto, non conta essere sempre presenti in azienda, non conta adattarsi alle direttive del capo per ottenere il premio; ci si aspetta di potere contribuire con le proprie competenze e grado di esperienza, influendo sulla valutazione delle performance lavorative dei propri capi, incidendo alle scelte strategiche della azienda perchè interpellati in gruppi di ascolto, lavorando in team, con obiettivi ben definiti e tempi coerenti con le esigenze di bilanciamento tra vita privata e lavorativa.
L’azienda che valorizza il merito, che ha percorsi di valutazione delle performance basati sul “360”, quindi con “upward feedback” del giovane verso il suo capo o di valutazione “tra pari”, che crea i gruppi di ascolto dei dipendenti per comprenderne le esigenze, è preferita e considerata più sostenibile reputazionalmente perché aperta alle opportunità di cambiamento che vengono dal basso, e che premia chi è giudicato meritevole in un processo di valutazione che prescinde dalle gerarchie.
Le survey Deloitte sulla organizzazione del lavoro nelle aziende ad altra reputazione di brand evidenziano stili di management e di rewarding e assessment delle performance che prescindono da schemi predefiniti gerarchici ma che privilegiano l’emersione del merito riconosciuto dai pari o dai propri addetti.
Sempre più il merito è percepito come elemento essenziale per attrarre giovani talenti e per mantenerli in organico e le aziende ad alta reputazione di sostenibilità investono nei processi di valutazione per far si che il merito emerga in modo indiscusso perché solo premiando il merito ci si accaparra risorse giovani e vincenti per lo sviluppo sostenibile del business".
Redazione Cuoreeconomico
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