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22/07/2020

Campanile:'Europa SI, Europa No. Euro SI, euro NO!'

Qualche considerazione tentando di dare un giudizio non condizionato dalla politica. Premesso che l’Europa può essere migliorata nelle sue strutture e nei suoi organi e ammesso che forse il rapporto di cambio dalla lira non fu favorevole al momento dell’ingresso nella moneta unica, qualcuno può davvero pensare che i traumi che può comportare un ITALEXIT possano essere compensati da benefici? E quanti anni sarebbero necessari per verificare gli effetti benefici?

Non è sufficiente l’esperienza del Regno Unito che da quattro…dico quattro anni fatica ancora ad uscire da una empasse perfino esistenziale con gravi riflessi sulla sua economia pur forte e avvantaggiata da relazioni internazionali con gli Stati Uniti e i paesi che sono stati  sotto la sua influenza coloniale e a meno di sei mesi dalla sua definitiva uscita non ha sottoscritto accordi con la EU? Qualcuno pensa davvero che tutta la nostra legislazione, da anni imperniata su Direttive, Raccomandazioni, ‘normazioni’ comuni, possa essere improvvisamente rifondata diversamente e non sul modello che da decenni abbiamo acquisito? Molti, troppi hanno dimenticato le inimicizie tra Paesi ora fratelli le guerre che hanno caratterizzato la prima metà del novecento.

Qualcuno rimpiange i confini, le Polizie di Frontiera, le Dogane? Euro:  molti dimenticano che l’Italia è un paese privo di risorse naturali ed energetiche e che deve acquistarle pagandole profumatamente per poi metterle a profitto sapendo bene come trasformarle. L’Italia è un paese fortemente industriale di trasformazione e necessita di una moneta forte come ha dimostrato essere l’Euro per acquistare queste risorse e materie prime e trasformarle nei nostri prodotti così ricercati e stimati del Made in Italy.

Qualcuno ha visto da noi allevamenti di caprette tibetane per rifornire di pregiato cashmire: le nostre eccellenti case di moda? O ha visto piantagioni di caffè da macinare per fare i nostri inimitabili espressi che hanno conquistato il mondo con i loro marchi e sostituito, per chi se ne intende, le brodaglie nordeuropee e americane? E ancora, qualcuno si rende conto che la produzione nazionale di olio extravergine di oliva made in Italy che è ritenuto il migliore del mondo è solo una frazione del nostro export? Perché? Perché siamo i più bravi a lavorare, trasformare, confezionare e a vendere il nostro ‘saper fare’. Saremmo pronti a comprare sui mercati del mondo queste risorse come il petrolio e simili e le materie prime con una nuova ‘liretta’ e sicuri dei risultati?

Concludendo, al di là di valutazioni partitiche ma forte della personale esperienza dopo cinquanta anni come imprenditore nella azienda di famiglia, la SACI Industrie. Tutti i nostri progressi fatti principalmente negli anni 2000 sarebbero vanificati: zero export e costi fuori controllo. Ridimensionamento ai dati  del novecento oppure, la liquidazione. Non siamo tutti agricoltori o allevatori: la maggioranza di noi industriali italiani non spera nella competitività delle svalutazioni periodiche della moneta ma in quella generata dalla competenza e dalla produttività.

Pensiero di Antonio Campanile

#Norcia2020

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