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Fillea Cgil: «Pronti a costruire le “città dei 15 minuti”, gli appalti premino chi fa innovazione»

(Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil)

Il segretario del comparto edilizia e legno Alessandro Genovesi: «Il settore delle costruzioni deve diventare un settore industriale, con una crescita dimensionale. Ma il 53% dei lavoratori ha un salario più basso per quello che fa». I nodi e le prospettive

Il comparto del legno pronto a guidare la transizione ecologica e innovazione. Ma attenzione alla carenza di materie prime e ai salari.

Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil che segue il comparto del legno ed edilizia.

(Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil)

Segretario, Pnrr, rigenerazione urbana, ecobonus: edilizia e legno saranno chiamate a contribuire al rilancio del paese: quali sono le idee per le città del domani?

«La Pandemia ha disvelato tutte le fragilità ed i limiti di un modello urbano e quindi di un modello anche produttivo, per i nostri settori, pieno di contraddizioni.

È divenuto palese che avere una casa ben organizzata, servizi sociali vicini, aree verdi e spazi di socialità o non avere tutto ciò, fa la differenza.

Lo stesso smart working pone la questione dello spostamento urbano. Oggi la rigenerazione delle nostre città, la riqualificazione del costruito, la “città dei 15 minuti” divengono l’unica scelta possibile non solo per il rilancio del settore ma per affermare l’unico modello di sviluppo sostenibile in termini sociali e ambientali.

Su questo i lavoratori dell’edilizia e del legno, le imprese, le stesse pubbliche amministrazioni o famiglie (se parliamo di edilizia privata) devono adeguare modelli culturali, organizzativi, industriali e contrattuali per approfittare fino in fondo delle opportunità che, in questa direzione, lo stesso PNRR offre»

C'è un problema materie prime, cosa sta succedendo e come se ne esce?

«Vi è un tema di alcune materie prime, non di tutte. Certamente occorre però adeguare al caro materiali (ed è stato fatto) il “prezziario” degli appalti pubblici e gli importi per opere contrattualizzate prima di questa bolla, ma occorre affrontare alcuni nodi strutturali con una politica industriale che affronti il fatto che, su alcune materie prime e lavorati, abbiamo smesso la produzione nazionale e siamo quasi completamente dipendenti da dinamiche internazionali.

Per intenderci stiamo giustamente sostenendo, sia con la leva degli appalti pubblici che degli incentivi privati (110% ma non solo) la rigenerazione e riqualificazione energetica, sismica degli edifici, senza però aver preparato il “terreno”.

Come Fillea Cgil da tempo stiamo chiedendo un piano straordinario per la formazione, una politica industriale sul recupero dei materiali (economia circolare) anche al fine di rispondere all’aumento della domanda di diversi materiali, una politica di qualificazione delle imprese e di crescita dimensionale delle stesse (secondo il rapporto Ance 2021, il 90% delle imprese edili fattura meno di 500 mila euro e ha 2,6 dipendenti). Oggi corriamo il rischio che la domanda superi l’offerta»

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«Innanzi tutto di mettere a sistema la formazione offerta della scuole edili (le nostre “Accademy” del sistema bilaterale), dalle Regioni (formazione professionale) e dalle scuole (superiori e forte investimento sugli ITS) per far entrare una nuova generazione più qualificata, ma anche riconvertire ai nuovi materiali e alle nuove tecniche costruttive centinaia di migliaia di lavoratori, operai, tecnici, impiegati.

Quindi utilizzare ancora di più la leva degli appalti pubblici (piccoli e grandi) per premiare le aziende che su nuove tecnologie, tecniche, uso di materiali sostenibili, sensorializzazione dell’opera (per poter intervenire in termini manutentivi in tempo reale) hanno fatto e faranno investimenti.

Quando contestiamo la filosofia del “massimo ribasso” è anche per questo. Noi dobbiamo far diventare il settore delle costruzioni un settore industriale vero e proprio che premi la qualità e l’innovazione».

Per l'avvio dei cantieri serve semplificazione e meno burocrazia, come?

«Il problema vero è che abbiamo troppe stazioni appaltanti con troppi pochi tecnici. In 10 anni abbiamo perso quasi 15 mila tra geometri, ingegneri, architetti.

Se non si fa presto una massiccia iniezione di personale tecnico nelle pubbliche amministrazioni, se non si investe in formazione, se non si rende operativa la Banca Dati Nazionale dei Contratti pubblici presso l’ANAC con relativo Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico, smontare e rimontare il motore (cioè il Codice degli appalti) serve poco. Anzi può anche essere deleterio cambiare le norme ogni 6 mesi».

La ripresa si tradurrà in occupazione? Si teme un contraccolpo dallo sblocco dei licenziamenti? Quali sono i nodi del settore?

«La ripresa si sta già traducendo in nuova occupazione. I dati delle nostre Casse Edili ci indicano in almeno 60/70 mila gli occupati in più tra gli operai, a cui vanno aggiunti gli impiegati ed i piccoli artigiani.

Il punto è che potrebbe essere ancora maggiore l’impatto occupazionale, anche rispetto magari a chi verrà espulso da altri settori, se solo riuscissimo a diventare un settore dove prospettive di carriera, giusti riconoscimenti salariali, formazione continua vengano riconosciuti.

Alcuni dati per capirci: secondo l’ILO (Organizzazione internazionale del Lavoro, rapporto 2021) in Italia 26 lavoratori su 100 prendono meno di quanto dovrebbero prendere per il lavoro che realmente fanno. Questa percentuale in edilizia sale al 53%, cioè più del doppio. Riguarda figure operaie ma anche impiegatizie.

Inoltre il 70% dei lavoratori, anche se hanno 10 o più anni di anzianità nel settore, sono ancora inquadrati al 1° o 2° livello, quindi con salari bassi.

Si aggiunga poi che ai più giovani si offrono contratti a termine e che permangono sacche di lavoro nero. Dobbiamo prima di tutto crescere in qualità e investire sui lavoratori.

Ora con il Governo, dalle nuove norme sui sub appalti nel pubblico (obbligo di avere lo stesso trattamento economico e normativo e lo stesso CCNL tra sub appalto e appalto) al Durc per Congruità qualcosa di buono stiamo facendo per qualificare il lavoro e contrastare il “ricatto” del dumping contrattuale e del lavoro irregolare, ma servono ulteriori interventi sulla qualificazione di impresa (patente a punti, ecc.) e soprattutto serve che le associazioni datoriali tornino a scommettere, insieme a noi, su formazione, sicurezza, innovazione.

Solo così potremmo favorire anche la crescita dimensionale di impresa, la specializzazione produttiva, maggiore apertura all’innovazione di processo e di prodotto. A beneficio prima di tutto del Paese».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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