GEF ESG89, Alfonso (Simest): 'Il Covid ha ridisegnato gli scenari economici offrendo nuove opportunità di sviluppo’

(Mauro Alfonso, AD SIMEST)
Su un aspetto, in ogni caso, tutti gli intervenuti hanno concordato: per affermarsi nel mercato globale, le imprese devono scegliere la strada della digitalizzazione e della sostenibilità
La crisi sanitaria non è solo una minaccia, ma anche una sfida da affrontare con lucidità attraverso nuovi stimoli e idee. Lo hanno ripetuto in coro docenti e imprenditori in occasione del Glocal Economic Forum, l’evento organizzato da ESG89 Group per affrontare il tema dell’ internazionalizzazione.
(Franco Cotana, Università di Perugia)
Come ha spiegato il professore Franco Cotana (Università di Perugia), “la pandemia ha accelerato alcuni processi che sembravano lontani e che adesso sono diventati essenziali, tra cui il ruolo della sostenibilità, intesa come transizione energetica”.
(Massimo Marotta, Università Politecnica delle Marche)
Dello stesso avviso anche il professore Massimo Marotta (Università Politecnica delle Marche), secondo cui l’imperativo per i prossimi decenni si chiama “economia circolare”. “Modularità, longevità, riparabilità e riciclabilità: sono questi gli elementi che caratterizzeranno le innovazioni future”, ha puntualizzato Marotta.
Di certo, l’epidemia ha avuto l’effetto di stravolgere del tutto le dinamiche socio-economiche a livello globale. Come sintetizzato da Mauro Alfonso (AD Simest), le filiere produttive a livello internazionale hanno mostrato la loro fragilità, aprendo nuovi scenari per le piccole e medie imprese.
“La crisi sanitaria ha favorito la ricostruzione delle filiere del valore su base regionale, per cui le imprese capaci di generare valore possono ambire ad acquisire quote di mercato estero pur avendo dimensioni ridotte”, ha affermato Alfonso.
(Andrea Cardoni, Università di Perugia)
Il professore Andrea Cardoni (Università di Perugia), gli ha fatto eco, convinto che “la situazione attuale spingerà a ripensare il modello economico tradizionale, basato sui grandi agglomerati urbani”, ampliando il ventaglio di opportunità per le realtà territoriali minori.
Per la struttura delle proprie imprese, l’Umbria può inserirsi pienamente in questi mutamenti, aumentando il livello del proprio export, tradizionalmente inferiore rispetto alla media nazionale. Ne è convinto Riccardo Concetti, Presidente di Umbria Export, secondo cui “le eccellenze umbre possono avere sbocchi importanti in termini di export”.
Affinché questo processo avvenga con successo, ha evidenziato Davide Vecchi (Gruppo Corriere), è necessario strutturare forti reti sinergiche a livello regionale, superando l’antagonismo tra aziende e istituzioni che talvolta si avverte.
Il settore del turismo può risentire positivamente dell’organizzazione di una solida rete a livello territoriale. Nonostante sia un settore solitamente trainante dell’economia regionale e nazionale, il turismo sta pagando gli effetti della crisi a caro prezzo, come ha avvertito Carmela Colaiacovo, Vicepresidente di Confindustria Alberghi: “la battuta d’arresto dell’economia rappresenta un problema con cui dover fare i conti in prospettiva, perché il turismo, in Umbria, si basa su una rete di aziende piuttosto fragile”.
Su un aspetto, in ogni caso, tutti gli intervenuti hanno concordato: per affermarsi nel mercato globale, le imprese devono scegliere la strada della digitalizzazione e della sostenibilità.
(Paola Liberace, Vetrya Academy)
Come ha spiegato Paola Liberace (Vetrya Academy), digitalizzare per un’azienda non significa soltanto dotarsi di un bel sito web, ma innovare la propria struttura e attività nel profondo, poiché questo le consente di “ottimizzare la produzione di valore”. Si pensi all’importanza dei big data, utilizzati dalle aziende per raggiungere in maniera mirata i propri consumatori. Attività del genere richiedono strumenti digitali efficaci.
In tal senso, un contributo decisivo può provenire da Ioconosco, piattaforma capace di offrire agli imprenditori informazioni specifiche sui potenziali clienti o fornitori italiani ed esteri e sulle caratteristiche di un dato mercato. “Quest’esigenza, oggi, è fondamentale, poiché gli imprenditori necessitano di trovare clienti in mercati diversi rispetto a quelli in cui si muovono solitamente”, ha precisato Marco Crescenzi (Ioconosco.it).
(Giovanni Giorgetti, ESG89)
Giovanni Giorgetti, coordinatore dei lavori, al termine della giornata ha chiosato: ’L’emergenza sanitaria in corso sta condizionando le nostre vite e la nostra economia. In questa fase così delicata, l’internazionalizzazione costituisce un fattore decisivo di rilancio per le imprese italiane. Del resto, tale fattore vale circa 500 miliardi annui per le aziende italiane. A causa della pandemia, agire a livello estero è stato piuttosto complicato, poiché la pandemia ha ridotto i tradizionali flussi globali.
In questo contesto, dunque, le strategie di internazionalizzazione da parte delle imprese devono essere necessariamente ripensate, associandole a fattori innovativi. Le aziende, infatti, dotate di una buona governance, attive sotto il profilo della sostenibilità e della digitalizzazione saranno in grado di proiettare il nostro Paese oltre la crisi’.
Di Lorenzo Di Anselmo
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