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#GEF ESG89 – Moratoria fino a dicembre 2021 e agevolazioni per l’accesso all’equity

(da Sx Nicola Occhinegro, FINANZA.TECH - Mattia Ciprian, MODEFINANCE - Mauro Iacobuzio, ELITE - Riccardo Donadon, H-FARM)

Il Paese sta soffrendo, la luce in fondo al tunnel è ancora lontana: altre 25/30 settimane saranno necessarie per una campagna vaccinale efficace. Ecco dunque la necessità di allungare il periodo della moratoria almeno fino al 31 dicembre 2021, prolungare i termini dei prestiti garantiti dal MCC e prevedere una via preferenziale per l’accesso agevolato all’equity aziendale anche per le PMI

Diversificare le fonti di finanziamento, sfruttando tutte le risorse creditizie possibili, e rafforzare la cultura manageriale, soprattutto nella direzione della tecnologia.

È questo l’orientamento suggerito agli imprenditori dagli esperti finanziari intervenuti durante il Glocal Economic Forum ESG89, il talk-web organizzato da ESG89 e dedicato ai temi del credito, della finanza e dello sviluppo.

Rivivi il Glocal Economic Forum ESG89 - Credito, Finanza & Sviluppo

La crisi economica ha provocato immobilità sul fronte degli investimenti. L’incertezza generale, in aggiunta a condizioni di accesso al credito non sempre agevoli, sta frenando la ripartenza.

Per questi motivi, è fondamentale fare ricorso a strumenti finanziari alternativi, che si affianchino ai tradizionali circuiti bancari.

Durante il forum, trasmesso in diretta streaming sui canali social di ESG89 Group, i relatori si sono confrontati su questi temi, immaginando le possibili direttrici future.

(Giovanni Giorgetti e Francesco Vecchi)

Nell’anteprima del GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 abbiamo avuto ospite Francesco Vecchi, giornalista e conduttore di Mattino5 che ha presentato il suo nuovo libro, Gli Scrocconi, che analizza alcune disfunzioni che caratterizzano il sistema fiscale italiano.

Il nostro sistema è troppo progressivo non solo perché richiede tasse maggiori a chi guadagna di più, modello che ritengo assolutamente ragionevole, ma anche quando concede detrazioni fiscali e sostegni di varia natura, che diminuiscono in presenza di redditi più elevati.

È importante sostenere i più fragili, ma questo non deve andare a discapito di chi lavora in modo produttivo e onesto. Altrimenti passa il messaggio per cui ambire a guadagnare di più e dichiararlo è da ingenui”, ha commentato Vecchi.

(Leggi anche - Vecchi (Mattino5): ’L’Italia, il paese di (ancora) tanti scrocconi’)

Venendo alla situazione economica attuale e alle prospettive per il prossimo futuro, Andrea Marcantonini (MCT Italy) non ha nascosto le proprie preoccupazioni.

Il sistema economico, fino a questo momento, ha retto grazie al supporto statale, che però è ovviamente limitato alla fase più emergenziale.

Quando scadranno le moratorie sui pagamenti e il blocco dei licenziamenti, ci troveremo in una situazione per cui anche le aziende che ce l’hanno fatta, avranno difficoltà a tenere i bilanci in ordine, compromettendo la loro reputazione aziendale e incontrando ancora maggiori difficoltà nell’accesso al credito”, ha puntualizzato Marcantonini. Un cane che si morde la coda insomma.

Mattia Ciprian (Modefinance) e Nicola Occhinegro (Finanza Tech) hanno risposto alle perplessità di Marcantonini, immaginando scenari più incoraggianti. Secondo il primo, il sistema del rating non deve essere concepito come un ostacolo per gli imprenditori, anzi, esso rappresenta “una cartina di tornasole della solidità aziendale, in quanto l’imprenditore ha interesse a mostrare un profilo economico-finanziario in equilibrio.

Il rating non è un meccanismo totalmente automatico, bensì uno score che deve essere interpretato da un’analista di mercato, in modo da fornire una fotografia accurata sul merito di credito di un’azienda”. Si tratta, ha concluso Ciprian, di passare a un modello di rating umano.

(Leggi anche: Glocal Economic Forum ESG89 – Ciprian (Modefinance): ’Portiamo trasparenza nel rating’)

Secondo Occhinegro, gli imprenditori hanno le potenzialità per uscire con successo dalla crisi, a patto che decidano di “investire non soltanto in attività produttive, ma anche in processi di digitalizzazione e di sviluppo delle competenze”.

(Leggi anche Finanza.tech - Acceleratore di PMI con l’instant deal)

Ovviamente, la pandemia ha colpito alcuni settori più di altri. Ne è un esempio, come ha evidenziato Dino Scanavino (Presidente CIA Agricoltori Italiani), il mondo dell’agroalimentare in cui, se da un lato l’agricoltura ha beneficiato della necessità di approvvigionamento dei cittadini, dall’altro gli agriturismi, così come tutti i servizi di ricettività, hanno subìto danni enormi.

(Leggi anche - Scanavino (Cia): ’Declinare il PNRR a progetti di ammodernamento del territorio italiano’)

In ogni caso, secondo Mauro Lusetti (Presidente Legacoop), le imprese italiane hanno evidenziato grande capacità di resilienza, anche durante la fase peggiore della pandemia. Occorre, ora, fare leva su questa consapevolezza per guardare avanti con maggiore ottimismo.

Per ripartire servono investimenti capaci di accelerare la trasformazione dei processi produttivi, di ampliare le opportunità aziendali e di consentire l’apertura di reti commerciali verso nuovi mercati.

(Leggi anche: Glocal Economic Forum ESG89 – Lusetti (Legacoop): ’Evitare ogni rischio di credit crunch’)

Ne è convinto Roberto Iraci Sareri (VicePresidente Confartigianato Imprese Veneto), secondo il quale, affinché queste tendenze possano diventare realtà, “la liquidità deve essere concessa non soltanto alle imprese che sono più in difficoltà, ma anche a quelle in salute che sono intenzionate a realizzare investimenti produttivi, senza i quali le aziende non sono in grado di rimanere competitive sul mercato a livello globale”.

(Leggi anche: Iraci Sareri, (Confartigianato Imprese Veneto): ’Intervenire sulla moratoria’)

Da questo punto di vista, appare necessario correggere alcune lacune che caratterizzano l’accesso al credito in Italia, estremamente attento a temi come la digitalizzazione e l’efficienza energetica, a discapito di altre dimensioni, come suggerito da Fabrizio Darena (Ti Style iT).

Molti sforzi da parte sia dello Stato che degli enti creditizi, sono concentrati sul fenomeno della digitalizzazione. Questo, però, rischia di penalizzare gli imprenditori di piccola entità, che magari nel breve periodo hanno bisogno di investire principalmente in macchinari.

Questo non significa sottovalutare il ruolo della digitalizzazione, ma non dobbiamo nemmeno dimenticare tutti gli altri aspetti che caratterizzano l’attività manifatturiera”, ha puntualizzato Darena.

La seconda parte del forum è stata dedicata al tema della formazione, nella convinzione che in Italia manchi una vera e propria cultura manageriale.

In Europa, soltanto la Romania presenta un numero di laureati più basso di quello italiano. Questi numeri devono allarmarci.

La soluzione sta nel ripensare l’intero sistema educativo, affinché fin dalla scuola i giovani apprendano un approccio imprenditoriale”, ha affermato Antonio Leone (Italian Angels for Growth).

(Leggi anche - Il ruolo di IAG nel panorama economico italiano)

Roberto Bonanzinga (InReach Ventures) è convinto che il problema non sia solo italiano, ma coinvolga l’intera Europa, soprattutto in relazione alla cultura imprenditoriale di natura tecnologica.

L’imprenditorialità nasce dalla creazione di prodotti. Se non creiamo prodotti digitali migliori, non riusciamo a competere.

La conseguenza sarà che, nel prossimo futuro, tutte le dinamiche saranno guidate da centri decisionali collocati in altre economie, quella asiatica e quella americana”, ha precisato Bonanzinga.

Secondo Riccardo Donadon (H-Farm), è impossibile ormai prescindere da un interscambio continuo tra il mondo del business e il percorso scolastico.

La formazione, pertanto, non deve coinvolgere solo i giovani, ma anche gli imprenditori, affinché acquisiscano gli strumenti per leggere le nuove dinamiche del mercato e agire di conseguenza.

(Leggi anche: Donadon (H-Farm): ’Rimettere al centro la formazione per la ripartenza’)

Proprio in tal senso, Mauro Iacobuzio (ELITE), ha sottolineato come in Italia manchi una competenza specifica, da parte degli imprenditori, sulla finanza aziendale: di conseguenza, risulta fondamentale “formare gli imprenditori affinché conoscano gli strumenti migliori per avere accesso al sistema finanziario e sfruttarne tutte le risorse”.

(Leggi anche - ELITE, per accelerare la crescita imprenditoriale)

Secondo Luca Tomassini (Vetrya), il vero problema, in Italia, non è la carenza di formazione adeguata, quanto l’impossibilità di tradurre le competenze in progetti concreti, vista la difficoltà di attingere a finanziamenti sufficienti.

Per superare queste problematiche, “le imprese devono diventare meno banco-centriche, imparando ad attingere a strumenti finanziari alternativi”. Compiere questo passaggio sarebbe un segnale di lungimiranza e una spinta decisiva verso il futuro.

(Leggi anche: Tomassini (Vetrya): ’Obiettivo delle imprese? Raccogliere capitale adeguato ai piani di crescita’)

Di Lorenzo di Anselmo

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