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03/08/2020

Giuseppe Ira (Leolandia) ‘Contiamo di inaugurare il nuovo parco in Umbria nella primavera del 2023. Il turismo come miglior volano per il rilancio dell’economia regionale’

(Giuseppe Ira, presidente Leolandia Holding e Leolandia Umbria)

Leolandia, sulla quale il Comune di Narni ha scommesso, può essere un enorme motore per il rilancio del territorio narnese e ternano in generale. Lungo i 65 mila metri quadrati sorgeranno cinque aree tematiche care al territorio umbro, che ne esalteranno i valori e le potenzialità, con 24 attrazioni adatte a tutte le età, un teatro ed una struttura ricettiva, sviluppando un potenziale di 250-300 posti di lavoro fra personale diretto del parco ed indotto

Sarà una partenza differita, ma Leolandia Umbria si farà. Il grande parco dei divertimenti riservato ai bambini da 0 a 10 anni, nell’area di San Liberato, nel comune di Narni, gemello di quello attivo a Capriate San Gervasio, nel bergamasco, ha ricevuto i finanziamenti, ma dovrà attendere ancora un po’.

Colpa del Covid-19, che ha messo in ginocchio l’economia della Lombardia: “La struttura principale, quella di Bergamo, non è stata finanziata con il decreto liquidità, non avendo avuto nessun tipo di aiuto finanziario né economico, adesso è un po’ nell’incertezza, anche per via della situazione del comparto turistico. La necessità di metterla in sicurezza fa slittare tutto il resto, ma il progetto è solo rinviato”, spiega Giuseppe Ira, presidente di Leolandia Holding e Leolandia Umbria.

NUOVA SFIDA. Leolandia Umbria parte da lontano, ma non tanto: “Ho degli interessi a Narni, imprenditori con i quali lavoriamo nel settore delle energie rinnovabili. Mi riferisco soprattutto alla famiglia Giovannini e ad Umberto Paparelli, che è un imprenditore ben noto a Terni e che stato il motore del progetto. Poi se ne sono aggiunti altri: l’amerino Stefano Quadraccia, il narnese Moreno Gubbiotti che purtroppo ora è scomparso ed altri ancora. Questi amici mi hanno chiesto di valutare se c’era la possibilità di fare un parco giochi tematico sul modello di quello di Bergamo ed i nostri studi ci dicono che potrebbe funzionare, per cui ho accettato con entusiasmo il progetto a patto che ci fossero aiuti dallo Stato”.

PROVVEDIMENTI SBAGLIATI. I finanziamenti statali sono arrivati ad inizio 2020: 24 milioni di euro di agevolazioni complessive attraverso il contratto di sviluppo, con Invitalia - l'agenzia nazionale di sviluppo di proprietà del Ministero dell'Economia - che concederà 6,7 milioni a fondo perduto più altri 16,9 sotto forma di finanziamento agevolato, oltre ad un sostegno da parte della Regione Umbria: “Ci sono da mettere ancora 8-9 milioni - sottolinea Ira – ma è chiaro che i soci attendono una mossa da parte nostra”.

Ira spiega: “Se i finanziamenti promessi post-Covid fossero arrivati subito, se quei 400 miliardi che erano stati annunciati lo scorso 11 aprile fossero già arrivati alle imprese la scorsa primavera, queste avrebbero potuto pagare i fornitori, i dipendenti e gli oneri fiscali e si sarebbero rimesse in moto prima. Allora, il progetto sarebbe già potuto partire. Sulla liquidità alle aziende, secondo me si è andati su una strada sbagliata, perché le banche tendono a finanziare le aziende che hanno indicatori positivi nella ripartenza. Chi opera in un settore come il nostro, legato al turismo, è in sofferenza e non trova appoggio dalle banche”.

RILANCIARE IL TURISMO. Il turismo e le attività ad esso connesse sono il miglior volano per il rilancio dell’economia. Ira sottolinea come l’attuale situazione sanitaria incerta non sia d’aiuto: “C’è ancora molta paura verso gli effetti di una possibile seconda ondata del virus – spiega – e questo spinge le persone a rimanere prudenti dal punto di vista dei consumi ed ancora di più sul fronte del turismo, con la gente che ha il terrore di muoversi. Secondo la mia opinione  ci vorrebbe invece una iniezione di ottimismo, a tutti i livelli, ma soprattutto da quello istituzionale e poi una iniezione di liquidità immediata alle imprese, per rimettere in moto in fretta l’economia. Nessuno mette in discussione misure come quota 100 o il reddito di cittadinanza, ma l’economia non può ripartire solo con quelle misure, bisogna aiutare in fretta le imprese”.

E aggiunge: “Se si dice che ci si affida ‘al buon cuore delle banche’ non si ottiene un buon risultato, perché le banche non hanno alcuna intenzione di finanziare le aziende in sé, se non quelle con indicatori particolarmente favorevoli. Ma le aziende che vanno bene, spesso non hanno nemmeno così tanto bisogno di denaro, come invece le piccole e medie imprese, che con una iniezione di liquidità potrebbero salvarsi. Credo che non ci sia niente di male nel copiare chi ha usato gli strumenti giusti: penso alle misure economiche prese in questo senso da Francia e Germania, quelle sono secondo me efficaci. Si poteva fare lo stesso!”

SI A RECOVERY FUND E MES. Denaro potrebbe arrivare in questo senso anche dal Recovery Fund, se fra due mesi il Parlamento Europeo darà l’ok al piano varato dal Consiglio Europeo. Ira ha una idea chiara: “Certamente 209 milioni di euro sono importanti e fondamentali – spiega – ma saranno una sfida per l’Italia. C'è bisogno che si comprenda bene dove e come vanno spesi questi soldi e come spendere bene i fondi non è mai stato il nostro forte. C’è l’occasione di cambiare direzione ed in questo senso, eventuali paletti che dovessero esserci posti davanti proprio sulle modalità di spesa non possono che aiutarci a migliorare. Per esempio, il fatto che si parli di ridurre la fiscalità, anche per le aziende, secondo me è una strada sbagliata. Sono contrario, personalmente, all’abbuono Irap, perché favorisce solo le aziende che hanno indicatori positivi. Invece che agire sulla leva fiscale, bisognerebbe investire su opere utili: penso all’ammodernamento delle linee ferroviarie, della rete stradale, soprattutto al sud ed in prossimità dei luoghi turistici. Rendere più funzionali le infrastrutture deve essere una delle priorità. Poi ci sono ovviamente altri settori come l’edilizia scolastica, il sistema carcerario, con centri di detenzione più degni. Poi andrebbero presi subito i 37 miliardi del Mes, perché la nostra sanità pubblica ne ha bisogno per essere ammodernata, per non rischiare che possano prendere il sopravvento i privati. L’edilizia fu affossata dal decreto Bersani del 2006, mentre invece muove l’economia”.

CON LEOLANDIA CRESCE L’UMBRIA. Di certo c’è che Leolandia, sulla quale il Comune di Narni ha scommesso, può essere un enorme motore per il rilancio del territorio narnese e ternano in generale. Lungo i 65 mila metri quadrati sorgeranno cinque aree tematiche care al territorio umbro, che ne esalteranno i valori e le potenzialità, con 24 attrazioni adatte a tutte le età, un teatro ed una struttura ricettiva, sviluppando un potenziale di 250-300 posti di lavoro fra personale diretto del parco ed indotto: “San Liberato è una location strategica – spiega Ira – perché è a due passi dalla E45 ed il terreno renderà la struttura visibile anche da lontano, come quella di Bergamo. La logistica è fondamentale: non basta avere il terreno per costruire un parco giochi, bisogna anche tenere conto di queste variabili. Quella che abbiamo scelto è perfetta”. Non resta dunque che attendere la partenza dei lavori nel 2021. Ma guardando lontano c’è già una prospettiva per il taglio del nastro: “Se tutto va bene – conclude Ira – contiamo di inaugurarlo nella primavera del 2023”.

Di Emanuele Lombardini

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