mer 28 gen 2026

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GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 - ORIZZONTE ITALIA 2022, Patuanelli: «Recovery Fund energetico europeo e strategia comune per autosufficienza alimentare»

Il ministro al GLOCAL ECONOMIC FORUM: «Massima attenzione ai fenomeni speculativi, monitoraggio sulle scorte». Puddu (Deloitte): «L’aumento dei prezzi non è una bolla temporanea, il 41% degli italiani ha ansia su acquisti». Del Bravo (Ismea): «Rincari indipendenti dalla guerra»

L’idea di un Energy Recovery Fund e una strategia europea di autosufficienza alimentare. Il tema del caro-prezzi dei prodotti impone alcune riflessioni. Il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli è intervenuto al GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 - ORIZZONTE ITALIA 2022.

E ha parlato di una task force per monitorare le scorte. Patuanelli ha evidenziato che «Uno stato membro dell’Unione Europea molto difficilmente può essere autonomo e autosufficiente sul fronte della produzione alimentare, occorre invece individuare una strategia europea per potenziare gli scambi tra gli stati membri, evitare atteggiamenti protezionistici, limitare la delocalizzazione e sostenere le coltivazioni più necessarie.

Stiamo ragionando – ha continuato il ministro – per assicurare che i raccolti garantiscano gli approvvigionamenti necessari ai produttori senza ricorrere ai paesi terzi».

Patuanelli ha anche rilevato che «la prima sfida da affrontare per l’approvvigionamento alimentare è quella energetica. Il punto è il costo delle produzioni.

Per questo bisogna pensare all’adozione di un Energy Recovery Found finanziato con debito pubblico comune europeo.

Nel decreto emergenza Ucraina abbiamo approvato provvedimenti per il supporto delle filiere, parliamo di 4,4 miliardi finanziati in gran parte dalla tassazione di una quota dei grandi profitti delle aziende energetiche che stanno beneficiando dell’aumento dei prezzi».

Sulla Pac Patuanelli ha detto: «L’equilibrio trovato sulla politica agricola comune credo sia il migliore possibile, retrocedere da quelle scelte sarebbe un errore, non si deve ragionare su una modifica strutturale dei piani strategici nazionali ma valutare una sospensione dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti o una entrata in vigore posticipata del nord Pac avendo il 2023 come anno di transizione per affrontare l’emergenza attuale. La commissione europea ha stanziato risorse modeste, come governo italiano abbiamo chiesto la proroga degli aiuti».

«Ho più volte ribadito che non esiste problema approvvigionamento alimentare, ma un problema legato all’aumento dei prezzi in attesa che si realizzi una sovranità europea alimentare - ha chiuso il ministro - In questo contesto massima attenzione ai fenomeni speculativi, stiamo attivando misure di monitoraggio puntuali per avere contezza delle scorte italiane ed europee».

Eugenio Puddu, Senior Partner Deloitte | Leader Agri-food ha presentato alcuni dati di ricerche di mercato: «Come Deloitte monitoriamo ciò che accade nei vari paesi per capire in che situazione stiamo andando.

Un nostro studio su 20 mila consumatori in 23 paesi, ha evidenziato un’accelerazione degli acquisti. C’è un senso di insicurezza e ansia sulla propensione e modalità di consumo dovuto dall’emergenza sanitaria.

Il 41% dei consumatori teme di non riuscire ad effettuare pagamenti di breve termine, l’82% è preoccupato dell’aumento dei prezzi.

Il 39% sarà più propenso a scegliere alimenti bio e il 64% tenderà a scegliere prodotti locali. L’aumento dei prezzi non è una bolla temporanea come tutti si auspicavano. C’è una tendenza generale in corso».

Fabio Del Bravo, ISMEA ha parlato delle speculazioni nel mercato agroalimentare. «E’ un contesto complesso che parte dalla metà del 2020 quando sono ripartiti i consumi, che non ha a che fare con la guerra in Ucraina.

Abbiamo già assistito nei mesi scorsi i problemi di approvvigionamento delle materie prime e al caos nella logistica. Per il frumento duro non c’entra nulla la guerra in Ucraina, ma il tema riguarda la carenza di offerta dal Canada che rappresenta il 15% della produzione mondiale e che ha ridotto la produzione del 60% per la siccità.

Di qui l’aumento dei prezzi del 130% del mais e grano duro. Il conflitto incide sull’olio di semi di girasole visto che ne importiamo il 60% dall’Ucraina e sulla zootecnia per i prezzi del mais. È una crisi che impatta su tutta la filiera dal produttore al consumatore».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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