mer 28 gen 2026

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ESG89 MADE in UMBRIA - Gradassi (Marfuga): “Puntare su qualità e innovazione, prepariamo il terreno per i nostri giovani”

“Dal 20 dicembre al 6 gennaio le rubriche di CUOREECONOMICO racchiuderanno le idee, le riflessioni e gli interventi che hanno contribuito ad analizzare il quadro economico e sociale italiano nel 2024”

(Francesco Gradassi, Ceo Azienda Agraria Marfuga)

Made in Umbria, tra le tante cose, richiama alla mente una produzione di olio eccellente e apprezzata dall’intero mercato globale. Qualità, benefici e innovazione sono gli ingredienti primari di un prodotto che si rivolge a una nicchia di consumatori esigenti e amanti del saper fare umbro.

Compito delle aziende agricole è quello di preparare il terreno per il futuro della filiera olearia. Di seguito l’intervista a Francesco Gradassi, Ceo Azienda Agraria Marfuga e relatore dell’evento “Made in Umbria” promosso da ESG89.

Marfuga è un'eccellenza nel panorama agroalimentare umbro. Come vede il futuro di questo settore nella regione? Sarà possibile mantenere l’identità dei prodotti umbri nei differenziati e competitivi mercati globali?

"Come ci dimostrano i dati, l’agroalimentare umbro è in crescita. Come sempre, ci sono aziende che godono dell’ottima salute dei propri prodotti e riescono a rivolgersi ad un ampio mercato; altre, interne alla filiera olivicola, soffrono a causa della produzione.

Ritengo che la miglior cura per garantire le buone condizioni di salute di un’azienda sia il legame con il territorio in relazione a una produzione che esalti le caratteristiche peculiari dell’olio umbro, particolarmente apprezzato dalla fascia medio-alta di consumatori.

Per fare questo è necessario riconoscere il valore aggiunto che il nostro olio porta con sé, vendendo a prezzi alti che certifichino e giustifichino la qualità anche di fronte ai concorrenti stranieri. Per natura abbiamo a che fare con costi di produzione più alti rispetto ai diversi territori.

Le qualità organolettiche, sensoriali e chimiche che offrono i nostri terreni collinari sono preziose e richieste in particolare dai mercati asiatici che ne riconoscono anche gli aspetti benefici per la salute individuale.

Non bisogna badare alla quantità, ma puntare sulla qualità di un prodotto raro, eccellente e destinato a una nicchia di consumatori".

In un contesto in cui i giovani tendono ad allontanarsi dalle professioni tradizionali, cosa si può fare per attrarre e incentivare le nuove generazioni verso il settore agroalimentare?

"Stiamo vivendo un periodo storico particolare e importante in cui sono necessarie nuove generazioni preparate e formate sia dal punto di vista teorico che digitale, aspetto fondamentale nella nostra filiera per stare al passo con i tempi.

I giovani sono una risorsa preziosa per innovare il settore e per questo necessitano di una equa remunerazione che coinvolga tutto il comparto.

Investire in un marketing funzionale, in ruoli manageriali, efficienza manuale e digitalizzazione, permetterà ai giovani non solo di entrare nel settore, ma di sentirsi soddisfatti e incentivati a dare il proprio contributo".

Oggi il settore agroalimentare sta sempre più passando nelle mani delle nuove generazioni. Quali sono, secondo lei, i principali vantaggi e le possibili difficoltà di questo ricambio generazionale?

"Il ricambio generazionale è un fenomeno che sto vivendo in prima persona. Ho due figlie che stanno facendo esperienza all’estero per assicurarsi un bagaglio di conoscenze indispensabile per guidare al meglio l’azienda.

Stare a contatto con i giovani e consentire loro di entrare in questo mondo porta solo ad aspetti positivi, purchè ovviamente, siano accuratamente preparati".

Tralasciando il comparto agroalimentare, per i giovani che decidono di lasciare la regione, cosa si potrebbe fare per convincerli a tornare?

"Ci sono aziende che non avranno alcun problema nel ricambio generazionale. Pur non essendo una regola scritta, anche se i figli vanno spesso all’estero per apprendere e scoprire altre realtà, in linea generale considerano l’azienda di famiglia la scelta primaria.

Altre realtà aziendali invece soffriranno a causa dell’atteggiamento restio nei confronti dell’innovazione e del marketing. I giovani tendono a valutare l’equilibrio tra la giusta remunerazione e la soddisfazione personale.

Chi riuscirà ad avere aziende modello e curate sotto ogni aspetto riuscirà ad incanalare l’attenzione dei giovani che vogliono lavorare in questo settore e nella propria regione. Spetta a noi preparare il terreno fertile per attrarli".

Di Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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