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Greenfield Italia, il team che spiega agli studenti e sui social sostenibilità e innovazione

Davide Vitello: «Inizieremo a collaborare con istituti scolastici e Università di Roma e di Agrigento. L’idea è quella di creare un manuale per l’ambiente affinché i ragazzi possano acquisire conoscenze»

Spesso cercare sui social notizie verificate può essere molto difficile. Tuttavia ci sono iniziative giovanili che meriterebbero più coinvolgimento per l’accuratezza con cui fanno informazione online.

Abbiamo quindi intervistato Davide Vitello, uno dei 4 fondatori di GREENFIELD – Italia.

(Davide Vitello, uno dei 4 fondatori di GREENFIELD – Italia)

Cos’è Greenfield – Italia?

«È un progetto rivolto alla promozione e diffusione della corretta informazione relativa alla sostenibilità e lo sviluppo. Per fare questo integriamo alle nostre analisi anche i concetti di tecnologia, innovazione.

Come tutti i progetti a lungo termine abbiamo suddiviso in fasi il nostro lavoro. Prevediamo che l’evoluzione generale della nostra struttura possa concludersi nell’arco di cinque anni.

In questo lasso di tempo contiamo di portare il nostro progetto, nato su piattaforme social quali Facebook e Instragram e dove abbiamo creato la nostra community di lettori e scrittori, verso importanti livelli consapevolezza sull’ambientalismo.

Per riuscirci abbiamo da poco lanciato il nostro knowledge blog e abbiamo migliorato i nostri contenuti social interagendo con i nostri lettori attraverso quiz quotidiani che postiamo su Instagram».

Qual è l’obiettivo?

«Tutto il concept del progetto ruota attorno alla definizione GREENFIELD – Italia. Potrebbe sembrare che esista un'entità principale e che poi esistano varie declinazioni nazionali tra cui l'Italia.

Non è così. Greenfield, letteralmente vuol dire terreno edificabile, un qualcosa di privo di strutture e sovrastrutture.

Concettualmente all’interno del nostro nome stesso vogliamo esprimere il concetto che l'Italia è ad uno stadio embrionale dal punto di vista infrastrutturale, energetico e delle conoscenze.

Puntiamo a creare una corretta conoscenza delle potenzialità del nostro Paese in termini energetici e ambientali a partire dai più giovani perché proprio essi sono e saranno al centro della gestione delle risorse del nostro pianeta».

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Quali sono i prossimi step del vostro lavoro?

«Inizieremo a collaborare con degli istituti scolastici e Università di Roma e di Agrigento. L’idea è quella di creare un manuale della sostenibilità a cui ogni studente di ogni ordine e grado possa acquisire conoscenze e consapevolezze sull’ambientalismo.

Ovviamente l'idea è che a questo manuale non segua una un'interrogazione, ma semplicemente che possa rappresentare una scintilla che faccia accendere l'interesse per l'ambiente a partire dalla scuola elementare. 

Puntiamo alla possibilità di un percorso che possa incuriosire lo studente e che possa chiarire i concetti legati alle nuove tecnologie e l’innovazione.

Per impegnarsi a trovare delle soluzioni alle problematiche ai cambiamenti climatici è necessario che facciamo molto di più di quanto stiamo facendo e per riuscirci è necessario che fin da bambini ci sia più consapevolezza dell’importanza della sfida ambientalista».



Quali strumenti potrebbero consentire a realtà giovanili come la vostra di avere più voce in capitolo?

«Uno di questi potrebbe essere una forma effettivamente strutturata di sostegno o incentivo a chi fa informazione on-line. Altre forme di strumenti utili a realtà come GREENFIELD – Italia potrebbero essere di tipo collaborativo e remunerativo.

Nel primo caso penso che dovrebbero essere migliorate e incentivate le modalità con cui i giovani possono trovare spazio e fare rete all'interno delle Università. Questo rafforzerebbe l'interesse per l’innovazione dei giovani studenti.

Per quanto riguarda il secondo caso, in Italia le opportunità di svolgere un tirocinio retribuito sono molto basse. Ovviamente se vuoi creare valore devi dare merito anche a partire da chi ha appena concluso gli studi.

Oltretutto in Italia, da un lato i neolaureati, probabilmente a causa della carenza sulla sostenibilità nell’offerta formativa universitaria e scolastica, non hanno competenze tecniche consolidate, dall’altro le application delle aziende sono eccessivamente specialistiche.

Tutto questo ovviamente crea un gap considerevole tra la domanda e l’offerta di lavoro. Per di più il concetto di sostenibilità è spesso distorto, spesso viene sottaciuto che si tratta della parsimonia con cui vengono utilizzate le risorse.

Spesso realtà aziendali tendono a usare certi termini giusto per tirare a lucido il loro brand. In Italia come nel mondo si fa molto greenwashing.

Per non parlare del fatto che i temi per cui ci battiamo vengono spesso distorti da realtà aziendali che hanno creato l’idea nell’opinione pubblica che la transizione ecologica sia da considerarsi conclusa con il passaggio all’elettrico.

In realtà questo è solo un passaggio intermedio a tecnologie che potrebbero davvero avere un impatto zero sull’ambiente. L’energia nucleare ad esempio potrebbe essere un’interessante sviluppo per gli approvvigionamenti energetici, ma spesso non viene considerata per come dovrebbe».

Di Massimiliano Giglia
(Riproduzione riservata)

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