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09/10/2020

I territori e le banche che non ci sono più!

(Ignazio Visco, Governatore Banca d'Italia)

Amara è la considerazione riguardo il sistema bancario del territorio che proprio in momenti di grave crisi come quella che stiamo attraversando non riescono più a sostenere lo sviluppo economico.
Le tante fusioni e incorporazioni degli ultimi 20 anni fra gli istituti volute dal mercato e sollecitate dai poteri europei, hanno praticamente desertificato i centri decisionali in provincia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e proprio in questi giorni viene evidenziato dai tre sindacati di categoria dell’Umbria e dai loro segretari regionali: Sgalla, Bendini e Manzotti.

Le aziende dell’Umbria, della vicina regione marchigiana, ma anche di tanti territori sparsi lungo la penisola, stanno risentendo tragicamente di questo scollamento.
La politica, spesso inconsapevole, ha trascurato questo passaggio epocale e ora non riesce a riparare alla situazione. Le tante regole europee, inoltre, imposte addirittura per il sistema bancario cooperativo, ha reso ingessato anche per loro il rapporto con il tessuto locale.

Ogni giorno sentiamo lamentele di artigiani, piccoli commercianti o liberi professionisti che si vedono negare fidi per appena 5 mila euro o che non riescono ad allargare il plafond della carta di credito.

Tutto questo, aggravato dal susseguirsi di crisi economiche e pandemiche, rischia di far collassare interi comparti dell’economia del nostro paese.
Quell’economia che si vuole (giustamente) digitalizzare, ma che invece sembra essere diventata l’ufficio complicazioni. Sommersa da burocrazia assurda. Basta pensare a quante firme si debbono apporre (digitalmente) per accendere un mutuo o un prestito. Moduli infiniti che nessun cliente mai leggerà e che (forse) contengono quelle clausole fastidiose e insidiose.

Come rimediare?

Il pallino, a questo punto, potrà essere in capo solo ai grandi gruppi bancari che, se lungimiranti, dovranno creare sui territori dei ‘comitati con veri poteri decisionali’ in grado di mitigare tutte quelle rigide procedure di valutazione. Una sorta di ‘cuscinetto’ fra il freddo rating e la conoscenza del territorio, capaci nuovamente di sollecitare e rivitalizzare gli asset strategici della nostra economia che è ancora costituita da PMI.
Infine, parlando di struttura delle imprese, si continua a dire ‘piccolo non è bello’. Giustamente! Ma allora, proprio in questo particolare momento, si mettano in campo misure fiscali importanti che sostengano programmi di aggregazione auspicati. L’Italia è e sarà anche in futuro un paese di imprenditori: piccoli, medi e grandi; evitiamo di ostacolarli e mettiamoli una volta per tutte al centro dell’interesse pubblico. Senza di loro il lavoro non si crea. Senza di loro l’Italia è destinata a scivolare ancor più in basso!

#dettofatto di Giovanni Giorgetti

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