INDUSTRIA. Veneto Est: -0,5% nel primo semestre 2025. Incertezza e dazi frenano l’economia

(Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est)
Tra aprile e giugno nuova flessione dell’attività manifatturiera (-0,7%), più contenuta nella media del semestre. Migliora la domanda interna (+2,3%), più debole l’export. Gli ordini rivedono il segno positivo (+0,5%). Il clima di fiducia rimane stabile. Investimenti stabili per quasi 6 aziende su dieci, in espansione per il 16%
L’attività produttiva del settore manifatturiero nel Veneto orientale prolunga la fase di debolezza, in un contesto geopolitico di tensioni e fronti aperti. Nel secondo trimestre 2025, la produzione registra una flessione del -0,7% su base annua, nonostante i segnali di vitalità del metalmeccanico (+1,7%) e la tenuta di micro (+0,1%) e grandi imprese (+0,2%).
Il bilancio resta negativo, ma più contenuto, se si considera il semestre, in calo del -0,5% sull’anno scorso ma in recupero. Dazi e volatilità della domanda incidono, con la produzione attesa stabile tra luglio-dicembre dal 61,3% delle aziende.
Avanti adagio il fatturato dell’industria nel secondo trimestre, in particolare grazie al contributo della domanda interna (+2,3%), spinto dall’inflazione contenuta. Più debole la componente estera (-0,4%) per il calo delle vendite verso l’area UE (-2,2%), stabili quelle extra UE (-0,1) per l’anticipo degli acquisti dagli Usa. Gli ordinativi registrano un incremento tendenziale (+0,5%), andando così a interrompere una serie di ben nove trimestri consecutivi in segno negativo. Ancora positiva la dinamica dell’occupazione, pari al +0,5%.
Prezzi delle materie prime in ulteriore aumento tra aprile e giugno per il 32,1% (dopo il 36,3 precedente). La discesa dei tassi BCE si trasferisce progressivamente all’economia reale, anche se l’incertezza riduce la domanda di credito: il costo del denaro è in aumento solo per il 9,7% delle aziende (25,5 nell’analogo periodo del 2024), a fronte della larga maggioranza (68,7%) che lo rileva stabile. Liquidità aziendale tesa per il 15,0%.
Sono i principali risultati dell’indagine La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale (consuntivo secondo trimestre 2025 - previsioni luglio-dicembre 2025) condotta da Confindustria Veneto Est, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 757 aziende manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.
Il clima di fiducia delle aziende sul secondo semestre rimane stabile, risente dell’incertezza e degli effetti negativi dei dazi imposti dagli Stati Uniti. Le previsioni per luglio-dicembre sono orientate in prevalenza per il mantenimento dei livelli produttivi: le valutazioni di aumento (espresse dal 20,2% delle imprese) e di contrazione (18,5%) si pressochè equivalgono, a fronte del 61,3% che propende per la stabilità.
Le attese sull’andamento degli ordini dal mercato interno sono in calo per il 25,3%, stabili per il 59,2%. Quelle sulla domanda dai mercati esteri sono in calo per il 23,7%, stabili per il 53,3% e in crescita per il 23,0% (dal 21,5). Il 38,0% prevede nuove assunzioni. Nonostante il clima di incertezza e gli effetti riconducibili alle nuove barriere tariffarie, la spesa per investimenti fissi è prevista su livelli stabili dalla larga maggioranza delle aziende (58,6%), in contrazione per il 25,4%, ma in espansione per il 16,0% (dal 12,5% precedente).
«In un contesto di grande instabilità e fronti aperti nel commercio globale, che avrà un impatto notevole sull’economia del nostro territorio, fortemente vocata all’export, le nostre imprese continuano a dimostrare capacità di adattamento e di tenuta - commenta Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est -. Ma è una fragile tenuta, minacciata da squilibri strutturali e tensioni internazionali.
Le nuove barriere tariffarie Usa al 15% e la forte svalutazione del dollaro, rendono più difficile competere oltreoceano. Le nostre imprese, già penalizzate da un costo dell’energia insostenibile, si trovano in una condizione di crescente svantaggio competitivo. Non possiamo illuderci che basti l’adattamento. Oggi più che mai occorre un cambio di passo deciso su più fronti, su scala nazionale ed europea: un Piano industriale straordinario, come insiste il Presidente Orsini, ponendo al centro competitività, sicurezza energetica e rilancio degli investimenti. Ma occorre agire con urgenza».
In vista del cantiere della legge di Bilancio, «il nostro auspicio è di una Manovra incisiva, con una visione di politica industriale e un impulso deciso agli investimenti e alle imprese che li realizzano, partendo da alcune priorità: la revisione profonda del Piano 5.0 - che non ha funzionato - affinché gli incentivi siano più accessibili e duraturi, e risorse adeguate per la ricerca e sviluppo: misure concrete per ridurre il prezzo dell’energia; rendere strutturale l’IRES premiale potenziandola o ripristinare l’ACE; potenziare i contratti di produttività che è la via giusta per aumentare i salari, e dare continuità a strumenti che funzionano come la ZLS, attingendo le risorse da quelle del PNRR non utilizzabili e dai Fondi di Coesione.
E poi interventi volti a mobilitare il risparmio delle famiglie e degli investitori istituzionali verso il sistema produttivo, per assicurare crescita e benessere per tutti. E darci l’obiettivo di almeno il 2% nel prossimo triennio».
Quanto all’Unione europea: «Trump ci ha dato una sveglia brutale, come ha sottolineato Mario Draghi - dichiara la Presidente Paola Carron -. L’indecisione rappresenta la minaccia più grave. L’Europa deve scegliere: competere, cambiando radicalmente le scelte degli ultimi anni che stanno presentando un conto pesantissimo e accelerando sull’integrazione, il mercato unico e soprattutto investimenti comuni e un piano straordinario per l’industria, non solo la difesa, oppure declinare rispetto a Usa e Cina. L’Europa può ancora vincere, ma solo se agisce ora».
Redazione CUOREECONOMICO
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