mer 11 mar 2026

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Iter-Idea, magazzinieri digitali e documenti in cloud per semplificare l’azienda

Il cofondatore della startup Guido Mazza: «Con l’information technology rendiamo più facile il lavoro delle Pmi e mettiamo in connessione le persone fra loro»

Rendere il settore della information technology (IT) alla portata di tutti, per facilitare la vita ed il lavoro. Bastano uno smartphone ed una app per creare una rete fra persone, oppure per ridurre tempi e sforzi di attività fondamentali per le imprese.

È il concetto che sta dietro ad Iter-Idea, la start up innovativa che nasce da un team di giovani informatici modenesi attivi nel settore dell IT a supporto delle Pmi da circa 10 anni.

Guido Mazza, uno dei fondatori della start-up sintetizza a CUOREECONOMICO il concetto del progetto: «La nostra idea è quella di portare le tecnologie più evolute come il cloud a beneficio delle persone, renderlo tangibile».

Nello specifico qual è il vostro target di riferimento?

«Abbiamo due target di clienti diversi: uno sono le Pmi, a cui forniamo delle app che servono per gestire dei cloud e che vanno a supporto di tutto quello che può interessare loro, come raccolta dati in mobilità, avanzamento progetti, logistica di magazzino.

Abbiamo studiato soluzioni innovative che rendessero più fruibili alcune dinamiche. Faccio l’esempio pratico del magazzino: forniamo un approccio utilizzabile su qualunque device che permette di accorciare i tempi.

L’altro nostro target, essendo noi focalizzati sulla tecnologia sono gli utenti finali e cioè come utilizzare la IT per un bene collettivo. A questo scopo realizziamo progetti europei.

Per esempio, abbiamo realizzato una app che va a supporto della mobilità studentesca, mette in collegamento gli studenti fra loro.

Un esempio anche qui: con Erasmus Network abbiamo creato una app che consente a chi va a fare una esperienza all’estero di trovare persone che possono aiutarlo nell’università dove si va. Partendo da Modena, che è la nostra città, oggi siamo arrivati a circa 100 università in tutta Europa e 500 sezioni».

Voi offrite servizi che non hanno bisogno di un server. Dove vengono conservati i documenti e nello specifico cosa acquista chi si rivolge a voi?

«L’architettura è serverless, quindi abbatte i costi. I documenti sono fisicamente in uno spazio di archiviazione chiamato bucket e tramite la app possiamo fare richiesta per accedervi.

Questi spazi sono in cloud e vengono collegati al nostro account: noi acquistiamo l’utilizzo degli spazi.

Non forniamo digitalizzazione dei documenti, ma le app possono salvare dei file fisici sui bucket e quindi il cliente paga a seconda di quanto ed in che modo la utilizza».

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    In che modo collegate le vostre app a servizi come Outlook o Google Calendar, per citare solo i più comuni?

    «Abbiamo deciso di fare questo collegamento perché l’obiettivo è abbassare la soglia di apprendimento: non è l’utente che deve imparare ad usare un nuovo servizio, ma è il nostro servizio che si allaccia a quelli che ci sono.

    Da questi servizi prendiamo solo i dati che ci servono, grazie alla richiesta di autorizzazione che questi prevedono».

    Quali sono gli sviluppi per questo tipo di servizio ed in generale di questo ambito?

    «La nostra missione è di portare questa tecnologia dove c’è bisogno. Ci capita spesso che arrivi un cliente con una idea e noi con la piattaforma siamo in grado di realizzarla in tempi brevi e in modo che sia mantenibile per il futuro.

    Vorremmo portare questa tecnologia in ambiti come il Fintech o il retail, dove c’è molta richiesta. In generale, è fondamentale creale business sostenibili.

    Per esempio, abbiamo realizzato un altro progetto europeo, che presenteremo a novembre, centrato su un target femminile.

    L’obiettivo è scoprire, attraverso gli open data quelle che possono essere le opportunità per una giovane donna fra i 20 ed i 35 anni che voglia vivere una esperienza europea a tutto tondo».

    Di Emanuele Lombardini
    (Riproduzione riservata)

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