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Kanèsis, quando farina di carrubo e scarti di potature sostituiscono la plastica

Giovanni Milazzo, fondatore della startup siciliana: «Al posto degli idrocarburi fossili, i sottoprodotti delle eccedenze agricole della canapa, dei pomodori o delle potature degli aranci. Questa industria sostenibile»

Numerose start up e aziende si stanno notevolmente espandendo grazie a innovative tecniche produttive rispettose dell’ambiente.

Alcune di esse hanno una mission ben precisa: lanciare attraverso i loro stessi prodotti una narrazione ecologista che può cambiare il senso dell’industria della plastica. Ne parla a CUOREECONOMICO Giovanni Milazzo, fondatore di Kanèsis.

(Giovanni Milazzo, fondatore di Kanèsis)

Cos’è Kanèsis?

«È un portafoglio di progetti che mettono insieme l’agricoltura con l’industria. Il focus centrale della nostra azienda è il riutilizzo di materiali di scarto agricolo funzionali per lo sviluppo di compound termoplastici al 100% sostenibili.

In altre parole quello che per altre aziende è lo scarto per noi rappresenta la materia prima della nostra produzione. Nello specifico Kanèsis sostituisce gli additivi sintetici, tipici dell’industria plastica a partire da idrocarburi fossili, con i sottoprodotti delle eccedenze agricole della canapa, dei pomodori o delle potature degli aranci.

Nello specifico uno dei tanti esempi che possiamo fare sull’innovativo processo produttivo di Kanèsis è la sostituzione di elasticizzanti sintetici con la farina di carrubo.

È certamente rivoluzionario considerare che l’aggiunta di componenti vegetali non solo crea un’identità sostenibile del prodotto, ma anche il fatto che da un punto di vista tecnico vengono conferite migliori proprietà meccaniche rispetto a quelle derivanti dai vecchi metodi di produzione. In natura abbiamo già tutto quello che ci serve».

A livello economico quali sono i vantaggi di un’azienda che opera nell’industria sostenibile?

«Innumerevoli. Nel nostro settore non sono minimamente considerati i costi di smaltimento proprio perché nella nostra filosofia non esiste il concetto di usa e getta.

Per fare un esempio concreto, recentemente abbiamo realizzato per un cliente di Londra un portasapone il cui il packaging è una parte integrante del portasapone stesso».

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Quali novità verranno inserite all’interno di Kanèsis?

«Lanceremo a breve un nostro brand di formazione incentrato sulla sensibilizzazione all’utilizzo delle piante officinali in svariati campi che vanno dalla cosmesi all’alimentazione, passando ovviamente per l’industria.

Nello specifico ci focalizzeremo sul tema del riutilizzo dei prodotti di scarto secondo i criteri di circolarità».

In qualità di addetto ai lavori della green economy, a che punto è la “transizione ecologica” in Italia?

«Facendo un paragone con il resto del mondo sicuramente l’Italia è molto indietro rispetto a paesi come Stati Uniti, Cina o Giappone.

Facendo una panoramica non possiamo che considerare che il momento di stasi è probabilmente legato all’aumento della domanda di PLA (Acido Polilattico o comunemente chiamata bioplastica) che a livello globale ha creato importanti problemi nella catena di approvvigionamento facendone ovviamente lievitare i prezzi.

Non si è mai pagato così tanto per comprare PLA. Tuttavia diversi decisori politici hanno ormai virato verso l’ecologismo. In tal senso, il governo italiano sembra stia aiutando le aziende a convertire o ad intraprendere una produzione sensibile all’ambiente. Credo che nel giro di tre anni la transizione ecologica italiana potrebbe essere completata».

Pensa che la politica italiana ed europea stiano facendo abbastanza per creare un modello di sviluppo basato sull’economia circolare?

«Non si fa mai abbastanza. Possiamo ovviamente fare di più. Potremmo produrre molto di più se la nostra idea di economia circolare comprendesse maggiori investimenti sui biopolimeri o si sanzionasse di più quelle aziende che non interagiscono con l’ambiente in maniera responsabile e sostenibile».

Di Massimiliano Giglia
(Riproduzione riservata)

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