L'inflazione spaventa troppo e gli italiani tagliano cibo e consumi

(Maura Latini, Presidente Coop Italia)
Rapporto Coop 2023: il 36 percento degli italiani pensa di ridurre i consumi. Crollo dei beni tecnologici, ma anche il carrello della spesa è carissimo. La presidente Latini: "Le famiglie sono impoverite dall'inflazione che nella realtà del percepito è più alta di quello che gli istituti di ricerca di mostrano". Secondo i managers interpellati, i prezzi torneranno a livello pre-pandemico non prima del 2025. Altro dato allarmante: il 15 percento nega il cambiamento climatico
Carrelli della spesa degli italiani sempre più leggeri, ma sempre più cari. Meno consumi, ma anche una forte negazione del cambiamento climatico.
Il quadro che esce dal rapporto Coop 2023 - Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani', presentato in anteprima a Milano è desolante, se non a tratti addirittura preoccupante.
Perchè se da un lato, è quasi scontato che la difficile situazione congiunturale si rifletta sui consumi e purtroppo in particolare su quelli alimentari, allarma particolarmente il fatto che per una fetta consistente di italiani le questioni legate al clima non esistano.
Meno consumi per risparmiare
Secondo l'indagine di Coop è del 3 percento in negativo la variazione delle vendite a prezzi costanti nei primi sette mesi dell'anno e in previsione 2024 su 2023 il 60 percento dei manager intervistati si aspetta un risultato in ulteriore seppur modesto calo (-0,5).
Molti italiani sembrano in procinto di arrendersi alla guerra contro un'inflazione che ha rincarato di oltre il 21 percento il costo dei beni alimentari e che non promette di arrestarsi prima dei prossimi due anni.
Dopo la riduzione delle quantità acquistate, con l'arrivo dell'autunno e l'ulteriore aumento dei prezzi secondo il Rapporto gli italiani sembrano pronti a cambiare strategia grazie ad un quotidiano impegno per contenere gli sprechi, alla rinuncia ai prodotti non strettamente necessari.
Così la spesa diventa più frequente, l'attenzione al risparmio fa piazza pulita della fedeltà al canale di acquisto, discount e marca del distributore sembrano ancore di salvezza. Il 36 percento degli italiani pensa di ridurre i consumi al netto dell'inflazione, contro solo l'11 che pensa di aumentarli.
"Le famiglie sono impoverite dall'inflazione che nella realtà del percepito e del carrello della spesa è più alta di quello che gli istituti di ricerca di mostrano - ha commentato Maura Latini, Presidente Coop Italia -. Le scelte di riduzione degli sprechi che registriamo come un elemento positivo hanno cambiato il modo di acquistare e sempre più viene comprata la marca del distributore.
Le persone hanno poi cambiato canali di vendita. La quantità di volumi perduti in questi otto mesi è imponente e se oltre 1/3 degli italiani che dichiarano di consumare meno diventerà realtà allora noi siamo molto preoccupati".
Crollo dei beni tecnologici, tengono ancora pranzi e cene fuori
Le prospettive sono poi appesantite dalla crescita eccezionale dell'inflazione che solo negli ultimi due anni ha abbattuto il potere d'acquisto in una misura pari a 6.700 euro procapite e, secondo l'80 percento dei manager intervistati nell'ambito del Rapporto bisognerà aspettare almeno il 2025 prima che la crescita dei prezzi torni ai livelli pre-pandemici.
"Siamo di fronte a un momento davvero complesso che il Rapporto Coop rappresenta nelle sue varie articolazioni e che si ripercuote con estrema coerenza sul mercato del largo consumo - ha commentato Maura Latini, presidente Coop Italia - , sensibile termometro della quotidianità.
In sintesi, il primo giro di vite sui consumi già partito prima dell'estate sembra ulteriormente inasprirsi e si ripercuote sui volumi delle vendite".
A cadere sono gli acquisti dei beni tecnologici. In particolare, le vendite di smartphone nuovi si riducono in quantità del 10 percento negli ultimi 12 mesi (sono oltre 1,3 mln di telefoni venduti in meno).
E, dopo aver riguadagnato nel primo semestre i livelli prepandemici, gli italiani si sono ancora concessi pranzi e cene con estrema oculatezza durante l'estate, ma, passeranno nuovamente l'autunno in casa (il 51 percento dichiara di ridurre il numero di occasioni conviviali fuori casa nei prossimi 12/18 mesi).
Ritrovare equilibrio fra volumi prezzi
"Dobbiamo lavorare insieme con l'industria per recuperare volumi e trovare un equilibrio di prezzo da proporre ai nostri clienti. Serve ritrovare un equilibrio tra industria e distribuzione su cui si potrebbe lavorare anche per tenere le vendite, recuperare volumi e impedire che il discount cresca ancora di tanti punti", aggiunge Latini.
"Noi con il prodotto a marchio cresciamo di 4-5 punti a volume e siamo al 70 percento di prodotti nuovi già nei punti vendita, abbiamo riscontri positivi sul ridisegno della categoria - ha aggiunto -. Non abbiamo segnali dalla grande industria di quello che avverrà nei prossimi mesi, spero che questo silenzio dipenda dal fatto che tutti stiamo riflettendo sul mondo migliore di aiutare le nostre imprese ma anche il paese.
Dobbiamo lavorare insieme per recuperare volumi. Ci vuole sintonia tra industria di marca e grande distribuzione, perché il recupero dei volumi è il primo punto per chi si occupa di largo consumo".
Dello stesso parere Marco Pedroni, Presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop).
"Abbiamo la necessità e la responsabilità di sostenere la ripresa, come Coop siamo disposti a sacrificare ancora qualche margine, anche se siamo a zero praticamente - ha concluso -, stiamo lavorando sul nostro prodotto a marchio ma abbiamo bisogno di un forte contributo di tutta la filiera agricola ed industriale".
Crescono i negazionisti del clima
L'altro dato allarmante, come si diceva, riguarda il climate change. Secondo il rapporto Coop, il 15 percento degli italiani nega di fatto il riscaldamento climatico o pensa sia un'esagerazione.
Il mondo, secondo il Rapporto, si dividerà sempre più tra quanti sono preoccupati (in Italia l'85 percento del campione), quanti intendono impegnarsi (in Italia 1 su 4 ha adottato uno stile di vita sostenibile in ogni ambito della propria quotidianità e 14 milioni sono gli italiani pronti a battersi in prima persona per la tutela dell'ambiente), e coloro che negano il riscaldamento climatico o pensano sia un'esagerazione (15) o che abbia cause indipendenti dall'attività antropica (19). Anche tra quanti lo riconoscono, il 14 percento degli italiani pensa comunque non ci sia più nulla da fare.
Peraltro, per gli italiani i responsabili di questa situazione sono soprattutto le imprese, l'Asia e il Nord America, le classi più agiate. Sempre alle imprese, alle istituzioni nazionali e internazionali ma anche ai cittadini spetta porvi rimedio.
Redazione Cuoreeconomico
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