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La crisi provocata dalla COVID-19 rischia di ampliare il divario economico tra gli Stati membri dell’UE

(Ildikó Gáll-Pelcz, Membro della Corte dei conti europea)

A giudizio della Corte dei conti europea, le prime misure adottate dall’UE e dai suoi Stati membri per ovviare all’impatto economico della pandemia hanno aiutato a salvare posti di lavoro e imprese.

Tuttavia, la Corte ritiene altresì che vi sia il rischio che l’impatto disuguale della pandemia sui singoli Stati membri e la diversa capacità che questi ultimi hanno di sostenere la propria economia possano provocare un allargamento del divario economico esistente fra loro.

La Corte ritiene inoltre che la risposta finanziaria alla crisi attualmente proposta dall’UE costituisca un’occasione per promuovere le priorità dell’UE e per riflettere in merito a miglioramenti a lungo termine che rafforzino il coordinamento economico tra gli Stati membri.

Al contempo, la Corte giudica che vi siano rischi e sfide relativi all’attuazione e al coordinamento di tali misure.

In risposta allo shock economico dovuto alla pandemia di COVID-19, gli Stati membri hanno adottato un ampio ventaglio di misure di bilancio per sostenere la propria economia.

A luglio, le 1 250 misure adottate ammontavano in valore a circa 3 500 miliardi di euro, ossia il 27 % del prodotto interno lordo (PIL) dell’UE‑27. I regimi per il mantenimento dei posti di lavoro e il sostegno di liquidità costituivano la maggior parte delle misure, le quali hanno finora sostanzialmente contenuto i licenziamenti.

Tuttavia, dette misure di bilancio nazionali faranno considerevolmente aumentare i disavanzi di bilancio e i livelli di debito pubblico dei vari paesi. Inoltre, l’entità e la composizione di dette misure riflettono la ricchezza relativa degli Stati membri piuttosto che la misura in cui questi sono stati colpiti dalla crisi. La Corte segnala altresì i rischi di divergenza economica e di distorsioni per quanto concerne la parità di condizioni concorrenziali tra Stati membri.

Le misure adottate dagli Stati membri per rispondere alla crisi hanno salvato posti di lavoro e imprese, ma portano inevitabilmente all’aumento dei disavanzi di bilancio. La Corte ritiene che vi sia il rischio che ciò riduca la convergenza economica negli anni a venire”, ha affermato Ildikó Gáll-Pelcz, il responsabile del documento di analisi.

Ritornare all’attuale disciplina di bilancio, o ideare nuove norme in materia, senza ostacolare la ripresa post-pandemia dei singoli Stati membri o la sostenibilità del debito costituirà una sfida per la governance dell’UE”.

L’UE ha reagito attuando celermente un coordinamento economico flessibile. Ciò ha permesso agli Stati membri di attutire l’emergente crisi economica tramite misure di stimolo dell’economia, aiuti di Stato temporanei e la sospensione dei massimali di bilancio (la “clausola di salvaguardia”).

L’UE ha anche mobilitato i fondi disponibili e ha creato nuove reti di sicurezza per imprese, governi e lavoratori. Tuttavia, a fine agosto 2020 non vi era stata alcuna ingente erogazione di fondi.

Inoltre, nel luglio 2020 il Consiglio europeo ha convenuto lo strumento Next Generation EU, del valore di 750 miliardi di euro, per sostenere il ritorno ad una ripresa sostenibile e resiliente. Insieme a quello previsto dal prossimo bilancio settennale, il sostegno finanziario dell’UE ammonterà quindi a 1 800 miliardi di euro.

La Corte avverte, però, che non vi è alcuna garanzia che queste misure stimoleranno una crescita sostenibile e accresceranno la convergenza fra Stati membri. L’efficacia del sostegno dipenderà in modo cruciale dalla misura in cui riuscirà ad ovviare all’effettivo impatto della crisi e ad accrescere la capacità dei singoli Stati membri di sostenere la propria economia ed attuare nuove misure in modo appropriato.

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