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La mappa dell’industria manifatturiera dell’Italia centrale

La Toscana svetta su Marche e Umbria, regioni che continuano a soffrire per la lunga stagione di crisi – Il sistema del credito nazionale lontano dai territori


Marche, Umbria e Toscana: le tre regioni dell’Italia centrale sotto la lente di ESG89 Group che ne ha valutato le caratteristiche manifatturiere e le potenzialità di sinergie e collaborazione. La Toscana come prevedibile è la regione che manifesta una dimensione più che tripla rispetto alle Marche e più che quintupla rispetto all’Umbria. Scorrendo i bilanci 2019 dell’industria manifatturiera delle TOP 20 società per fatturato di ciascuna regione, si scopre infatti che la Toscana ha prodotto oltre 27mld di euro, le Marche poco più di 8mld e l’Umbria 5,4mld.

Un dato interessante è quello relativo alle performance sulla redditività (delle top 20). La Toscana registra 2,56 miliardi, le Marche 195mln e l’Umbria 192mln. Il divario in questo caso fra la Toscana e l’Umbria e le Marche è ancor troppo evidente. Questo a testimonianza anche del fatto che negli ultimi anni le due regioni minori hanno sofferto più di altre della crisi arretrando pericolosamente per Pil e per reddito pro-capite.

Sul Patrimonio netto delle top 20 società la situazione appare meno sbilanciata. In Toscana abbiamo un valore vicino ai 12 mld, mentre nelle Marche si superano di poco i 3mld e in Umbria si sfiorano i 2mld di patrimonializzazione.  

LE CURIOSITA’
ACCIAI SPECIALI TERNI (vedi Report)è la prima società manifatturiera per dimensione in Umbria con 1.685.639.594 euro, ARISTON THERMO (vedi Report) è la prima nelle Marche con 1.710.153.000 euro e GUCCIO GUCCI (vedi Report) è la prima in Toscana con 5.673.879.248 di euro. Fra le compagini che hanno rilevato maggiori utili troviamo in Toscana ancora GUCCIO GUCCI, nelle Marche sempre ARISTON THERMO (vedi Report)e in Umbria BRUNELLO CUCINELLI (vedi Report).

Nella distribuzione geografica per l’Umbria fra le top 20, 5 società hanno sede in provincia di Terni e 15 in quella di Perugia. Nelle Marche 8 sono in provincia di Ancona, 6 in quella di Pesaro, 3 a Macerata, due a Fermo e solo una ad Ascoli Piceno. In Toscana 8 sono su Firenze, 5 in provincia di Lucca, 4 ad Arezzo, una a Livorno, una a Pisa e e una a Siena.  

Tema sistema bancario - Marche e Umbria, riteniamo, stanno soffrendo la grave distanza fra i poteri decisionali delle banche nazionali ed il territorio. Il fallimento, poi, di Banca Marche ed Etruria degli anni passati e l’acquisizione da parte di Banco Desio della Banca Popolare di Spoleto ha di fatto ‘spopolato’ di direzioni generali e quindi di ‘potere’ decisionale le due regioni che si trovano, guarda caso, più in difficoltà. Su questo tema, le neo amministrazioni regionali locali dovranno interrogarsi per recuperare, ove possibile, il terreno perduto, proprio perché il tessuto economico delle due regioni costituito perlopiù da piccole e medie imprese, sta tremendamente soffrendo questo gap.

Occorrerebbe da parte degli Istituti nazionali strutturare dei nuovi ‘COMITATI’ esecutivi locali, con veri poteri decisionali, in grado di mediare fra il ‘centro’ e la ‘periferia’ anziché lasciare tutto alla valutazione di rating freddi e a volte pregiudizievoli.

Se il futuro poi andrà anche verso il fintech finanziario, allora le difficoltà per Pmi, artigiani, professionisti e commercianti aumenteranno e solo i grandi player industriali riusciranno ancora ad avere un filo diretto con i centri direzionali delle banche nazionali.  

Questa dunque la mappa dei giganti della manifattura del Centro Italia. I dati azienda per azienda sono fruibili sulle pagine dei Territori di Umbria, Marche e Toscana di ‘Cuoreeconomico’.    


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