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La sfida di Agrosolar, il campo “coltivato” a verdure e pannelli fotovoltaici

Lo spin off della Solaf Fields utilizza campi poco produttivi per innestate prodotti agricoli ed impianti solari. Autorizzazioni più facili perché non vengono sottratti terreni alla coltivazione

Agricoltura e fotovoltaico insieme, in un progetto ambizioso, che sta già trovando sponda anche nel mondo universitario.

Il binomio trova la sintesi nella sfida di Agrosolar, uno spin off nato dalla Solar Fields, azienda che si occupa di sviluppo di centrali solari.

CUOREECONOMICO ha parlato di questa idea con Maurizio Manenti, che di Agrosolar è amministratore delegato.

(Maurizio Manenti, AD Agrosolar)

«L’idea è nata - spiega Manenti - perché le centrali sono diventati sempre più grandi. Avevo bisogno di grandi dimensioni per farle diventare sostenibili, quindi andiamo ad occupare uno spazio agricolo.

Abbiamo studiato un metodo che non solo non sottrae suolo all’agricoltura, ma anzi la valorizza.

Andiamo alla ricerca di siti poco utilizzati dal punto di vista agricolo, magari perché poco redditizi e realizziamo dei piani agricoli da integrare con l’impianto fotovoltaico».

I vantaggi di unire l’energia solare alle coltivazioni sono notevoli: «Intanto il fotovoltaico finanzia il terreno - prosegue - poi dà una disponibilità pressoché illimitata di energia elettrica.

Non solo diversi studi mostrano come l’irraggiamento generi meno consumo d’acqua. Ovviamente vanno selezionate le colture che possono godere di meno sole».

Su questo fronte è già partito un primo progetto di ricerca insieme all’Università della Tuscia, insieme alla quale sono stati realizzati piani agricoli su aree specifiche: «Con questo metodo – spiega Manenti – il contadino che ha un terreno che voleva coltivare ma non poteva, in questo modo ci riesce e oltretutto ha una redditività alta, perché intanto gli paghiamo l’affitto del terreno e poi per fare agricoltura.

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    Dal canto suo invece, chi investe nel fotovoltaico invece si ritrova con un impianto che produce come se fosse in un campo libero ed in più ha la possibilità di ridurre i costi di gestione.

    Ed in futuro potrà trarre una nuova rendita dalle coltivazioni. Senza contare che le istituzioni possono autorizzare più facilmente questo tipo di impianti, perché appunto viene a cadere la pregiudiziale della sottrazione di terreno agricolo».

    Il progetto, nella sua seconda fase, prevede anche l’utilizzo della robotica. «Abbiamo previsto la realizzazione di mezzi agricoli che possono essere in un futuro automatizzati e delle serre idroponiche, ma è un secondo step del progetto.

    Ci stiamo lavorando in un progetto con l’Università La Sapienza di Roma che prevede dei raccoglitori robotizzati. C’è un primo prototipo per la raccolta dei fiori di zucca», sottolinea Manenti.

    Ma qual è il target che decide di investire in un progetto del genere: «Per adesso sono soprattutto i grandi fondi di investimento, storici investitori del fotovoltaico – conclude – ma non escludiamo a medio e lungo termine di proporci anche ad aziende agricole o imprenditori che vogliono differenziare il business».

    Di Emanuele Lombardini
    (Riproduzione riservata)

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