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16/07/2020

Latini (Sindaco di Terni):’ Siamo ad un punto molto difficile per la storia ternana ma siamo anche la città dell’acciaio e dell’amore, dell’acqua e dello sport, di San Valentino e di 136 anni di industria. Dobbiamo reagire!’

(Leonardo Latini, sindaco Terni)

Terni avanti piano, ma con fiducia nel futuro. Stretta fra la difficile situazione delle grandi industrie ed un tessuto imprenditoriale che ha grande voglia di ripartire superando gli ostacoli, la città guarda avanti. Il sindaco Leonardo Latini traccia un bilancio, disegnando nuove prospettive e scenari differenziati per il rilancio economico cittadino.

Cominciamo facendo il punto della situazione due mesi dopo la ripartenza. A che punto è la città, sul fronte del rilancio economico?

‘Siamo purtroppo ad un punto molto difficile per la storia ternana, perché si sono incrociate alcune crisi aziendali, come la Sangemini e la Treofan, sulle quali si addensano nubi nere, in particolare su quest’ultima, perché rischia di chiudere l’intero comparto del settore chimico. Poi c’è la vicenda dell’Ast: in questo caso non parliamo di crisi, perché i numeri dicono che l’azienda sta bene. Però è un’azienda in vendita o comunque alla ricerca di un partner industriale e questo comunque crea un clima di incertezza in quello che da sempre è il principale polmone economico cittadino. A tutto questo si sono aggiunte le incertezze dovute alla chiusura per il Covid-19 e alla successiva ripartenza. Ci sono settori come le piccole aziende ed il commercio che sono ripartite lentamente dopo una chiusura senza compensazione delle perdite subite. Nonostante questo e, senza dimenticarlo, abbiamo però il dovere di guardare avanti, dobbiamo reagire. Come amministrazione comunale abbiamo messo qualcosa in campo, sul fronte delle agevolazioni nelle tariffe ed abbiamo fatto ripartire quello che era possibile il prima possibile. Ma è chiaro che non basta. Certamente va ripensata una nuova idea di città’.

In tanti hanno criticato la campagna motivazionale con i manifesti in giro per la città, dicendo che la gente ha bisogno di altro. Ma il fine della campagna era di pensare positivo e non mollare…

‘Esattamente. Non so quanto sia stata efficace, ma non  bisogna lasciarsi scoraggiare. Poi non dimentichiamoci che l’aspetto motivazionale è di per sé stesso un fattore economico: la fiducia è un vettore di sviluppo. Noi abbiamo puntato da un lato sull’orgoglio dicendo ‘La città siamo noi’ e nel contempo volevamo dire che la città ha tante cose che può fare per rialzarsi e ripartire’.

Terni è una città a vocazione industriale, ma in realtà lo sviluppo economico della città può passare anche da alternative come lo sport, il turismo, la valorizzazione delle tipicità locali…

‘Non parlerei di alternativa, quanto di implementazione. Spero che la città non perda e mantenga la sua vocazione industriale, anche perché altrimenti vuol dire che siamo in guai seri, però certamente bisogna lavorare – e lo stiamo facendo – per accrescere le possibilità di sviluppo economico; costruire qualcosa che vada in altre direzioni per fare in modo che se un settore va in crisi, l’altro compensi e faccia da traino. Possiamo intanto rendere la città diversa ed attrattiva, fare in modo che la gente venga a vivere a Terni, creando quindi una domanda interna: per esempio siamo in una posizione geografica di confine con la regione Lazio, che sappiamo scoppia e non è più in grado di ospitare né persone, né servizi. Per proporci in questo senso, bisogna mantenere servizi di alto livello: scuola, sanità, trasporti, infrastrutture, trasformare la questione ambientale in una occasione di sviluppo e ricchezza, mettendo da parte le contrapposizioni. Stiamo cercando in questo senso una interlocuzione col Governo per farci sbloccare alcune risorse. Poi c’è il discorso dell’attrattività sul fronte turistico-sportivo: siamo una città che può ospitare eventi internazionali, ma tutto questo va inserito dentro un sistema. Il palasport sarà una risorsa, ma speriamo in prospettiva anche una pista ciclabile che unisca Marmore e le Gole del Nera e tanto altro. Poi c’è Piediluco, da monitorare, perché abbiamo concorrenti forti’.

In questo dibattito per lo sviluppo alcuni lanciano l’idea di un comune ‘allargato’ alle realtà del comprensorio, attraverso la creazione di una rete ed iniziative congiunte…

‘Una dimensione più ampia aiuta a fare massa critica ed avere potenzialità, ci sono sinergie che possono essere sviluppate con le realtà vicine. Con Narni ci sono già cose in piedi, ma io penso anche alla Valnerina. Terni può essere porta della Valnerina, sia in entrata che in uscita, seguendo lo sviluppo del fiume’.

A proposito delle infrastrutture, torna ciclicamente in ballo la questione della Orte-Civitavecchia, l’eterno cantiere: sarebbe una direttrice fondamentale per lo sviluppo economico della città…

‘Il problema delle infrastrutture è sotto gli occhi di tutti. Si parla molto del raddoppio della Orte-Falconara, ma servirebbe anche l’acquisto di nuovo materiale rotabile, che consentirebbe una velocizzazione dei collegamenti con Roma. Siamo la prima grande città dopo la Capitale, per vicinanza, non si può perdere l’occasione’.

Le piccole e medie imprese sono chiamate ora ad una grande sfida: ripartire di slancio…

‘Serve uno sforzo corale. Per questo sto facendo una serie di incontri con le associazioni di categoria, perché voglio trovare un punto di incontro su alcune linee fondamentali per la ripartenza. C’è necessità di affrontare in maniera unitaria una sfida epocale: l’Italia e Terni non si sono ancora riprese dalla crisi del 2008, che per Terni è cominciata anche prima. La vicenda Covid-19, se non ci presentiamo uniti, può essere deflagrante, al contrario, possiamo fare e vincere battaglie’.

Sostenibilità, resilienza e heritage culturale“ sono i temi del prossimo Forum Economico organizzato da ESG89 a Norcia. Come si inserisce Terni in  questo discorso?

‘Terni può dire la sua nell’ambito di un regionalismo ben orientato, perché ha le capacità di resilienza uniche. Dobbiamo essere in grado, noi istituzioni e non solo, a fare in modo che tutto questo declini positivamente. La scelta di Norcia è significativa perché è una città che queste tre caratteristiche ha dovuto per forza metterle in campo: dobbiamo creare un modello di città che vada in questa direzione. La sfida è stimolante, perché Terni ha caratteristiche uniche, ma non facili da fondere: siamo la città dell’acciaio e dell’amore, dell’acqua e dello sport, di San Valentino e di 136 anni di industria. Ci sono dei punti che si toccano, serve una rete’.

Si aspetta qualcosa dal Recovery Fund per Terni?

‘Mi aspetto  qualunque cosa possa aiutarci, senza mettere a repentaglio la sovranità nazionale e le politiche economiche future. Di sicuro mi aspetto un aiuto concreto per i comuni, sui quali sono state scaricate tante responsabilità in questo periodo di emergenza, con una progressiva riduzione di risorse. Se aiutano noi, aiutano tutta l’Italia’.

di Emanuele Lombardini

 

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