mer 28 gen 2026

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Le imprese alla sfida della formazione: "Intelligenza artificiale cambierà la vita quotidiana"

A Roma l’Innovation Training Summit 2024, l’evento nazionale B2B per il settore della formazione, progettato per imparare e crescere, favorendo discussioni e networking. Alta la propensione ad innovazione e cambiamento fra le imprese, ma c'è un gap importante fra Nord e Sud

Più di 190 relatori e 1500 partecipanti, 4 workshop tematici per discutere sul futuro della formazione, un’area Expo in cui puoi scoprire le aziende del settore, e poi ancora networking e Startup Showcase per scoprendo nuove tecnologie.

A Roma si svolge I’Innovation Training Summit 2024, l’evento nazionale B2B per il settore della formazione, progettato per imparare e crescere, favorendo discussioni e networking.

Il Summit riunisce tutti coloro che operano nel settore della formazione: istituzioni (ministeri, assessorati regionali, fondi interprofessionali); aziende (HR, learning & development, associazioni, fondazioni); formatori (enti formativi, ITS Academy, università) e fornitori (startup, società di consulenza, studi, agenzie per il Lavoro).

L’evento è organizzato da Ecosistema Formazione Italia (EFI), la rete per gli appassionati ed esperti del mondo della formazione e per tutti coloro che lo supportano e vi contribuiscono.

Ad aprire l'evento il saluto del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha parlato dell’importanza del cambiamento e della formazione continua: “Stiamo vivendo un momento in cui la velocità del cambiamento, anche dovuta al cambiamento climatico, è tale che l’adeguamento delle conoscenze deve essere continuo sotto il fronte dei giovani ma investe anche la capacità delle aziende di riprofessionalizzare continuamente le proprie maestranze, perché il lavoro di oggi è molto diverso da quello di 10 anni fa ma anche il lavoro del prossimo anno sarà diverso da quello di quest’anno”.

Il fil rouge delle due giornate corre infatti ‘tra sfide epocali e opportunità di cambiamento, tra difficoltà da superare e slanci futuristici verso soluzioni innovative’, spiegano gli organizzatori.

‘Questo è il primo anno che si svolge l’Innovation Training Summit, ma è l’intero settore che non ha mai fatto un evento di queste dimensioni con così tanti speaker e partecipanti’, ha spiegato Kevin Giorgis, presidente di EFI.

Il Summit è trasparenza, varietà, collaborazione, innovazione, sostenibilità - ha aggiunto Stefano Marchese, vice presidente di Ecosistema Formazione Italia (EFI) - vuole portare il meglio dell’internazionalità e del locale.

Questo è il segnale che vogliamo dare mettendo a concerto pubblico e privato, istituzioni, aziende e professionisti e facendoli collaborare tra loro’.

In apertura anche il saluto di Giuseppe Schiboni, assessore Lavoro, Università, Scuola, Formazione, Ricerca della Regione Lazio, e un messaggio del sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Poi, spazio ai contenuti su Intelligenza artificiale e digitalizzazione.

La formazione cambierà il mondo del lavoro

Secondo Ipsos, il 66 percento delle persone intervistate crede che la propria vita quotidiana cambierà profondamente nei prossimi 3-5 anni a causa di prodotti e i servizi che utilizzano l’Intelligenza Artificiale e ben l’87 percento ritiene che l’Intelligenza Artificiale trasformerà significativamente il modo in cui funziona l’azienda in cui opera.

Ed è proprio nel mondo del lavoro in cui vengono espressi i timori più significativi, mentre nel campo della formazione il 43 percento si dice propenso ad intraprendere nei prossimi mesi un percorso di formazione per acquisire le competenze necessarie in ambito digitale e in particolare nella gestione delle applicazioni di AI contro un 36 percento non favorevole (un 23 percento non sa).

In questo contesto si inseriscono le analisi che emergono dai dati INAPP, che all’Innovation Training Summit presenta una panoramica aggiornata sul tema delle competenze per lo sviluppo personale e professionale, delle opportunità e delle sfide per i sistemi di formazione, che evidenza l’importanza cruciale delle competenze nell’affrontare le sfide globali, come crisi economiche e cambiamenti ambientali, per promuovere uno sviluppo equo e sostenibile.

In Italia, la quota di imprese con almeno 6 addetti che ha investito nel 2021 nell’aggiornamento e nello sviluppo delle conoscenze del proprio personale è stata pari al 60,3 percento.

È quanto risulta dalla IV edizione dell’Indagine INDACO-Imprese (rilevazione campionaria svolta da INAPP che ha coinvolto oltre 20mila aziende) che conferma come la propensione a realizzare interventi formativi cresca all’aumentare della dimensione aziendale e sia tendenzialmente più ridotta nelle regioni meridionali e insulari.

Il tasso di incidenza delle imprese formatrici (sul totale delle imprese italiane) è infatti pari al 50,2 percento fra le microimprese e sale al 66 percento fra le piccole imprese, all’83,4 percento fra le medie fino al 92,8 fra le grandi imprese.

Il divario territoriale Nord-Sud rimane importante con circa 10 punti percentuali. Migliora notevolmente il posizionamento dell’Italia nella formazione continua delle imprese, pur posizionandosi a livello intermedio e non arrivando alle eccellenze dei paesi scandinavi.

In Europa l’Italia occupava nel 2020 la quindicesima posizione per la percentuale di imprese con 10 addetti e oltre che forniscono formazione ai propri dipendenti, con un valore del 68,9% (in un range che va dal 17,5 percento della Romania al 96,8 della Lettonia) e con un guadagno di ben sette posizioni rispetto a cinque anni prima: nel ranking Ue l’Italia occupava infatti la ventiduesima posizione nel 2015 (60,2), la diciottesima nel 2010 (55,6) e la venticinquesima nel 2005 (32,2).

L'importanza di investire nella formazione

L’importanza dell’investimento in formazione per le aziende è confermata dal fatto che la formazione e la valorizzazione del capitale umano rappresentano l’asset intangibile maggiormente diffuso fra le imprese italiane con almeno 20 addetti (57,8).

Una delle principali sfide per la formazione continua, prevista anche nel Pnrr consiste nel favorire la transizione digitale delle imprese. Il 24 percento delle imprese con almeno 10 addetti ha adottato nel 2021 tecnologie abilitanti 4.0 per la digitalizzazione e l’automazione.

La quota di imprese che ha introdotto tali tecnologie aumenta al crescere della classe di addetti, passando dal 20,9% delle piccole imprese al 59 percento delle grandi.

Tra le diverse tipologie di tecnologie, la più comunemente introdotta è la cyber security, seguita dalle soluzioni cloud e dall’uso dei Big data analytics. Meno presenti sono l’Internet delle cose, la simulazione tra macchine interconnesse, l’integrazione orizzontale e verticale, l’advanced manufacturing solution, le stampanti 3D e, soprattutto, la realtà aumentata.

Tra le imprese che hanno intrapreso azioni per acquisire competenze specifiche, al fine di sfruttare al meglio le tecnologie abilitanti 4.0 introdotte, la maggior parte ha deciso di formare i propri lavoratori per adeguare le loro competenze (80,3 percento), mentre meno di una su cinque (17) ha assunto nuove risorse già in possesso delle competenze necessarie.

La maggior parte delle imprese che ha svolto attività formative ha organizzato corsi interni di formazione (62,8), in presenza o in modalità online sincrona, il 44 percento ha invece svolto corsi esterni.

Per l’organizzazione di tali attività formative finalizzate a sfruttare al meglio le tecnologie abilitanti 4.0, la maggior parte delle imprese ha utilizzato prevalentemente risorse proprie.

Le aziende che si sono avvalse del sostegno pubblico hanno utilizzato soprattutto il Credito d’imposta 4.0 (65,4) o risorse provenienti dai Fondi paritetici interprofessionali (40,2).

A 30 anni dall’avvio, il sistema della Formazione Continua ha raggiunto una apprezzabile dimensione quantitativa, in termini di investimenti pubblici e privati mobilitati, con un quadro di misure di sostegno molto articolato: intervento regionale (FSE), parti sociali (Fondi paritetici interprofessionali), crescita competitività aziendale (Credito d’imposta formazione 4.0), contrasto della crisi (Fondo nuove competenze), rafforzamento competenze adulti (GOL).

Oltre ai Fondi paritetici interprofessionali: 750 mila imprese aderenti per 9,8 milioni dipendenti e dal 2018 al 2022 2.041 milioni di euro impegnati attraverso la pubblicazione di avvisi pubblici; il programma GOL con 3 milioni di beneficiari entro il 2025 (donne, disoccupati di lunga durata, disabili, under 30, over 55), 800 mila da formare (300 mila per competenze digitali).

Per realizzare gli interventi previsti, le Regioni e le Province autonome hanno emesso nel 2022 avvisi di attuazione stanziando poco più di 855 milioni di euro. I partecipanti al Programma GOL nel 2022 sono stati complessivamente oltre 700 mila.

Redazione Cuoreeconomico
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