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21/07/2020

Loquenzi:’La resilienza insieme alla sostenibilità e all’eredità culturale gettano le basi, più che per una semplice ripartenza, per un vero rinascimento’

Nel titolo del forum Norcia 2020 si trovano tre parole chiave: sostenibilità, resilienza e heritage culturale. Sono tre concetti fondamentali in questi nostri tempi ma uno mi ha incuriosito e fatto riflettere, ed è la parola resilienza. Non è da molto tempo che il concetto di resilienza è entrato nell’uso comune, per descrivere fenomeni psicologici e sociali. A lungo il vocabolo è stato confinato in un ambito tecnico, legato essenzialmente alla scienza dei materiali. Lo testimonia il vocabolario Treccani che come prima accezione registra: “resilienza, nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto.

Si parla di valore di resilienza e l'inverso è l’indice di fragilità. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale”.  Solo in terza posizione si trova l’accezione psicologica, cioè “la capacità di reagire di fronte a traumi e difficoltà”. Si tratta di uno sconfinamento piuttosto recente, viene infatti fatto risalire agli studi del neuropsichiatra francese Boris Cyrulnik, intorno agli anni 2000, che aveva usato il concetto di resilienza per descrivere la maggiore capacità di recupero psicologico dei bambini con un buon rapporto madre-figlio.

La spinta definitiva l’ha data però la lingua inglese che usava resilience o resiliency in questa accezione allargata molto prima delle lingue di origine latina. Molte delle cronache legate per esempio alla devastazione dell’uragano Sandy nel 2012 usavano questo termine quando descrivevano la capacità delle popolazioni colpite di riprendersi e ripartire con nuovo slancio. Da quel momento il viaggio della parola resilienza attraverso molte altre lingue del mondo è stato inarrestabile. Sono andato a cercare però la sua prima registrazione nella lingua italiana e l’ho trovata su un vocabolario del 1745, pubblicato a Venezia, dal titolo “Voci italiane d'autori approvati dalla Crusca nel vocabolario d'essa non registrate con altre molte appartenenti per lo più ad arti e scienze che ci sono somministrate similmente da buoni autori”.

Resilienza si trova tra “residuario” e “resinifero”, con questa definizione “termine de’ filosofi: regresso o ritorno di un corpo che percuote un altro”.  Mi ha fatto pensare a quanto è stata percossa la città di Norcia, dal terremoto prima, dalla pandemia poi e quanto abbia bisogno di un “ritorno”, di un ribalzo. Qualcosa che contenga l’energia necessaria, non solo a recuperare lo stato precedente al trauma, ma implichi una sorta di urto creativo. E qui la resilienza ritrova la triade iniziale, perché è insieme a sostenibilità ed eredità culturale che si gettano le basi, più che per una semplice ripartenza, per un rinascimento.

Pensiero di Giancarlo Loquenzi

#Norcia2020

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